05/31/2020
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Daniele Silvestri: “Le mie canzoni sono lo specchio di ciò che vedo”

Con il brano “Argentovivo” ha portato assieme al rapper Rancore sul palco di Sanremo 2019 una generazione di giovani disillusi.

di Giulia Bertollini

Un brano che continua a registrare un grande successo tanto da aver vinto nelle scorse settimane anche il Premio Tenco. Stiamo parlando di Daniele Silvestri che per festeggiare i 25 anni di carriera qualche mese fa è partito con il suo tour “La terra dal vivo sotto i piedi”. Un anniversario importante che lo ha spinto a realizzare una scenografia di notevole impatto visivo che non prevede un palco ma una collinetta di terra al centro. In questa intervista, realizzata a margine della premiazione del Roma Videoclip, Daniele ci ha raccontato la sua ultima “follia”.

Daniele, al Roma Videoclip sei stato premiato per il videoclip “Scusate se non piango”.

“E’ stata una grande scommessa e insieme a me hanno vinto anche coloro che hanno partecipato al videoclip. Un cast geniale di attori che ci hanno messo tanta passione e che sono stati accomunati dalla voglia di sognare ancora, a prescindere da qualsiasi cifra. Li ho riuniti ad Angelo Mai, uno di quei luoghi che nascono un po’ per fortuna e un po’ per testardaggine in cui si fa cultura. Questa canzone racconta la storia travagliata che ha vissuto quello spazio e lo fa in modo catartico e liberatorio”.

Hai scritto tante colonne sonore. Immagino che scrivere per il cinema sia stata un’esperienza stimolante.

“Ti confesso una cosa. Scrivere per il cinema è sicuramente diverso però quando lavoro per un disco cerco di ragionare come se stessi scrivendo la sceneggiatura di un film. Mi aiuta di più”.

Come è successo ad alcuni tuoi colleghi, hai mai pensato di metterti in gioco nella recitazione?

“Mi è anche capitato in un cameo in cui interpretavo me stesso. Non penso di essere portato per la recitazione. Potrei pensare di scrivere qualcosa per il cinema ma non ho mai creduto nella mia bravura come attore. Ogni volta che mi rivedo in qualche scena di un videoclip mi faccio anche schifo. Pertanto, direi che non c’è rischio”.

Ci parli del tuo tour che a livello scenografico rappresenta una novità?

“Sono partito dall’idea di mettere al centro del palco un mucchietto di terra. Poi questo cumulo si è trasformato in una collinetta. Volevo sfruttare l’occasione di avere un luogo come il palazzetto che fondamentalmente è un contenitore vuoto per realizzare questa follia. Partendo dal fatto che l’album si intitola ‘La terra sotto i piedi’ ho voluto un palco che richiamasse le radici. E’ stata una scommessa. Raramente ricordo di essere stato orgoglioso come questa volta”.

Hai da poco festeggiato 25 anni di carriera. C’è un ricordo a cui sei più legato?

“Ce ne sono tantissimi. Non mi scorderò mai però il momento in cui sono salito a cantare sul palco del lungomare dell’Havana a Cuba davanti a 40.000 cubani che non avevano la più pallida idea di chi fossi. Riuscii a farli ballare e per me fu una grandissima soddisfazione professionale”.

Qual è il ruolo degli artisti in un momento in cui non ci si fida più della politica?

“Non devono essere per forza gli artisti a sostituire i politici però possiamo a volte ricordare loro qualcosa. Gli artisti devono anche saper regalare sogni ed evasione. Personalmente tendo a guardare al mondo con uno sguardo critico e attraverso le mie canzoni racconto ciò che vedo”.

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Roberto Farnesi: “

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