Daniela Morozzi


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La simpatia va in scena.

E’ diventata popolare grazie a “Distretto di Polizia”. Dopo aver lasciato la celebre fiction di Mediaset sta ottenendo grossi consensi a teatro, il suo primo amore

di Fabiola di Giov Angelo

Deve la sua fama alla celebre serie televisiva “Distretto di Polizia”, ma sono stati il talento e la naturale simpatia a rendere Daniela Morozzi un’attrice molto amata, brillante e poliedrica, e una donna adorabilmente complessa, generosa, ricca di interessi.

Fiorentina doc, ha un volto che buca lo schermo e una verve che trafigge il cuore. Ha fatto un grande lavoro in teatro, con la Lega di Improvvisazione Teatrale, una palestra importante per molti artisti. Per anni ha interpretato brillantemente Vittoria Guerra, l’esperta di identikit di “Distretto di Polizia”, ma poi ha deciso che il teatro dovesse tornare ad essere il suo impegno principale, e il palcoscenico, che regala ogni sera emozioni diverse, il luogo dove ristabilire un rapporto creativo con la vita. Nella sua vita non ha mai trascurato il valore della solidarietà, come di recente ha dimostrato nell’ambito della campagna a sostegno dell’AIL, Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma, di cui Daniela è la sorridente testimonial.

Dopo dieci lunghi anni hai deciso di abbandonare la fiction “Distretto di Polizia”. Come mai?

“Si è trattato di un tacito accordo con la produzione perché eravamo arrivati ad un esaurimento di contenuti e non avevamo più nulla da raccontare. ‘Distretto di Polizia’ mi ha dato una grande popolarità e soprattutto è stata una scommessa vinta, considerato il fatto che dieci anni fa eravamo quasi tutti attori sconosciuti e che in poco tempo siamo riusciti ad entrare a far parte della vita degli spettatori. E’ stata una serie che ha avuto una grande esplosione, capace di diventare un esempio per altre fiction. Insomma un prodotto veramente potente”.

Dopo aver lasciato la fiction, hai avuto una perdita d’identità?

“Diciamo che si è trattato di una sorta di smarrimento umano, perché sono molto legata ai miei colleghi di ‘Distretto di Polizia’. Ma è stato giusto così, stavo implodendo dentro quella divisa. Ora mi sono presa un periodo di riflessione, utile per pensare e ristabilire un rapporto creativo con la vita”.

Si è appena concluso lo spettacolo a teatro“Terapia Terapia”, in cui l’attore Gianni Ferreri interpreta, come in “Distretto di Polizia”, la parte di tuo marito. Siete quasi una coppia di fatto…

“Molti pensano che stiamo insieme veramente, in realtà siamo molto amici. Quando siamo a Roma per lavoro condividiamo la stessa casa ormai da dieci anni. Fare questo spettacolo a teatro è stato quasi un gioco. All’inizio quando Roberto Nobile, altro collega in “Distretto di Polizia”, ce lo propose ci è venuto da ridere, ma poi tutto è iniziato e ci siamo entusiasmati. E’ una commedia pulita, autentica, senza doppi sensi, consolatoria”.

Dopo anni di fiction sei tornata al teatro, il tuo primo amore. Pensi che il bravo attore debba lavorare in teatro?

“Se un attore è bravo, lo è sempre, si tratta solo di linguaggi diversi. Io amo molto il teatro e non lo ho mai abbandonato, ma credo che il segreto del bravo attore sia l’autenticità e l’umiltà che mette nelle cose che fa”.

Quali sono i tuoi attori preferiti?

“Meryl Streep mi emoziona tantissimo, trovo sia perfetta in ogni cosa che fa. Tra le più giovani Alba Rohrwacher credo abbia qualcosa da raccontare e poi mi piace moltissimo Toni Servillo”.

Come è nata la tua passione per il teatro? Ho letto di un incontro folgorante con Dario Fo quando avevi 16 anni.

“Ho sempre voluto fare teatro. Eravamo al liceo e facevamo occupazione, venne a tenere una lezione Dario Fo e fece un pezzo di ‘Mistero Buffo’, pensai che era una cosa meravigliosa e ne rimasi folgorata”.

Oltre all’attrice hai mai pensato di fare altro?

“Sono figlia di operai e mi sono presa questa vita a morsi. Per un breve periodo, quando ero molto giovane, ho lavorato come insegnante di sostegno ma non ho mai desiderato fare altro che l’attrice anche quando questo mio mestiere si è dimostrato precario. Per la mia carriera ho seguito il consiglio che mi diede mia madre quando avevo 22 anni di fare sempre ciò che desideravo”.

A che cosa stai lavorando in questo momento?

“Ad un documentario sui testimoni di giustizia, roba seria. E poi tanto teatro, presto a Firenze faremo Riccardo III con Leonardo Brizzi”.

Salutiamoci parlando della tua vita privata. Sei mamma da quattro anni, che esperienza è stata per te?

“Ho deciso di avere un figlio a 40 anni e l’ho voluto fortemente. La gravidanza è stata bella, il dopo parto un periodo duro, il baby blues l’ho provato tutto. Ma è stato meraviglioso, non ci sono stereotipi per descrivere che cosa si prova quando si diventa madre. E’ stato difficile tornare a lavorare e io feci l’errore di tornare molto presto, solo dopo un mese dal parto. Ma ho capito subito che se sei onesta il tuo bambino ti capisce e quando esci di casa per andare a lavorare sa che tornerai. E io torno da lui con un desiderio enorme di stare insieme. Le mamme a volte sono presuntuose, credono che il proprio figlio non possa stare senza di loro, ma i figli vivono di vita propria, hanno solo bisogno di una madre che li ami e sia felice”.

 


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