07/16/2020
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Covid e animali domestici: Istruzioni per l’uso

di Mara Fux

Se è vero che l’epidemia dilagata ha drammaticamente colpito la nostra vita di umani, non poche sono state le conseguenze che il Covid 19 ha portato nella vita dei nostri piccoli amici domestici. Le numerose “fake” circolate sul web specialmente nella fase iniziale di comunicazione, hanno portato un aumento di abbandoni in quei luoghi dove purtroppo l’informazione sanitaria è più vacillante,  con la conseguenza di un aggravio di lavoro per tutte quelle associazioni ambientaliste e animaliste dislocate oramai nelle nostre regioni. Immagini di cani e gatti a zonzo per strade di città e di campagna in evidente stato di abbandono, hanno riempito per giorni lo schermo dei nostri televisori nonostante gli speakers di tutti i telegiornali smentissero a chiare note la possibilità di contagio attraverso il pelo o la bava dei nostri animaletti. 

“In effetti la confusione è stata molta – spiega Cristina Valeri, Presidente della sezione romana della Leida – specialmente all’inizio quando si è parlato dei mercati vivi molto diffusi nelle comunità orientali, una piaga che ancora la civiltà occidentale non è ancora riuscita a debellare. Si è parlato molto del cosiddetto ‘salto di specie’ con cui il Covid 19 aggredisce l’uomo, senza però spiegare che non è mai esistito e non esiste per l’uomo un contagio attraverso l’animale. Molti hanno avuto paura per ovvia ignoranza di un meccanismo ben noto invece ai medici veterinari, che lo hanno spiegato solo in un secondo momento, quando il rischio di abbandono degli animali è divenuto manifesto”.

Sono stati molti i casi di abbandono in cui Leida ha dovuto intervenire? 

“Fortunatamente no, almeno nel comune di Roma e nella nostra provincia. In altre regioni purtroppo è successo anche se, dai report che abbiamo, è palese che gli italiani amano i loro animali domestici e che gli abbandoni che ci sono stati, son derivati da ignoranza e mancanza di informazione”.

Che tipologia di casi vi si sono presentati? 

“Svariati e tutti diversi tra loro. Dalla telefonata di chi trovandosi in situazione di indigenza non aveva denaro per acquistare il cibo per i propri animali a chi era impossibilitato dalla restrizione a raggiungere i luoghi dove essi si trovavano”.

E come avete agito? 

“Nel caso dei primi facendogli pervenire scatolette o confezioni utilizzando i nostri fondi sociali o anche provvedendo personalmente all’acquisto di quanto loro necessario; nel caso dei secondi fornendogli chiarimenti sulla loro posizione di proprietari d’animale riconosciuti tali a tutti gli effetti di legge, per cui ritenuti responsabili del bene dell’animale stesso. Mi spiego meglio: se una persona possiede in una seconda casa un cavallo o dei cani microchippati dalla Asl, nel caso in cui l’animale stia male o addirittura muoia perché abbandonato a se stesso in quanto non riceve il cibo necessario alla sua sussistenza, il proprietario né è ritenuto penalmente responsabile secondo il reato di maltrattamento”.

Quindi in pratica se non te ne prendi cura, cadi in un reato? 

“Certamente. Però molti non lo sanno e ci hanno chiamato chiedendoci informazioni su come poter fare lo spostamento, pensando di essere impossibilitati a raggiungerlo dalla restrizione. Invece non è così: se hai un cane che ti fa da guardia al magazzino o all’azienda che ha sede fuori dal tuo comune di residenza, hai tutto il diritto di recarti a dargli da mangiare ogni giorno”.

E se l’animale non è microcippato? 

“Allora è l’occasione giusta per metterti in regola con la legge che prevede che tu lo iscriva come proprietario al registro degli animali della tua Asl. Questo vale per tutti gli animali, dal cane alla gallina”.

In quali altri casi siete intervenuti? 

“Ci siamo dati da fare con la nostra rete di volontari quando contattati in urgenza da persone che colpite dal Covid, erano in isolamento preventivo per cui non potevano portare a spasso il loro cane”.

Ce ne sono state molte? 

“Più o meno una trentina”.

E come agivate? 

“Raggiungendole, ovviamente in stato di sicurezza, presso i loro domicili per far fare un giro al loro animale e poi riportarglielo. E questo è stato quello che abbiamo fatto anche nei confronti di molti anziani che essendo la categoria più a rischio, ci hanno contattati chiedendoci aiuto”. 

Come è andata con le numerose colonie feline? 

“Fortunatamente il Comune di Roma ha consentito di dare loro nutrimento attraverso la rete di volontarie che son solite svolgere questo compito. Certo sarebbe stato meglio se avesse anche fornito il cibo come pare che abbia fatto nel caso dei cavalli delle cosiddette Botticelle. Purtroppo così non è stato, si è trattato di un limite o di una svista, chiamiamola così del tutto identica a quella di non aver incluso tra gli alimenti previsti dal Bonus assegnato alle famiglie indigenti, la possibilità di includere tra gli alimenti anche quelli per i propri animali”. 

Nel vostro operato vi siete coordinati con qualche ente? 

“Abbiamo creato una task force con la Protezione Civile con cui siamo stati e siamo in quotidiano contatto da quando lo scorso 16 marzo, la questione animale è stata sollevata, segno che i nostri piccoli amici fanno parte a tutto tondo delle nostre famiglie”.

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