11/29/2021
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Claudio Del Falco: figlio d’arte, una vita tra cinema e sport

di Daniele Pacchiarotti –

Sua mamma, Olimpia Cavalli, negli anni ‘50 e ‘60 lavorò con Totò, Vittorio De Sica, Luchino Visconti e Federico Fellini. Da lei ha ereditato l’amore per la recitazione.

Tra le pagine di GP Magazine troviamo l’attore Claudio Del Falco figlio della celebre attrice Olimpia Cavalli, che operò tra gli anni ’50 e ’60 lavorando con grandi maestri quali, Totò, Vittorio De Sica, Luchino Visconti nel “Gattopardo”, in “8 e mezzo” di Fellini e con tanti altri i personaggi illustri della cosiddetta dolcevita.
Sei figlio d’arte, hai intenzionalmente seguito le orme di tua madre?
“È’ stato un caso perché fino a 12 anni non sapevo che mia madre fosse un’attrice famosa ma vedevo sempre attori in casa o nei giri di famiglia, da Franco e Ciccio, Fellini, Vittorio De Sica e altri. Alla fine mio padre mi spiegò che mia madre appunto apparteneva a quel mondo che io sentivo infatti dentro di me da sempre. Tutto nasce da una conseguenza ad una malattia che ho avuto e dalla forza di guarire e mostrarmi al pubblico, reagendo facendo molto sport e riuscire ad apprezzare sempre di più il mio corpo e per una sorta di ‘rivincita’ volli diventare un attore anch’io”.
Hai lavorato con dei grandi nomi come Tinto Brass e Giancarlo Giannini, un bel traguardo…
“Ho dei ricordi meravigliosi e posso dire che Giancarlo Giannini è stato il mio padre artistico e grazie a lui ho percepito, seguendolo, cosa fosse il mondo del cinema. Mentre con Tinto Brass, essendo amico di mia madre, avevo un rapporto idilliaco come fossi un figlio. A differenza di quello che si dice che sia una persona appunto burbera, ho avuto, invece, la fortuna di conoscere il suo lato profondamente umano”.
Hai posato per famose riviste di moda ma anche per riviste come Playman, Playboy. Ti gratifica come lavoro esporti anche in questo lato?
“Dopo tanto sacrificio e allenamento per via della malattia, che ho scoperto presto, fare il modello e finire su testate come Playboy, Playman o giornali di moda, è stato il mio riscatto e anche un modo per non sentirmi sempre schernito. Anzi, per mostrare al mondo che il sacrificio che avevo fatto e investito sul mio corpo mi portavano ad essere non più compatito ma ammirato e questo vale per me molto più dei soldi”.
Da tuo padre hai ricevuto la passione per lo sport e sei soprannominato il “Van Damme” italiano, era nel destino diventare anche campione di Kick Boxing. Quanto sacrificio dietro a tutto questo?
“Mio padre era un ciclista professionista ma i medici erano dubbiosi nel farmi fare tutto questo sport. E per dimostrare a loro che ce la potevo fare, a 14 anni sono diventato titolare di una palestra e ho cominciato con il karate e a gareggiare con i ragazzi di strada. Ci si divertiva tantissimo e in più ho avuto un maestro che mi ha insegnato la disciplina del rispetto e come approcciarsi in questo tipo di arte. Nel 1992, infatti, sono riuscito a diventare campione europeo di Kick Boxing e da questo ho pensato di poter raccontare le arti marziali nei film. Dopo vent’anni sto raccogliendo grandi soddisfazioni e grandi produzioni che fanno film su ciò che sognavo; scelgono sempre me come protagonista, ma quanta fatica e quanto sudore prima di tutto ciò!”.
Gli ultimi film che hai portato a termine sono “The Specials” e soprattutto “Karate Man”, che usciranno a breve nelle sale. Quest’ultimo è davvero la tua storia?
“Ho finito di girare da poco ‘The Specials’, un film totalmente sulle arti marziali dove ho raccolto tutti i campioni mondiali e li ho messi in scena. E’ un film proprio come lo volevo io, espressamente su sulle arti marziali mentre per quanto riguarda ‘Karate Man’ è stato scritto da regista Claudio Fragasso e da sua moglie, che si è ispirata totalmente alla mia vita, alla mia storia, cioè quella di un ragazzo nato con un problema di salute a cui il padre apre una palestra e riesce a trasformare la propria esistenza ,che sarebbe stata piena di fragilità ma che, con lo sforzo e l’allenamento diventa una vita da campione. Il messaggio che lancio in questo film è soprattutto quello di poter riuscire a trasformare le negatività che la vita ci offre nella più totale positività”.
© Foto di Melissa Fusari

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