Daniele Liotti: “Così ho imparato ad amare la montagna”


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Ha sostituito il grande Terence Hill senza farlo rimpiangere. Daniele Liotti è tornato a vestire i panni del capo della forestale Francesco Neri nella quinta stagione della serie tv di successo “Un passo dal cielo”. Una fiction difficile da girare tanto che Daniele si è soffermato anche sull’incidente avvenuto sul set con il cavallo, ridimensionandone però la gravità.

di Giulia Bertollini

Oltre a raccontarci qualcosa in più sul suo personaggio, Daniele ci ha parlato anche del suo rapporto con la natura e con i suoi figli rivelandoci il suo pensiero sul tema politico dell’immigrazione.

Daniele, come evolverà il tuo personaggio?

“Dopo la morte della moglie per mano del Maestro, Francesco Neri si troverà ad affrontare un momento difficile. Cerca di ripartire da zero nonostante sia difficile perché le catene del passato lo tengono avvinghiato. E’ un personaggio complesso che non riesce a dimostrare amore verso se stesso. Francesco è un personaggio molto complesso che in più fa un tentativo di apertura verso il commissario Nappi, con il quale nasce un’amicizia. Si confidano per le difficoltà amorose di entrambi. L’amore con Emma sarà tormentato. Quando ho letto il copione sorridevo perché in una pagina si amavano e in quella successiva si lasciavano. Chissà se il loro amore trionferà”.

La quarta stagione ha avuto molto successo. Hai avvertito il peso della responsabilità dovendo sostituire un attore molto amato come Terence Hill?

“Io, personalmente, non ero preoccupato. Non mi sono messo nei panni dell’attore che dovesse sostituire un beniamino della televisione. L’ho presa un po’ più alla leggera, forse con un po’ di incoscienza. D’altronde, qualche anno fa mi era capitato di fare Il bell’Antonio, in passato interpretato da Marcello Mastroianni. Se mi fossi messo a guardare i paragoni probabilmente avrei avuto tanta tensione e senso di responsabilità. È chiaro, l’aspettativa da parte dei produttori c’era; bisogna ragionare anche in termini di ascolti, ma siamo riusciti anche noi ad ottenere il plauso del pubblico. Ciò è stato motivo di soddisfazione e di rilassamento, per questo mi sono sentito più a mio agio nella quinta stagione, anche perché conoscevo meglio il personaggio”.

Qual è il tuo rapporto con la natura?

“Prima della serie non ero un grande amante della montagna. Non ho mai fatto una settimana bianca né messo ai piedi un paio di sci. Poi, grazie alla fiction, ho conosciuto le Dolomiti. Inizialmente non è stato facile: diverse volte mi è capitato di sentirmi intrappolato nelle montagne, di provare la stessa sensazione di paura e di impotenza di fronte alla forza della natura che ha avuto anche il mio personaggio quando è arrivato in Val Pusteria. E’ stata per me una grande scoperta perché è un elemento di ispirazione e concentrazione”.

In una recente intervista, hai dichiarato di aver rischiato di morire sul set per una caduta da cavallo.

“Mi è capitato di rischiare di cadere perché mentre giravamo il cavallo si è impaurito del drone con cui venivano effettuate le riprese. Sono rimasto attaccato una volta alla criniera, un’altra al sottopancia. Cadere da cavallo non è mai piacevole ma sicuramente non ho rischiato di morire come è stato scritto sui giornali. Avere rispetto della natura significa avere anche rispetto dei cavalli. Ho un bellissimo rapporto con Holly, il cavallo con cui ho girato la serie due anni fa. Se mi accorgevo che era nervoso cercavo di parlargli e di calmarlo”.

Qual è il tuo pensiero sulla politica dell’immigrazione?

“Io aiuterei tutti e cercherei di portarli sulla terraferma dandogli una seconda possibilità. Fuggono da realtà difficili che noi non comprendiamo portandosi addosso paure e traumi che hanno accumulato negli anni. Credo che con la volontà e la giusta regolamentazione sia possibile trovare una soluzione ai flussi migratori”.

Che padre sei?

“Come padre ce la metto tutta. Io ho due figli, Francesco e Beatrice. Fare il padre è un mestiere difficile che mi impegna 24 ore su 24. Ma per me è un’occasione per crescere. E avere avuto i miei figli in età diverse è stato utile alla mia maturazione, ti distrae da te stesso e ti mette continuamente alla prova. L’unico motore della vita è l’amore”.

Prossimi progetti?

“Ho da poco finito di girare una commedia sulla paternità che uscirà nei cinema a gennaio, ‘Un figlio di nome Erasmus’ con Ricky Memphis e Luca e Paolo”.


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