Donato Carrisi: “Nel mio nuovo romanzo ho voluto raccontare il male che si cela nel web”


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I suoi romanzi sono un continuo successo. I lettori lo considerano uno dei re del thriller. A dieci anni di distanza dal suo esordio ci parla del suo ultimo libro

ùdi Giulia Bertollini

È l’autore italiano di thriller più amato nel mondo. A dieci anni di distanza dal romanzo d’esordio  “Il suggeritore”, Donato Carrisi torna nelle librerie con “Il gioco del suggeritore”. Una lettura avvincente che indaga sulla pericolosità della rete e in particolare dei social network. Un mondo quello tecnologico a cui lo stesso scrittore guarda con diffidenza tanto da paragonare Internet ad un buco della serratura attraverso cui tutti possono spiare attingendo informazioni. In occasione della presentazione del libro a Roma, abbiamo incontrato Donato e abbiamo parlato con lui del romanzo e di altre curiosità. Non prima però di averlo sbalordito con la mia presentazione. Infatti, prima di iniziare l’intervista, Donato mi confida di avere avuto una mia omonima come suo primo amore giovanile. Così, tra risate e colpi di scena, è proseguita la nostra conversazione.

Donato, sono trascorsi dieci anni da “Il suggeritore”. Qual è stata la molla che ti ha spinto a scrivere questo nuovo romanzo?

“Volevo portare il suggeritore in un territorio di caccia diverso. Infatti, con la rivoluzione tecnologica il suo centro di interesse si è spostato nella realtà virtuale. Scrivere un romanzo in cui il protagonista si servisse della rete per entrare nelle vite degli altri è stata una sfida avvincente a cui non ho potuto rinunciare”.

Nel libro sono esposte alcune tue riflessioni sui cambiamenti della rivoluzione digitale sulla vita degli uomini. Quali sono i pericoli e gli effetti collaterali del mondo digitale? E che rapporto hai con i social network?

“Pensiamo che Internet sia una finestra sul mondo ma non ci rendiamo conto che da quella finestra possono entrare tutti. Tutti possono sbirciare nella nostra privacy rubando informazioni. E’ come dormire con la porta di casa aperta. Il mio rapporto con i social network è di semplice curiosità. Anche se sono presente sui social, espongo poco di me stesso se non quello che faccio nel momento in cui lo faccio. Non mi piace condividere la mia vita con gli altri”.

Anche l’informazione ne esce vittima. Infatti non è molto difficile costruire una fake news. C’è un modo per difendersi? C’è il rischio che le bufale possano diventare un business?

“Le bufale sono già diventate un business. L’unico modo per difendersi è leggere qualcosa che non è scritto su Internet. Leggere i libri aiuta. Non mi piace usare la parola cultura perché la trovo noiosa. Credo però che esaurire la propria curiosità su Internet sia sintomo di grettezza mentale. Al contrario, le persone che faticano per cercare qualcosa sono le più interessanti”.

Perché sempre più autori di thriller scelgono la serialità? È un modo per fidelizzare i lettori o ci sono anche altre ragioni?

“In realtà non so quale sia il motivo. Nel mio caso posso dire che ho scelto la serialità perché ritenevo che i miei personaggi avessero ancora qualcosa da raccontare. Quando esauriranno il loro iter espressivo, smetterò anche io”.

In questi ultimi anni, anche la televisione ha subito il fascino del genere crime. Basta pensare al successo de “La porta rossa”. Avevo sentito che anche tu avevi intenzione di scrivere la sceneggiatura de “Il suggeritore” per una serie tv. Confermi? 

“Per adesso sono riuscito a portare ‘Il tribunale delle anime’ su Sky. Poi per ‘Il suggeritore’ vedremo. Trovo che anche Netflix ultimamente sia un’ottima piattaforma. Mi piacciono molto le serie e ne sono dipendente. Sono ingordo di libri, cinema e serie. Non riesco a capire come si possa vivere senza”. (ride)

Cos’è che ti affascina di più del male? E qual è il tuo giudizio in merito alla spettacolarizzazione mediatica a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni in merito ad alcuni fatti di cronaca? 

“Tutti vogliamo sentir parlare del male perché quando si parla dell’oscuro si parla anche di noi, di ciò che è nascosto in ognuno”.

Segui in tv la cronaca nera? Immagina di dover scegliere uno dei programmi di cronaca nera attualmente in tv. Quale ti piacerebbe condurre?

“Seguo molto di più la cronaca sui giornali. Delle trasmissioni che vedo in tv, non me ne piacerebbe condurre nessuna perché ritengo che le persone che sono al timone siano dei validi professionisti. Non so se sarei in grado di sostituirmi a loro”.

Una domanda di attualità recente. In relazione al tragico fatto avvenuto a Corinaldo, sembra che anche dietro la musica si celi la violenza. Qual è il tuo pensiero?

“Più che di violenza parlerei di idiozia. La malvagità è sempre qualcosa di nobile ma qui si tratta di bassezza mentale”.


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