11/29/2021
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Ciro Poppella: Dal 1920 storia, tradizione e passione

di Simone Pacifici –

Da panificio a pasticceria, passando per il tarallificio, fino alla creazione dei mitici “Fiocchi di neve”. Storia di una famiglia e di un dolce che ha riportato una nuova luce nel Rione Sanità e strizza l’occhio alla Capitale.

Siamo a Napoli, Rione Sanità, il quartiere che ha dato i natali ad Antonio de Curtis in arte Totò. Un quartiere difficile, che ha conosciuto il degrado e la povertà ma pieno di storia e cultura in ogni angolo ed oggi alla ricerca di una nuova vita anche grazie ai “fiocchi di neve”. Ciro è il nipote di Raffaele e Giuseppina (da cui deriva il nome d’arte Poppella, Papele e Puppnella) i fondatori del panificio nel 1920 diventato anche tarallificio nel 1960 con il padre Salvatore. Nel 2005 è Ciro a prendere in mano le redini dell’azienda ampliando la proposta anche alla pasticceria tradizionale napoletana. Ed è proprio qui, in via Arena della Sanità, sotto il famoso testo di Napul’è di Pino Daniele, davanti la sua pasticceria che ci aspetta il creatore dei mitici “Fiocchi”!
Ciro, quando e perché nascono i “fiocchi di neve”?
“I fiocchi di neve nascono nel 2010. Sono nati da tanti sacrifici perché il nostro quartiere non era quello di adesso, era un quartiere povero, abbandonato e solo i suoi abitanti venivano a comprare i dolci e neanche tutti i giorni. Volevamo fare una cosa diversa spinti quasi dalla disperazione, ho fatto tanti dolci ed il fiocco era quello che serviva, un dolce buono ed economico”.
Ti aspettavi questo enorme successo e che diventassero il simbolo della pasticceria Poppella?
“Proprio questa mattina ne parlavo con un amico. Non mi aspettavo questo successo, non mi aspettavo che il mio nome diventasse un marchio, non mi aspettavo nulla! All’inizio di tutto questo chiedevo spesso a mia moglie: ‘E’ vero o stiamo sognando?’ e lei mi rispondeva: ‘No, questi sono tutti i tuoi sacrifici, tutte le opere di bene fatte con il cuore, senza mai un ritorno!’. Poi nel 2015, all’improvviso, mi sono ritrovato ad avere da 3 dipendenti fino a 30 e più! E’ stato difficile mantenerli uniti, creare una squadra. Ho dovuto fare tanti cambiamenti, cambiare collaboratori. In pochissimo tempo ho dovuto fare quello che si fa solitamente in mesi di lavoro, quindi con tante difficoltà ma ce l’abbiamo fatta e adesso siamo una realtà. Il mio fiocco è stato riconosciuto come un dolce tipico napoletano al pari del babà, della sfogliatella, della pastiera… ed oggi facciamo grandi numeri, ne vendiamo migliaia ogni giorno! “.
Tra gli amanti dei vostri “fiocchi” anche tantissimi personaggi famosi. Ci puoi raccontare qualche aneddoto?
“La mia più grande soddisfazione l’ho ricevuta dal Presidente Mattarella quando è venuto in visita alla Sanità. Mi ha mandato a chiamare, sono andato emozionato pensando solo ad una stretta di mano invece prima di andarsene mi disse: ‘Conosco la tua storia perché me l’hanno raccontata, ma oggi voglio sentirla da te!’, (in passato ho avuto anche cose brutte alle quali mi sono ribellato). Dopo gli ho dato il fiocco in mano, pensando che non l’accettasse, invece l’ha mangiato davanti a me. Quando vengono i suoi collaboratori mando sempre un pacco anche per lui. Un giorno mi è arrivata una lettera che ho letto solo dopo dieci giorni: ‘Grazie per i tuoi dolci. Al nostro Ciro Poppella, il Presidente Mattarella’. Tutta scritta a mano, per me, è stata una soddisfazione enorme. Qui vengono tutte le istituzioni, ti dico la verità sono state loro ad aiutarmi e farmi rimanere qui! Mi vogliono bene tutti, la città, la Sanità, gli altri commercianti. Napoli è bella, ma la Sanità deve avere un passo in più perché c’è molta cultura e storia. Non riesco nemmeno ad andare in vacanza! Tutti cercano Ciro, per andare in ferie devo solo chiudere per qualche giorno”.
Come è andata, invece, con Francesco Totti che ha scelto i tuoi fiocchi per il compleanno della figlia?
“Quando sono andato pensavo fosse una persona difficile da avvicinare, invece ho trovato un altro Ciro, un ragazzo umile con il quale abbiamo parlato di tante cose. Non chiedermi cosa ci siamo detti, ma ti posso dire che è difficile trovare una persona così umile, soprattutto nel calcio. Sono andato personalmente io, nel mezzo della pandemia, perché quando una persona importante chiama è il titolare che deve muoversi. Pensa che mentre giravamo per Roma mi bussavano sul furgone, brandizzato Poppella, perché la gente voleva i fiocchi!”.
Ormai esportate i “fiocchi di neve” in tutta Italia, ristoranti, bar, nelle case… Pensate di continuare su questa linea? O avete in progetto anche nuove aperture magari anche a Roma?
“Durante la pandemia ci ha aiutato tutta l’Italia, abbiamo iniziato una grande distribuzione, anche al nord vogliono i nostri dolci. Siamo arrivati addirittura a Londra e Bruxelles. Aprire nuovi negozi ci sta perché il mio marchio non si deve fermare però dare solo il mio nome non mi piace. Io sono già nonno ma i miei figli sono giovani, quando saranno più maturi allora penseremo a salire più su. A Roma, se tutto va bene, mi piacerebbe aprire in zona Prati così posso prendere sia il turista che il romano. Altri progetti ci sono ma io fino a quando non firmo non parlo, posso dirti però che ci sarà una bella cosa qui alla Sanità, ne riparleremo”.
Il 3 luglio scorso Ciro Scognamillo, in arte Poppella, uomo di grande umanità e generosità, sempre molto attivo nel sociale, viene insignito dell’ambito riconoscimento di Ambasciatore di Napoli per aver dato lustro alle eccellenze napoletane nel mondo.

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