03/07/2021
HomeCulturaDanilo Catalani: “Gli imperseguibili” una divertente idea

Danilo Catalani: “Gli imperseguibili” una divertente idea

di Mara Fux –

Classe 1970, rugbysta con una laurea in Scienze Politiche e vigile urbano di professione, lo scrittore di matrice fiuggina ci racconta di sé e dello strepitoso successo del suo romanzo vincitore del Premio Narrativa Indipendente e del Premio Letterario Nazionale Città di Ladispoli 2020.

Quando nasce la tua passione per la scrittura?
“Nel 2004, a seguito di un torneo che mi ha condotto in Spagna per una riunione di vecchi giocatori di Civitavecchia, evento che, al di là del susseguirsi continuo di partite ha fatto sì che per quattro giorni consecutivi, ha permesso di rispolverare partite del passato riscoprendo aneddoti e mete. Devi pensare al giocatore di rugby un po’ come a un pescatore: ognuno ti racconta di aver preso il pesce alla sua maniera per cui, traslando l’esempio al campo di gioco, ciascuno raccontava di una stessa meta diventando protagonista del punto narrandolo dalla propria posizione per cui quello stesso punto, segnato di base da uno, diventava il punto segnato da tutti. Un fatto che trovavo alquanto divertente ma che al rientro mi ha lasciato un certo senso di vuoto e insoddisfazione perché in qualche maniera mi faceva rendere conto che non si capiva come effettivamente fossero andate lo cose e anche che nel giro dei successivi dieci, venti anni, tutte quelle storie sarebbero andate perse perché nessuno ne avrebbe più avuto memoria”.
Allora ci hai pensato tu.
“Esattamente. Ho pensato di scrivere una storia sportiva di una memoria senza successi, una raccolta di aneddoti; ho iniziato a fare interviste, raccogliere vecchi articoli di giornale, ho scartabellato i registri arbitrali della Federazione e dopo sei anni ne ho tratto un tomo di 240 pagine completamente autofinanziato che ho intitolato ‘Il rugby è un’altra cosa’”.
Quindi un’opera prettamente di genere sportivo. Poi però hai proseguito in altra direzione.
“Si con breve trattato umoristico intitolato ‘Riflessioni semiserie di un padre ritroso’ uscito sempre nel 2010, anno in cui peraltro nasceva mio figlio, e che è divenuto anche uno spettacolo teatrale, un monologo portato in scena da Patrizio De Paolis al Teatro Nuovo di Civitavecchia e che ha dato il via ad una serie di collaborazioni con altri scrittori locali dai cui incontri è nato il mio primo vero romanzo ovvero ‘La banda del congiuntivo’”.
In cui incontriamo per la prima volta il Commissario Rotunno, personaggio chiave de “Gli imperseguibili”.
“Sì, un commissario che non escludo di riproporre in opere future”.
Quanto impieghi generalmente per scrivere un romanzo?
“Più o meno otto mesi ma solo perché di base mi ritengo uno scrittore incostante, di quelli che scrive veloce nel timore che le idee sfuggano. Per spiegarmi meglio, nel periodo in cui mi dedico alla storia ci penso di continuo: se sono in giro a fare le mie cose penso continuamente allo sviluppo delle vicende; capita che magari sono in piscina a nuotare e mentre nuoto sviluppo dei dialoghi per cui poi mi sbrigo a tornare al pc per trascriverli nell’esatta maniera in cui nuotando li ho immaginati. Paradossalmente più penso all’idea e più mi sfugge. Invece una volta concretizzata tutto il resto viene da sé”.
Beh devo dire che leggere “Gli imperseguibili” è stato molto divertente, trovo sia davvero un’idea originale, sviluppata molto bene e in maniera assolutamente scorrevole. Quasi geniale.
“Grazie! Anche lì non nascondo che è stata proprio la ricerca dell’idea che mi ha preso tantissimo, poi ho lasciato che i personaggi si raccontassero da soli”.
Come mai hai preferito pubblicare in autonomia?
“Forse perché ho cominciato in piena autonomia senza un editore e le poche esperienze avute con gli editori mi hanno convinto che era bene proseguire così; l’utilizzo delle piattaforme ha permesso una rapidissima diffusione dei miei lavori e non credo un editore sarebbe stato in grado di ottenere altrettanto”.
Tuo figlio che dice dei tuoi lavori di scrittura?
“Ne è moderatamente entusiasta anche se a scuola le maestre mi dicono che un pochino se ne vanta. Di sicuro è stato molto contento di apprendere che il mio primo vero libro è stato scritto in fondo su di lui e rivederlo in teatro lo ha reso orgoglioso”.
Che mi dici invece su “La partita di Ipres” il testo pubblicato a dicembre?
“E’ anch’esso un romanzo ma oserei dire di matrice storica perché si basa su un fatto realmente avvenuto ovvero la partita giocata durante la tregua natalizia del 1914 tra i soldati inglesi e i tedeschi. Per scriverlo ho rispolverato i miei interessi storici della laurea in Scienze Politiche: mi sono letto tutti i documenti che parlavano dell’episodio e le raccolte di lettere dal fronte che ne parlavano giungendo finanche a correggere più volte quanto via via scrivevo perché venivano alla luce dettagli importanti che non potevo permettermi di sbagliare. Un esempio per tutti è stato il rapido cambio che ho dovuto fare apprendendo come fossero nella realtà le divise che avevo immaginato come quelle che spesso vediamo nei film e che invece erano assolutamente diverse: si trattava di un vestiario più simile a una guerra di secessione americana con tanto di elmetti in cuoio. In pratica si è trattato di una guerra iniziata con un armamentario dell’800 e finita con l’introduzione dei prototipi dei carri armati”.
E tua moglie che dice di un marito scrittore?
“E’ stata sempre la mia più grande sostenitrice e, dopo corsi e corsi on line, ora è anche il mio editor personale”.

Condividi Su:
Roberto Van Heugten:
Andrea Montemurro: L

redazione@gpmagazine.it

Valuta Questo Articolo
NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO