Claudio Bisio: “La mia ricetta della felicità? Saper ascoltare gli altri”


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È uno dei comici italiani più amati. Dopo aver conquistato la popolarità televisiva, Claudio Bisio ha ottenuto negli ultimi anni un grande successo anche al cinema e in teatro. L’attore ha infatti dimostrato la sua versatilità misurandosi anche in ruoli drammatici.

di Giulia Bertollini

E proprio nel film “Se mi vuoi bene” del regista Fausto Brizzi, uscito lo scorso 17 ottobre, Claudio interpreta Diego, un avvocato di successo preda di una depressione cronica. In questa intervista, Claudio oltre a parlarci del rapporto con i figli ci ha svelato qual è la sua ricetta per la felicità.

Claudio, in questo film interpreti Diego un avvocato di successo che sta attraversando un periodo di forte depressione.

“Mi sono innamorato del personaggio e mentre leggevo ad alta voce il libro di Fausto Brizzi cercavo di immaginarmi ogni scena. Sentivo già quella strada, a dir la verità pericolosa ma affascinante, che si colloca tra risata e commozione. Qualcosa che inseguo anche a teatro, come in Pennac o ne ‘Gli sdraiati’ di Michele Serra. Commuoversi e ridere, è sempre stato il mio mood. Ho fatto anche cose più demenziali e sicuramente continuerò a farle, ma con Fausto ho fatto cinque film e in ‘Ex’ mi diede proprio il ruolo dell’unico personaggio non comico”.

Qual è stata la giornata più bella che hai vissuto negli ultimi anni?

“Anche io, come il personaggio che interpreto, ho una figlia. Ho un ricordo fantastico di alcuni giorni passati insieme quando sono andato a trovarla a sorpresa ad Amsterdam, dove studia da qualche anno. È uno dei ricordi più belli della mia vita”.

Hai un posto in cui ti piace andare a fare quattro chiacchiere?

“Ho la fortuna di avere qualche amico che mi ascolta e viceversa. A Milano ho tre posti del cuore in cui amo andare. Uno si chiama Utopia. E’ un posto in cui oltre a scambiare quattro chiacchiere si può giocare ma anche leggere. Per diversi anni ho frequentato anche il locale Zelig. Durante la settimana, nelle pause delle riprese della trasmissione, ci sfidavamo con gli altri comici ai videogiochi”.

Ormai i social sono diventati i nuovi luoghi di aggregazione.

“Oggi le persone tendono di più a chiudersi in se stesse. I telefonini ci danno l’illusione di essere più connessi mentre invece non lo siamo. Viaggio spesso in treno e vedo la gente fissa sugli schermi di un tablet o di uno smartphone. Più che i luoghi di aggregazione manca secondo me la voglia della gente di stare assieme e di condividere qualcosa. E quando parlo di condivisione non parlo di un post su Facebook”.

Che papà sei? Hai mai influenzato le scelte dei tuoi figli?

“Mi piace fare un passo indietro. So mio malgrado di essere una persona molto ingombrante e a volte mi accorgo che anche i silenzi pesano. I miei figli mi vogliono bene e si affidano molto a me e a mia moglie. A volte forse si preoccupano anche troppo perché non vogliono deluderci. Hanno preso due strade diverse. Mia figlia studia alla facoltà di Scienze Politiche ad Amsterdam mentre mio figlio vorrebbe diventare un grafic designer”.

Si dice spesso che i comici siano malinconici. Lei è un tipo nostalgico?

“No. Mi definisco un dopista nel senso che guardo molto al futuro. Il presente lo vivo ma mi sembra che sfugga perché l’attimo si trasforma subito in passato”.

Chiede o dispensa più consigli?

“Bella domanda. Bisognerebbe chiederlo a chi mi sta accanto. Essendo una persona che chiacchiera molto credo di essere più indicato a dare consigli. Quei pochi consigli che ricevo però sono fondamentali”.

La tua ricetta della felicità.

“Bisognerebbe trovare più tempo per ascoltare dando la precedenza a chi si vuole bene”.


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