10/20/2021
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Corrado Ajolfi: “Gli ulivi di Trequanda”

di Mirella Dosi –

Il terzo romanzo del medico prestato alla scrittura nasce durante il lockdown dello scorso anno e racconta l’esperienza vissuta attraverso gli occhi di Costanza,
una bambina di otto anni.

E’ uscito da pochi giorni in tutte le librerie “Gli Ulivi di Trequanda” (Intrecci Edizioni), il nuovo romanzo del cardiologo Corrado Ajolfi in cui la pandemia e le sue conseguenze caratterizzano il futuro fino al 2070. Un libro che nasce come risposta narrativamente creativa e politicamente scorretta alla pandemia in cui siamo ancora profondamente immersi. Lanciando uno sguardo molto oltre le contingenze e ipotizzando uno scenario del tutto futuribile in cui finalmente si troveranno risposte e reazioni a un sistema apparentemente inattaccabile.
La protagonista è Costanza Vannucci la cui vita si divide tra Italia, Svizzera e Cina: rimasta sola dopo la morte dei genitori e dei nonni a causa della pandemia che – dal 2020 per 7 anni ha decimato un terzo della popolazione mondiale – viene accudita dallo zio Kevin, un diciottenne che sacrifica i suoi sogni per consentirle di proseguire gli studi e laurearsi in Scienze Biologiche. In una realtà globale ancora stordita dalle conseguenze a lungo termine del contagio, Costanza conduce delle indagini personali, prima in un laboratorio svizzero e successivamente in Cina, alla ricerca delle radici di quella immane catastrofe e dei suoi drammatici effetti.
Questo è il suo terzo romanzo. Come fa un medico a trovare anche il tempo di scrivere?
“In effetti ho tarpato le ali a un potenziale scrittore, quando ai tempi della maturità classica ho deciso di dedicarmi a una professione scientifica. È stato necessario il pensionamento dall’ospedale, per far riemergere quell’antica passione”.
Come nasce l’idea di questo romanzo?
“A metà dello scorso anno, in piena pandemia, il mio editore Lucia Pasquini mi propose di far parte della silloge di racconti, ‘Racconti dall’appartamento’ – per raccontare l’esperienza del lockdown. Mi venne l’idea di raccontarla attraverso gli occhi di Costanza, una bimba di otto anni molto simile alla mia nipotina Matilde. In seguito mi sono chiesto: perché non continuare a seguire nel tempo la vita di Costanza? È nato così, a poco a poco, l’intreccio che racconta un futuro prossimo e possibile”.
Trequanda è un paesino toscano, ma lei è dell’Emilia Romagna. Che legame ha con quel posto?
“Qualche anno fa ero di passaggio in Val d’Orcia e fui colpito dalla musicalità del nome, Trequanda. Forse per l’assonanza con Samarcanda, l’esoterica città sulla via della seta – che la canzone di Vecchioni ha reso famosa. Già allora pensai che, se mi fosse capitata l’occasione, avrei scritto una storia intitolata ‘Gli ulivi di Trequanda’”.
Il suo romanzo è una risposta creativa e politicamente scorretta alla pandemia. La storia che racconta in quale punto si può collocare: più vicina alla realtà o alla fantasia?
“Ogni scrittore di vicende drammatiche o catastrofiche ha sempre la presunzione di stupire il lettore, forzando la realtà con la fantasia. Avendo scritto il romanzo in contemporanea con gli eventi narrati, mi sono spesso meravigliato di quanto anche la più fervida immaginazione faticasse a eguagliare o superare la realtà”.
Tre motivi per leggere questo libro nonostante la pandemia non sia ancora lontana dalle nostre vite.
“Primo: il romanzo ammicca alle tesi cosiddette complottiste. Cospirazioni, intrighi, misteri, sono ingredienti fondamentali che piacciono ai lettori, perché esorcizzano le loro paure e insicurezze. Secondo: essendo stato scritto da un medico, certi argomenti ostici e noiosi sono stati trattati con semplicità, pur conservando curiosità narrativa e coerenza scientifica. Terzo motivo: la storia lascia in ogni caso un messaggio positivo e di speranza”.

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