06/25/2022
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Disturbi neurologici della celiachia: come affrontarli

di Marialuisa Roscino

In che modo la celiachia influisce sullo stato neurologico e psicologico dell’individuo? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista della SPI, Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psycoanalytical Association

Celiachia e disturbi psicologici: quale correlazione c’è tra malattia celiaca, le più comuni manifestazioni psicologiche e possibili patologie neurologiche?

“Le maggiori correlazioni sono con i disturbi di natura psicologica. Esistono però numerosi studi sulla correlazione anche con alcuni disturbi neurologici in persone allergiche al glutine che non sanno di essere celiaci o intolleranti oppure che non rispettano la dieta senza glutine”. 

Dottoressa Lucattini, sappiamo che il disturbo neurologico più severo causato dal glutine, è l’Atassia Cerebellare, una malattia cerebrale che provoca inabilità a coordinare i movimenti, disturbi sull’equilibrio, problemi del linguaggio, ecc. È stata riscontrata una relazione fra Atassia e intolleranza al glutine; in particolare, l’Atassia da glutine, nella sua forma severa, provoca danni gravi e irreversibili nella parte del cervello nota come Cervelletto: la regione dell’encefalo che presiede alla funzione di controllo, di regolazione e di coordinamento delle attività motorie. Cosa può dirci a riguardo?

“L’atassia cerebellare da glutine è stata ipotizzata e studiata a partire da un’analisi delle “atassie di origine sconosciuta o idiopatiche”. Attualmente è considerata una malattia autoimmune, in cui gli anticorpi prodotti da individui sensibili al glutine, anticorpi specifici contro il glutine, possano attaccare il cervelletto e nel tempo provocare una distruzione dei neuroni su base infiammatoria e provocare l’atassia. Il termine “atassia” deriva dal greco “a-taxis”, che significa “senza ordine” e si riferisce proprio alla perdita di coordinazione motoria. I ricercatori Hadjivassiliou e Sanders dell’University of Sheffield, in Gran Bretagna, hanno dimostrato che l’atassia da glutine è una malattia immuno-mediata innescata dall’ingestione di glutine in persone geneticamente suscettibili. Ciò, dovrebbe essere considerato nella diagnosi differenziale di tutti i pazienti con “atassia sporadica idiopatica”. La diagnosi precoce e il trattamento con una dieta priva di glutine possono migliorare l’atassia e prevenirne la progressione”.

Come è possibile aiutare le persone che soffrono di questo grave problema? Quali consigli si sente di dare loro? 

“Il trattamento è relativamente semplice e comporta la rimozione totale dalla propria dieta degli alimenti e delle bevande contenti glutine. Anche piccole quantità, tracce di glutine come si vede scritto sulle confezioni di  molti alimenti, possono far progredire l’atassia da glutine. Naturalmente, i sintomi possono richiedere del tempo prima di migliorare in modo visibile, anche dopo la rimozione totale del glutine dalla dieta. È fondamentale che le persone che presentano questa patologia, controllino scrupolosamente tutti gli ingredienti in tutti i prodotti alimentari, proprio per evitare di ingerire il glutine anche accidentalmente. Poiché il riconoscimento di questa patologia è recente e ancora in fase di studio, non tutti i medici concordano sul fatto che la rimozione del glutine dalla dieta migliori per certo i sintomi dell’atassia idiopatica. Pertanto, potrebbero non raccomandare o non menzionare l’eliminazione del glutine dalla dieta di un paziente come cura possibile per l’atassia da glutine. L’aspetto rassicurante della malattia celiaca è che si tratta di una patologia che nel tempo tende a regredire completamente, se i pazienti non assumono alimenti contenenti glutine. È senz’altro un grandissimo sforzo ma senz’altro ripagato con una buona condizione di salute, che permette di svolgere qualunque attività sia intellettuale che fisica. Ad esempio, ci sono moltissimi atleti professionisti celiaci”.

Quanto conta secondo lei il ruolo della famiglia?

“La famiglia è il perno della vita di ogni persona, essa è la rappresentazione di figure interiorizzate, che accompagnano quotidianamente l’esistenza di ognuno di noi. È noto che la famiglia ha un ruolo fondamentale e positivo nello sviluppo e nella crescita del bambino. Gli psichiatri e gli psicoanalisti per la loro professione hanno un contatto più frequente con persone e famiglie in difficoltà, bisogna tenere presente però che la maggior parte delle famiglie hanno un buon funzionamento e come ci indica lo psicoanalista Donald Winnicott, ciò che conta perché i figli crescano bene, è che i genitori siano “sufficientemente buoni”, non perfetti. Nelle famiglie, in cui ci siano già alcuni componenti affetti da celiachia, è più facile che si arrivi tempestivamente alla diagnosi, c’è già un’organizzazione “pratica” sugli alimenti e della cucina”.

