04/15/2021
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Davide Pagnoncelli: L’arte dell’ “Allargacervelli”

di Francesca Ghezzani –

È psicologo, psicoterapeuta, formato in teatroterapia e arteterapia. Oltre all’attività clinica, ha un’esperienza di vent’anni in ambito scolastico come responsabile di un originale Servizio Psicologico di sistema, dalla Primaria alla Secondaria di primo e secondo grado.

Oltre a pubblicare ricerche in ambito psicopedagogico e sociale su varie riviste scientifiche, ha condiviso il frutto del suo lavoro con un libro dal titolo “Figli felici a scuola” e dal sottotitolo, non meno significativo, “Come migliorare l’esperienza scolastica dei propri figli con l’aiuto di un Allargacervelli”, edito nel 2018. Attualmente è impegnato in progetti pilota per approfondire il rapporto tra le varie forme di arte, in particolare la poesia, con la psicologia e con la psicoanalisi.
Come nasce l’invenzione del termine “Allargacervelli” che è presente nel sottotitolo del libro che hai pubblicato?
“Lo psicologo viene spesso denominato in gergo ‘strizzacervelli’ ed è spesso identificato come il dottore di chi ha qualche ‘rotella’ fuori posto, di chi è portatore di qualche non meglio identificato disturbo cerebrale… C’è chi, ancora oggi, ritiene che lo psicologo intervenga solamente trattando problemi e disturbi, comunque qualcosa di patologico. Al contrario un individuo ha bisogno di curare, di prendersi cura non solo delle parti malate o disturbate, ma anche delle parti sane. La parte ‘malata’ parla attraverso il sintomo, ma è tutto l’organismo che va ascoltato con cura, integralmente, ampliando le prospettive di intervento. L’universo è molto largo, perciò allarghiamo il nostro cervello che ha più potenzialità di quanto noi possiamo credere. Allora perché non denominare lo psicologo ‘allargacervelli’? Il mio motto è: ognuno ha dentro di sé un allargacervelli, cioè la possibilità di ampliare costruttivamente i propri orizzonti di vita, oltre lo scontato e il prevedibile”.
La struttura del Servizio Psicologico in cui hai operato per vent’anni può essere replicata e diffusa anche in altre realtà scolastiche italiane?
“Credo proprio di sì, la mia esperienza può fare da stimolo o da canovaccio all’interno del quale si possono collocare la storia specifica e le risorse umane di ogni singola scuola. È un Servizio Psicologico di Sistema perché interviene con singoli alunni, con piccoli gruppi, con la classe, con gli insegnanti, con i presidi/dirigenti, con i genitori. È un Servizio complesso, ma certamente completo e più efficace per affrontare problematiche evolutive e per prevenire situazioni critiche”.
Il tuo libro raccoglie una interessante raccolta di esperienze e osservazioni degli alunni e precisi anche un decalogo… allargato del buon educatore e formatore. Ci accenni un punto?
“Prendo in considerazione questo: occorre passare dalla diagnosi degli errori alla diagnosi dei progressi, delle evoluzioni positive, delle conquiste. È senz’altro più funzionale e più gratificante focalizzarsi su potenzialità, competenze e talenti, piuttosto che rincorrere prevalentemente il negativo, ciò che manca. Un processo di incoraggiamento efficace evidenzia le risorse e i punti di forza di un individuo e del contesto di appartenenza e innesca progetti concreti per il futuro”.
Hai qualche progetto realizzato o in corso?
“Ho già realizzato delle recensioni specifiche di opere artistiche collegate strettamente all’evoluzione del ‘Sé creativo’ dell’artista. Ho denominato questa nuova modalità: Art Artist Therapy (AATH). Inoltre il prossimo 16 marzo alle ore 18 si terrà l’ultimo degli incontri di un progetto pilota sul rapporto tra Arte e Psicoanalisi co-condotto assieme a Katia Brugnolo, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Verona: René Magritte e la pittura come specchio dell’inconscio. Per l’emergenza Covid l’incontro si svolgerà sulla piattaforma Zoom con partecipazione gratuita”. Per informazioni: www.amicimuseivicenza.it”

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