Claudia Gusmano: “Come Erika anche io ho avuto convivenze difficili”


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di Giulia Bertollini

Reduce dal successo in teatro con lo spettacolo “Mozza”, l’abbiamo vista qualche mese fa in tv nei panni di Erika nella seconda stagione della serie tv di successo “L’allieva 2”. Claudia Gusmano è una ragazza determinata che ha deciso di abbandonare la propria terra, la Sicilia, per inseguire il sogno di diventare attrice. E considerando i riscontri di pubblico ottenuti anche grazie alla partecipazione ad altre fiction come “Don Matteo” e “Il segreto dell’acqua” viene da dire che ci aveva visto lungo. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per farci raccontare qualcosa in più sul suo personaggio e per farci svelare altre curiosità che la riguardano.

La seconda serie de “L’allieva” si è confermata campione di ascolti. Qual è stato il segreto di questo successo?

“E’ una serie in cui ci sono degli attori bravissimi che si divertono a fare il loro lavoro. Il divertimento e la passione per il mestiere sono due ingredienti fondamentali. Credo poi che le tematiche affrontate da Alessia Gazzola nei suoi libri abbiano catturato dapprima i lettori e poi i telespettatori attraverso il linguaggio televisivo”.

Cosa ti ha colpito di questa storia?

“Mi sono divertita molto ad interpretare il personaggio di Erika. All’inizio ero terrorizzata perché Erika non si comportava bene nei confronti di Alice. A livello personale, ho imparato a non giudicare il mio personaggio e questo mi ha permesso di prenderlo per mano”.

Avevi già letto i libri della Gazzola?

“Ne avevo letti alcuni. Sono orgogliosa di far parte di questa serie. Il fatto poi che abbia successo rende tutti felici”.

Erika si trova a vivere una situazione di convivenza “dispettosa” assieme a Cordelia e Alice. Ti sei mai trovata a condividere la casa con qualcuno che non sopportavi o viceversa?

“Sì certo. Dopo 15 anni di permanenza a Roma è capitato anche a me. Quando però non mi trovavo bene sono andata via. Non sarei rimasta come Erika che sopporta fin troppo. Ho imparato a volermi bene e quando c’è una cosa che non mi piace provo a chiarirla. Se poi vedo che non riesco, allora vado via. Ognuno poi nella vita attraversa dei momenti in cui non è sempre facile capirsi”.

Come Erika, anche tu a scuola eri una secchiona?

“Ero brava, non andavo male. Stavo molto attenta in classe e avevo buona memoria. Mi bastava ripetere poi a casa ciò che avevo appreso durante le lezioni. Andavo malissimo in inglese e in matematica. Ero davvero negata tanto che a volte chiedevo scusa al professore. Non riuscivo a capire i passaggi fondamentali, figuriamoci i successivi. (ride) Ho sempre avuto ottimi rapporti con i miei insegnanti e di loro conservo un buon ricordo”.

Ti fa più piacere aver vinto il premio al Fringe Festival per lo spettacolo “Mozza” o il successo de “L’allieva”?

“Sono due cose completamente diverse. Il successo de ‘L’allieva’ lo condivido con l’intera squadra di attori. Tutti siamo stati capaci di calibrare le nostre energie rispettando i ruoli degli altri. Per quanto riguarda ‘Mozza’, è un monologo interamente scritto da me. Mi ha regalato immensa soddisfazione perché fino a quel momento ero abituata a gioire per spettacoli confezionati da altri. Il fatto che questo progetto fosse nato dalla mia creatività mi ha dato fiducia nel continuare a fare l’attrice”.

Quanto ha cambiato la tua vita interpretare Franca Viola e volare con lei al Tribeca Festival a New York?

“Ha cambiato molto la mia vita professionale. Fino a quel momento avevo fatto solo teatro ed ero convinta che quello fosse per un attore l’unico mezzo per esprimere la propria personalità. Grazie a Franca Viola ho avuto modo di venire a contatto con delle parti di me che non conoscevo e ho capito che quello che volevo fare era l’attrice. Da piccola mi vergognavo a dire che avrei voluto fare l’attrice. Sai a Marsala, il paese in cui sono nata e cresciuta, il mestiere dell’attore non viene visto di buon occhio ma viene letto come un esibizionismo gratuito. Molte persone ignorano che si possa vivere di questo lavoro”.

Se ti arrivasse una chiamata dal Teatro San Carlo di Napoli o da qualsiasi altro tempio della recitazione e tu dovessi rinunciare ad un film lo faresti?

“Preferirei il cinema perché questo mi permetterebbe di avere ancora maggiori possibilità a livello teatrale. In ogni caso, laddove entrambi i progetti fossero interessanti, cercherei di incastrarli. (ride) Sono del parere che bisogna imparare a scegliere in virtù di quale attore si voglia diventare”.

Per quanto riguarda la tematica purtroppo attuale della violenza sulle donne, secondo te la prevenzione è un problema di strumenti o di cultura?

“Credo che gli strumenti messi a disposizione non siano abbastanza. Innanzitutto dovrebbero essere le donne a far crescere i propri figli con il rispetto degli esseri umani. Quando non ti senti circondata da amore, ma ti senti in pericolo, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Bisognerebbe capire che ci si può aiutare”.

Quale personaggio ti piacerebbe interpretare?

“Il mio sogno si sta già realizzando in quanto il cortometraggio sulla storia di Franca Viola è diventato da poco un lungometraggio per il cinema. Inizierò a girare il film a marzo. Sono contenta in generale quando mi propongono di interpretare un personaggio che abbia alle spalle una storia importante”.

Altri progetti?

“Vorrei riprendere il mio spettacolo ‘Mozza’ e portarlo ancora in giro. Sto facendo intanto dei provini e vedremo cosa succederà”.


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