08/12/2020
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Daniele Pecci: Trent’anni di teatro e di applausi

Iniziamo l’intervista con Daniele Pecci in maniera particolare. Gli racconto che in questi giorni sto vedendo una sua fiction Mediaset di qualche anno fa chiamata “Crimini Bianchi”. E così mi dice che quella fiction venne mandata in onda per un paio di puntate per poi essere bloccata perché parlava di casi di malasanità. Quando alcune verità fanno male ci si mette di mezzo qualunque demonio!

di Simone Mori

Daniele è attualmente in tour con Mariangela D’Abbraccio con “Un Tram che si chiama desiderio”.

Quando hai iniziato a recitare?

“Ho deciso di fare questo mestiere quando ero al liceo. Venni folgorato dal teatro e dalla letteratura teatrale specialmente Shakespeare. Ho fatto scuola di teatro e mi sono laureato in Lettere con una tesi sul ‘teatro elisabettiano’, ma già facevo l’attore. Feci dodici-tredici anni di teatro con grandi maestri. Dopodiché ho cominciato a fare molta tv e un po’ di cinema. Adesso sono dodici anni che sono tornato a teatro realizzando molti sogni da attore protagonista, anche se penso di tornare in tv a breve”.

La tv ti aiuta maggiormente da un punto di vista economico?

“È vero. Si guadagna bene. Perché lavori anche più tempo. Se lavori in un seriale di sei puntate giro per almeno cinque mesi e guadagni di più che facendo quaranta-cinquanta repliche teatrali. Onestamente per quanto mi riguarda, però, con la mia attività teatrale ho buonissimi guadagni. La tv serve anche come un ritorno di immagine per il teatro. Uno spettacolo dove c’è un attore forte, che magari proviene da una produzione tv appena andata in onda,vende sicuramente meglio”.

Spesso ci sono gli stessi attori sia al cinema che in tv. Perché?

“Se fai ascolti pazzeschi è normale che si fidino di te. Se la Rai o Mediaset dovessero investire su un grande progetto sceglierebbero una buona visibilità, dunque un attore già conosciuto. Ad esempio al cinema se tu diventi un attore noto, puoi anche fare un flop ma vieni riconfermato per altri film. In tv se il prodotto non va, si rischia di cadere nel dimenticatoio”.

Fai spesso delle letture a teatro molto interessanti. Vuoi parlarcene?

“Lo faccio per divulgare anche conoscenza. Il mio mestiere mi porta l’esigenza di far conoscere agli altri le cose che io imparato. Per me è molto importante fare divulgazione specialmente in questo periodo storico”.

Sei partito in tournée da poco con “Un Tram che si chiama desiderio” con Mariangela D’Abbraccio. Fu anche un grande film con attori come Marlon Brando e Vivien Leigh. Ti spaventa la cosa?

“La potenza teatrale di quest’opera è più forte del film come spesso accade. Alla fine è un grande classico del teatro del ‘900. Il film rimane un cult, ma nessun paragone e nessuna pressione”.

“Orgoglio”, la fiction che ti ha dato la massima notorietà. Tre stagioni, ascolti altissimi, cast impressionante. Che ricordi hai?

“Ho un ricordo magico. Avevo già fatto il ‘Bello delle Donne’ ma non ero il protagonista. Lì ero il protagonista, un’emozione fortissima con attori che da quella fiction hanno ottenuto poi tanto successo. È stato il ritorno al grande sceneggiato in costume. Forse l’unico perché mi sembra che poi con quel tipo di produzione abbiano smesso. Fu un momento di grande bellezza nella mia vita lavorativa e anche di coralità”.

Sei uomo dai grandi ascolti. Tutte le tue fiction hanno sempre avuto share alti. Porti anche fortuna…

“Insomma, non mi posso lamentare. Credo di aver superato almeno i cento episodi tra le varie fiction è quasi tutte sono andate molto bene. Mi sono preso il lusso di fare le cose che mi piacevano. Diciamo che ho scelto. Ho avuto questa fortuna. Mi sono poi state proposte altre cose, ma non le ho accettato. Il cinema lo metto da parte in attesa del grande film anche se ho già lavorato con registi straordinari. Un bel film ti immortalare sempre. Se accadrà ne sarò felice ma nel frattempo faccio quello che amo. Infatti lo scorso 16 ottobre ho festeggiato i 30 anni di teatro”.

Ti piacerebbe fare il regista, almeno per una volta?

“L’ho fatto già diverse volte è con inaspettate soddisfazioni e lo farò ancora. Avendo grande dimestichezza con il teatro inglese, adatto traduco e metto in scena qualcosa. Poi amando tanto i grandi classici, preferisco sempre Sofocle a Daniele Pecci”.

Un consiglio di Daniele Pecci per chi vuole fare l’attore?

“Innanzitutto la carriera dell’attore è fatta di grandi picchi ma anche di momenti di disperazione. Bisogna lavorare e studiare. Metterci passione perché si si è attratti da questo mestiere lo si fa naturalmente. Poi secondo me, chi vuole fare l’attore non ha bisogno di tanti suggerimenti”.

Info spettacolo “Un Tram che si chiama desiderio”

https://daniele-pecci.blogspot.com/2019/10/blog-post_33.html?m=1

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