Claudia Campagnola: Profumo di palcoscenico


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Doveva diventare commercialista come suo papà ma poi ha capito che la sua strada sarebbe stata un’altra e ha avuto ragione

di Mara Fux

È attrice e ballerina. Si è diplomata presso la scuola Amici della Danza. Nel 2000 frequenta il corso biennale di formazione per attori professionisti Teatro Azione presso il Teatro dei Cocci a Roma. Da lì è stato un susseguirsi di esperienze importanti sul palcoscenico con grandi soddisfazioni e apprezzamenti da parte del pubblico.

Non c’è stagione teatrale che non riporti il tuo nome su almeno un paio di locandine: a quando risale il tuo primo spettacolo? 

“Il primo spettacolo, quello in cui ho avuto il primo contratto che mi ha permesso di iscrivermi all’Enpals, (ricordo ancora l’emozione di ricevere un numerino magico che mi inseriva nel mondo del lavoro nel settore dello spettacolo ) è stato ‘Lungo viaggio verso la notte’ di E O’Neill per la regia di Venetucci, facevo la giovane cameriera e la mia battuta era ‘Signori, il pranzo è servito’ in chiusura del primo atto… e forse oltre a darmi l’opportunità di iniziare a lavorare con B. Alessandro, E. Carta, M. Romano ed Ennio Coltorti, davvero mi ha portato bene pronunciare quella battuta magica”.

Diventare attrice era il tuo sogno da bambina o un progetto che ha preso piede successivamente? 

“Fino ai 16 ho desiderato fare il lavoro di mio papà, la commercialista poi ho capito che la mia strada era da un’altra parte; studiavo già danza moderna ed ho iniziato una scuola di teatro, la Teatro Azione, anche se mi sono anche iscritta ad Economia Aziendale. Quindi per un po’ di anni mi sono sentita una teatrante ad economia ed una studentessa di economia a scuola di teatro. Anni pieni di impegni, entusiasmi e domande esistenziali; mi sono laureata in Economia ma era ormai troppo tardi: l’amore per il teatro era sbocciato con forza e lo studio di papà l’ho sempre visto da molto lontano. La strada da intraprendere era chiara e mio padre ne è stato molto felice”.

Hai avuto la tenacia e la fortuna di riuscire a far della tua passione la tua professione. Quale era il tuo piano B? 

“Sicuramente lavorare da papà, ci ho anche provato appena laureata ma quando ho rischiato di far morire di infarto una cliente cui avevo calcolato l’importo ICI inserendo il numero dei metri quadrati dell’immobile al posto dei vani e quindi quintuplicando la cifra, ho proprio capito che non faceva per me”.

La parola “teatro” cosa significa per te? 

“E’ un compagno di giochi, un’amante passionale che ti fa godere ma anche arrabbiare, un maestro di vita che ti mette in discussione, ti fa crescere. E’ saper rinunciare alla perfezione, è la dedizione, l’impegno, lo studio, l’abbandono; è il saper fare i conti con il fallimento e con l’errore, è imparare ad amare se stessi, è condividere con gli altri, è vivere e morire insieme: è l’eternità”.

Nonostante tu faccia l’attrice di professione e a parer di pubblico tu sia brava e poliedrica ancora non ti abbiamo vista protagonista né di fiction né di film: mancano forse i cosiddetti “Santi in Paradiso” o semplicemente non è ancora giunta l’occasione giusta?

“Sto lavorando per farmi trovare pronta quando e se arriverà l’occasione giusta. Intanto faccio esperienza in altri ruoli e in progetti indipendenti altrettanto importanti e soddisfacenti, come interpretando Paola Saini nel docufilm ‘Tra le onde nel cielo’ di F. Zarzana, in concorso ai David di Donatello e proiettato a Cannes 2017. In questi giorni sto girandone un altro di Zarzana su Gina Borellini intitolato ‘Vorrei raccontare ai giovani, Gina Borellini un’eredità di tutti’, interpretando proprio Gina”.

Interpreti commedie ma spesso reciti in spettacoli legati alla tradizione romana e romanesca, arricchendo il ruolo con canti popolari. Sei legata alla storia ed alla conservazione dei costumi? 

“Vengo da una famiglia trasteverina, portare avanti la tradizione e le mie origini è un piacevole dovere e un importante onore. L’incontro con il Maestro Paolo Gatti mi ha fatto scoprire tantissimo sulla romanità: tra i tanti pezzi, ‘La Torta uno scioglilingua’ di Gigi Zanazzo tecnicamente molto complesso ma che ogni volta è una sfida, mettersi alla prova mentre la gente ride insieme a te”.

I maestri a cui maggiormente devi la tua preparazione? 

“Credo che moltissimo faccia l’esperienza sul palco, camminare sulle tavole di legno il più possibile; è un mestiere che si affina facendo, provando, sbagliando e riuscendo. Sono tanti i colleghi e gli insegnanti che mi sono stati accanto: ho cercato di rubare con gli occhi dai colleghi più esperti. Indubbiamente l’incontro con Toni Fornari mi ha fatto crescere; l’essere diretta da N. Martelli ha dato un peso importante alla mia preparazione e poi come non pensare a Proietti che ha fatto la supervisione di ‘Non c’è due senza te’ di Toni Fornari”.

Se tu fossi un personaggio classico, chi saresti?  

“Un personaggio di Shakespeare, il Fool del re Lear che ho interpretato accanto a Giuseppe Pambieri e che non smetterei mai di studiare, la luna e il sole insieme, la bellezza dell’autenticità, la fatica e la responsabilità della verità. Una bocca che passa in maniera impercettibile dal sorriso al pianto e dal pianto al sorriso”.

Con quale criteri affronti la lettura di una commedia che ti viene proposta? 

“Sicuramente ricerco una soddisfazione interpretativa, una possibilità di racconto e un modo per mettermi in gioco e sperimentarmi”.

Hai appena terminato al Teatro Golden “Chi mi manca sei tu” al fianco di Marco Morandi; in quali altri spettacoli ti vedremo protagonista durante la stagione? 

“Sarò al Teatro Golden fino al 21 gennaio in ‘Non si butta via niente’ con la regia di Tiziana Foschi e da fine febbraio andrò in tournée con una commedia ‘Tutte a casa’ con Paola Gassman, Paola Tiziana Cruciani e Mirella Mazzeranghi e con la regia di Vanessa Gasbarri”.


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