Quali reazioni psicologiche frequenti riscontra nei pazienti affetti da celiachia?

“Le patologie croniche soprattutto se provocano dolore fisico o sono invalidanti, sono sempre difficili da gestire e da accettare. Qualunque malattia cronica è vissuta intimamente come un’ingiustizia e talvolta come una punizione, nel peggiore dei casi, come una condanna con conseguenze ansiose e depressive anche importanti senza un sostegno psicoanalitico. Inoltre, stare costantemente a dieta o cambiare abitudini alimentari quando la celiachia non insorge nell’infanzia, ma durante l’adolescenza o in età adulta, l’esercitare costantemente un controllo ferreo sugli alimenti e su se stessi, sui propri desideri e sulla tentazione di trasgredire, è molto faticoso. Se poi limita la vita sociale, è fonte di disagio, malessere, malumori, rabbia e tristezza. Nei bambini e negli adolescenti, poiché talvolta impone spiegazioni alle domande, anche ovvie e innocenti, dei compagni che sono curiosi o semplicemente vogliono capire, è una fonte di tensione psicologica”.

È facile adattarsi a questa “realtà di salute” per i bambini? E per gli adolescenti?

“La capacità di adattamento dipende da molti fattori: la precocità della diagnosi, l’intensità dei disturbi, l’ansia dei genitori, la possibilità di creare anche un “sistema” familiare che permetta al bambino di condurre una vita il più normale possibile. Se il bambino è arrivato tardi alla diagnosi, avrà passato molti anni con dolori addominali, dermatiti, otiti ricorrenti, tutti disturbi collegati alla celiachia in assenza di una dieta priva di glutine, detta anche dieta ‘gluten free’. Nel momento in cui viene riconosciuta e iniziano la dieta si sentono sollevati e si sentono contenti. Ad ogni modo, è sempre importante che ricevano anche un supporto psicologico di tipo psicoanalitico, poiché hanno bisogno di tranquillizzarsi rispetto alla sofferenza fisica e di sviluppare una forza interiore sufficiente per adeguarsi e portare avanti con costanza, precisione e rigore, un regime alimentare specifico, necessario per non avere ricadute, senza per questo diventare ossessivi o fobici. Molti bambini si adattano piuttosto bene, soprattutto, se i genitori riescono a ad accettare la situazione, ad organizzarsi e non sono ansiosi o troppo preoccupati. Negli adolescenti, la questione può essere differente. La maggior parte dei bambini, infatti, una volta diventati adolescenti, mantengono lo stesso comportamento e si adattano. Se sono sufficientemente supportati e hanno fatto un buon lavoro psicoanalitico, riescono anche ad imporsi con naturalezza con i loro coetanei. Altri adolescenti invece, sviluppano dei disturbi soprattutto di tipo fobico o depressivo, poiché hanno il terrore del dolore fisico causato dal glutine e dai controlli a cui si sono sottoposti fin da piccoli (gastroscopie, prelievi del sangue, etc.). La questione più importante che si trovano ad affrontare è il dolore mentale e la pena di non sentirsi come gli altri. È necessario considerare che è una grande fatica vivere una vita normale, come e con i propri coetanei facendo delle rinunce al di sopra di quanto sia normalmente richiesto alla loro età e inoltre legate ad una malattia che devono necessariamente tenere sotto controllo”.

Può indicarci linee guida per un programma psicoterapeutico che possa essere di concreto sostegno a chi ne soffre, ma anche ai familiari?

“Qualunque progetto psicoterapeutico e psicoanalitico deve nascere da una richiesta. Se i genitori si accorgono che il proprio bambino ha un disagio o che il proprio figlio adolescente è ripetutamente trasgressivo rispetto alla dieta, se è eccessivamente preoccupato, molto triste, depresso o ha dei comportamenti di tipo fobico, allora è importante che possano fare una consultazione con uno psicoanalista che indicherà loro il tipo di trattamento più indicato nella situazione in cu si trovano.  Talvolta, è un trattamento familiare altre è individuale, altre volte è soltanto dei genitori, dipende dalle specifiche situazioni e dalle necessità del momento. Se parliamo invece, di persone che hanno sviluppato un’atassia da glutine, il sostegno psicologico è indispensabile poiché da un lato, hanno bisogno di imparare a convivere con una patologia già in atto e poter andare avanti conducendo una vita il più normale possibile”.

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