06/26/2022
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Claudia Crisafio: Attrice di gran cuore e dallo “Sguardo Raro”

di Mara Fux –

Protagonista del palcoscenico e sceneggiatrice, la giovane attrice romana insieme all’amica Serena Bartezzati, da sette anni è alla guida dell’unico festival di cinema europeo che ha per tema le malattie rare ed i disagi ad esse legati

“Uno Sguardo Raro: cinema e malattie rare.” Come nasce questo binomio?

“In effetti è un binomio molto particolare, che nasce davvero per caso, non conoscevo nessuna malattia rara prima. Nel 2013 ho scritto un cortometraggio su una storia che mi aveva molto colpito: una donna giovane con un bimbo piccolo si trova improvvisamente a lottare con la malattia sconosciuta del marito. Nessuno sa darle risposte e lei affronta molte sfide da sola. Alla fine una diagnosi: il marito è affetto dalla Sindrome di Guillain Barré. Oggi fortunatamente stanno bene e il marito è tornato a lavorare, convivendo con la sua malattia rara. La moglie, che mi ha concesso di rappresentare questa storia per la prima volta, l’ho interpretata io stessa nel cortometraggio ‘Io sono qui’, che ha girato nei Festival e vinto dei premi. Nel 2016, facevo delle ricerche per partecipare alla Giornata Mondiale delle malattie rare che ricorre il 28 febbraio e il caso ha voluto che conoscessi Serena Bartezzati. Volevo contribuire con il mio lavoro e fare un evento alla Casa del Cinema mostrare questa storia a più persone possibili, sensibilizzandole sull’argomento. Serena mi ha detto che esistevano pochissimi altri lavori come il mio in quel momento sulle malattie rare e così insieme abbiamo pensato che sarebbe stato bello riunirli in una rassegna cinematografica, mai realizzata prima nel mondo, dal titolo ‘Uno sguardo raro’. Sinceramente non avremmo mai potuto immaginare tutto quello che è successo dopo”.

Nel corso delle varie edizioni, le istituzioni sono state presenti?

“Sì, la Presidenza della Repubblica ci ha sempre donato la sua Medaglia di Merito, ma anche istituzioni come Senato, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regione Lazio, Comune di Roma ci hanno riconosciuto negli anni il loro patrocinio. Poi abbiamo cominciato a vincere dei bandi pubblici con Regione Lazio, Ministero dell’Istruzione e della Cultura per il cinema nelle scuole, con la Fondazione Terzo Pilastro”.

E gli enti o istituti di ricerca?

“Giunti ormai alla VII edizione del Festival, devo dire che abbiamo creato una rete enorme di partners e sostenitori nel mondo della sanità e nel mondo del cinema, ma anche della comunicazione, come per esempio tra gli altri Istituto Superiore di Sanità, Ifo Regina Elena e San Gallicano, Telethon o come Osservatorio Malattie Rare e Pasocial, molto attivi nella comunicazione delle malattie rare e sanità, oppure nel mondo del cinema Roma Lazio Film Commission, Istituto Istruzione Superiore Roberto Rossellini, Unione Esercenti Cinematografici.  Non posso citarli tutti perché sono tanti, ma è davvero un progetto che è cresciuto più veloce di noi!”.

La tematica “malattia rara” suscita timore o attenzione?

“Sì, ancora oggi spaventa parlare di questo, ma le cose stanno cambiando molto velocemente e ne sono felice. La forza di ‘Uno sguardo raro’ è che valorizza le persone e le emozioni e non le malattie, per questo riusciamo a lanciare messaggi importanti, a volte anche trasgressivi o controcorrente, nonostante la difficoltà della tematica. È la magia del cinema che ci aiuta a rompere le barriere dell’indifferenza e dell’invisibilità. E devo dire che l’attenzione sulle malattie rare è davvero cresciuta enormemente rispetto a quando abbiamo fatto la prima rassegna”.

Ritieni che il festival possa essere un volano d’attenzione sulle problematiche dei malati rari?

“Sì il Festival Internazionale di Cinema ‘Uno sguardo raro’, sta dimostrando che la settima arte può mettersi a servizio di un mondo sconosciuto e difficile e arrivare dritto al cuore di un pubblico sempre più ampio, non solo alla comunità dei malati rari e dei loro caregiver. Sono gli stessi pazienti e le loro Associazioni che ci ringraziano e riconoscono il valore di tutto questo, ma anche il pubblico, che ne esce emozionato e cambiato, meravigliato dal fatto che non conosceva ancora questa realtà. E tutto questo poi aiuta indirettamente anche la ricerca e le battaglie dei malati rari”.

Sulla base di quali criteri vengono selezionati i corti in gara?

“La prima scrematura viene fatta da una Giuria tecnica interna all’Organizzazione che seleziona le opere in base alla tematica trattata: malattie rare, disabilità, inclusione, sanità, terzo settore, e alla qualità tecnica del lavoro. Poi arriva la Giuria di Qualità, composta da rappresentanti del mondo dello spettacolo, della sanità e comunicazione, presieduta da Gianmarco Tognazzi. In questi anni abbiamo avuto diversi amici che hanno fatto parte con grande piacere della giuria, tra gli altri Fabrizio Zappi Direttore di Rai Documentari, Maria Amelia Monti, Edoardo Erba, Benedetta De Luca, Stefano Pantano e il caro Renato Scarpa che purtroppo ci ha lasciato da poco. La Giuria può votare solo sulla piattaforma Filmfreeway e ha diverse voci ognuna va da 1 a 10, tra le altre ci sono originalità, cast, regia, sceneggiatura, capacità d’impatto”.

Quante pellicole hanno concorso dalla prima edizione ad oggi?

“Ad oggi più di 3000 cortometraggi da tutto il mondo: Italia, Stati Uniti, Iran, Brasile, Gran Bretagna, Marocco, Francia, Germania, Algeria, Giappone…”.

È  appena uscito il Bando della VII Edizione: qualche novità?

“Il bando è più ricco di opportunità quest’anno. Ho cercato di aumentare le categorie e le possibilità di premio, perché le richieste che ci arrivano sono davvero tante e variegate. Entro il 15 maggio (ultimissima scadenza il 30 giugno) è possibile inviare le opere che rientrano nelle 3 nuove sezioni del Festival: Play, Lab e Patient Advocacy. Play è la sezione dedicata alle migliori opere cinematografiche: cortometraggi italiani, internazionali, di animazione, documentari e lungometraggi; Lab è la sezione dedicata alla Scrittura creativa per il Cinema nonché alla produzione di nuovi prodotti audiovisivi sul tema: si possono inviare racconti brevi o soggetti cinematografici; Patient Advocacy è la nuova sezione aperta a tutte quelle realtà istituzionali, sanitarie, del terzo settore e della comunicazione che investono le loro energie per la sensibilizzazione su temi sociali di interesse pubblico con delle campagne, video o spot.  È la prima volta che apriamo ai film oltre i 40 minuti, perciò ci sarà tanto da fare! Per iscriversi si può andare sul nostro sito www.unosguardoraro.org o direttamente sulla piattaforma del concorso https://filmfreeway.com/Unosguardoraro“.

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