09/24/2021
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Cinzia Tani: bene e male, luce e oscurità

di Marisa Iacopino –

Sono i geni a formare e influenzare un individuo o i fattori socio-ambientali? E’ l’interrogativo su cui ci invita a riflettere l’ultimo appassionante libro di Cinzia Tani.
“Angeli e Carnefici”, uscito per Rizzoli, è la biografia puntuale di undici coppie di donne attraverso cui la scrittrice indaga il percorso compiuto da ciascuna verso il bene o verso il male.

Sono i geni a formare e influenzare un individuo, o i fattori socio-ambientali? E’ l’interrogativo su cui ci invita a riflettere l’ultimo appassionante libro di Cinzia Tani.
“Angeli e Carnefici”, uscito per Rizzoli, è la biografia puntuale di undici coppie di donne attraverso cui la scrittrice indaga il percorso compiuto da ciascuna verso il bene o verso il male.
Ogni coppia ha un elemento di partenza in comune, le protagoniste sono nate nello stesso anno, ma ciò che le contrappone è aver camminato l’una verso la luce, dando vita alla storia di un angelo, l’altra aver inseguito l’oscurità, divenendo una spietata carnefice.
Abbiamo chiesto all’autrice di raccontarci questa nuova avventura.
“Sappiamo dagli studi su questo argomento che a formare il nostro carattere sono i geni e l’ambiente in proporzione uguale, anche se oggi l’epigenetica ci dice che le esperienze possono modificare il cervello senza cambiare il DNA. Le donne di cui racconto la vita sono dunque influenzate sia dalla genetica che dall’ambiente in cui nascono e crescono”.
Tu sostieni che il filo conduttore che lega le donne ‘angeli’ è di possedere talento. Cosa si può dire delle donne ‘carnefici’?
“Le donne carnefici sono nate senza talento, se avevano delle passioni sono state spesso soffocate dai genitori. Non hanno avuto un aiuto, un compagno, una fede, un ideale come sostegno, mentre i maltrattamenti subiti hanno sviluppato in molte di loro una forte rabbia. Non tutte però hanno avuto un’infanzia infelice, come la bugiarda e affascinante Louise Peete, per la quale si suicidano quattro mariti, che uccideva per soddisfare i suoi capricci, o l’adolescente Violette Nozière che aveva deciso di eliminare i genitori per ereditare e spassarsela con l’amante”.
Colpisce tra le carnefici il fatto che siano tutte avvelenatrici…
“Consideriamo che nel passato gran parte delle donne assassine usava l’arsenico che si poteva trovare facilmente in farmacia, è incolore e inodore. Alcune uccidendo volevano sentirsi potenti, altre avevano sicuramente problemi psicologici dovuti a traumi infantili, a genitori problematici, a desideri frustrati”.
Secondo le tue ricerche, sono ugualmente emancipate le donne angeli e le donne carnefici?
“Sono sicuramente donne forti. Gli angeli basano la loro forza sulla passione: per l’arte come Tina Modotti, per la danza come Isadora Duncan, per la scienza come Rosalind Franklin, per la politica come Dolore Ibarruri, Rosa Luxemburg e altre, per la musica come Billie Holiday, per il cinema come Greta Garbo. Hanno anche loro avuto un’infanzia difficile, con padri assenti o alcolizzati, molte erano povere, Billie Holiday era nera ed emarginata, ma la passione è stata più forte degli ostacoli. Le carnefici anche hanno cercato una strada per affermarsi, ma spesso era la strada sbagliata”.
Qualcuna si è trovata nella zona grigia, lungo la linea sottile che divide il mondo del bene da quello del male?
“Tutte in qualche modo. Il comportamento con i loro compagni era spesso pessimo, Billie Holiday era drogata e alcolizzata, Greta Garbo aveva un carattere impossibile, la pasionaria Dolores Ibarruri si vendica in modo abietto di un giovane uomo che la tradisce. Non esiste un confine netto tra male e bene, ci sono molte sfumature. Edith Thompson, impiccata come assassina, era sicuramente innocente anche se desiderava la morte del marito”.
Chi rappresenta la donna in copertina, volto ambiguo di cui è difficile cogliere l’essenza?
“Amo questa copertina, un’immagine inconsueta di Isadora Duncan che fa pensare a entrambe le categorie”.
Qual è la coppia più emblematica delle vite contrapposte?
“Sicuramente è quella composta da Hannah Arendt e Ilse Koch. Come le altre coppie sono nate nello stesso anno ma hanno in comune anche il paese: la Germania. La vita di Hannah è stata condizionata dall’essere ebrea, per questo durante il nazismo è dovuta fuggire. E’ stata una grande filosofa e ha scritto il celebre ‘La banalità del male’ dopo aver assistito a Gerusalemme al processo contro Heichmann. Proprio la banalità del male che ci porta a Ilse Koch, ragazza bella e superficiale, affascinata dalle SS. Sposa Karl Koch, comandante di Buchenwald e, pur dedicandosi alla famiglia, compie orrori inimmaginabili con i prigionieri del lager. Arriva al punto da usare i loro tatuaggi per farne paralumi”.
Le ventidue donne sono nate dal 1871 al 1920. Possiamo sperare di leggere ancora di figure femminili nate successivamente?
“Non è stato facile trovare le coppie giuste. Cercavo donne eccezionali molto conosciute che condividessero con donne criminali l’anno di nascita. Naturalmente la vita di entrambe doveva essere affascinante ed era necessario trovare un gran numero di libri, biografie, lettere, confessioni per raccontarle. Così la scelta è caduta su queste undici coppie. L’arco temporale deriva dal fatto che nelle biografie narro la vita completa delle donne, quindi devono essere morte. Proprio per questo non ci sarà un seguito. Anche perché non trovo nella nostra epoca personaggi eccezionali come quelli che ho incluso nel libro, eccezionali nel bene e nel male”.

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