Endi: Nato per il rap


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Milanese di nascita, trent’anni, da piccolo si è trasferito con i genitori a Peschiera del Garda, dove, crescendo, ha maturato la passione per la musica e il rap

di Francesco Fusco

Quando hai capito di dover fare musica? 

“Ci sono stati due momenti importanti in cui ho capito che dovevo fare la musica. Il primo quando avevo più o meno 15 anni. Ero un ragazzino molto chiuso, facevo una gran fatica a socializzare con gli altri. Con la scoperta dell’Hip Hop mi si è aperto un mondo nuovo. All’inizio sono rimasto molto impressionato dai valori che trasmetteva questa cultura. Il primissimo elemento con cui ho approcciato è stato il writing per passare subito dopo alle rime e al rap che mi aiutava e mi aiuta ancora oggi perché se ho qualcosa da esprimere lo scrivo e ci tiro fuori una canzone. Ci fu un disco molto importante che in quegli anni mi fece capire come tirare fuori quello che avevo dentro ed era ‘Domani smetto’ di J-Ax. Con quel disco ho davvero capito veramente quello che dovevo fare. E’ stato fondamentale e lo è ancora oggi. Il secondo momento importante è stato dopo l’uscita del mio web album, un progetto uscito nel 2011. Avevo già realizzato dei progetti anni prima come ‘Il canto del diavolo’, a cui sono molto affezionato, ma dopo quel web album è nato l’artista. Quel progetto fu devastante, fu un vero e proprio fallimento personale. Dal quel progetto venne realizzato il primissimo videoclip che ho fatto del brano ‘Testa in festa’, mi ricordo tutto l’entusiasmo che avevo prima che uscisse il video, ero veramente felice. Però feci degli errori. Come la fretta di far uscire un lavoro musicale senza neanche rendersi bene conto di come farlo e soprattutto l’errore più grande che ho fatto di sentirmi già un artista. Purtroppo, ed è anche un consiglio che voglio dare a chi è all’inizio, il web può essere letale sotto questo punto di vista. Con il web è diventato tutto più veloce però ci sono dei passi da rispettare e si pensa di essere diventati artisti subito così facendo un video e una canzone, quando si è all’inizio si ha questa voglia e questa fretta di buttare fuori tutto, poi con il tempo ci si rende conto, il disegno è molto più nitido ed è il motivo perché tanti poi spariscono in quanto capiscono di aver fatto delle cavolate”.

E a te cosa è capitato?

“Fui massacrato. Sia dal web, ma soprattutto dove vivo, perché vivendo in un paese dove bene o male ci si conosce tutti, tutti sanno quello che fai. Ero la prima persona del posto che usciva con un video musicale e il resto è stato appunto un massacro. Divenni in breve tempo lo zimbello del paese, venivo deriso in continuazione, mi facevano le parodie e io veramente ci avevo messo del mio. Poi feci peggio uscì fuori con altri due video con dei testi davvero cattivi e il massacro personale divenne molto più grande. Dopo alcuni mesi mi resi conto dei miei ‘errori’ e iniziai ad isolarmi, pronto a gettare la spugna abbandonando così tutto quello in cui credevo. Arrivò però il momento in cui dovetti fare i conti con me stesso e li ho capito che, se credo in qualcosa e dentro ho questa vena e prima che gli altri credano in me, sono io che devo credere in me stesso. Ed è qui che è nato l’artista, dal fallimento. Perché per quelli come me prima ci deve essere un grande fallimento”.

Perché il rap?

“Ho scelto il rap perché è stata la disciplina che da ragazzino appunto mi ha folgorato e perché è l’unico genere con cui si riesce a dire tutto, è fatta di mille forme, mille personalità che gli altri generi musicali non hanno ed è una cosa che come dicevo prima ho dentro. Rapper non si nasce, ci si diventa con le esperienze e con la vita”.

Spesso molti rapper scrivono canzoni con temi abbastanza complessi come la politica… il tuo nuovo brano “Speciale” parla d’amore. E dedicato a qualcuno?

“Molti rapper parlano di politica in quanto parlare di politica e dire che in Italia tutto è uno schifo fa sempre comodo. Però si trova di più in Italia il rap autocelebrativo. Ci sono rapper da noi che fanno interi dischi basati sull’autocelebrazione, oppure sul nemico immaginario. Io come ascoltatore ho sempre amato un altro tipo di rap, lontano da quello fine a se stesso, il rap che viene da dentro che racconta qualcosa di personale, qualcosa di profondo. Ci sta l’autocelebrazione ma fino ad un certo punto. Ed è quello che provo a fare io. Infatti, nei miei lavori, di autocelebrazione c’è ne ben poca, cerco sempre di tirare fuori qualcosa dal di dentro e non che sia una cosa solo di facciata. Il mio nuovo brano ‘Speciale’ è una dichiarazione d’amore. Tutte le canzoni che ho scritto sull’argomento amore sono tutte storie reali, dedicate a persone che realmente esistono. L’amore fa parte della vita e dell’essere umano e per me è molto importante, per quello quando decido di realizzare una canzone d’amore lo faccio spinto da un emozione reale che ho vissuto sulla mia pelle e con la mia anima. L’amore è un sentimento così forte e così intenso che è difficile da inventare, non riuscirei a scrivere un brano d’amore inventandomi una storia fittizia”.

Il tuo genere musicale è molto diffuso in America e da poco in Italia si sta diffondendo sempre di più. A chi ti ispiri?

“Ci sono stati tanti artisti o gruppi a cui mi sono ispirato soprattutto all’inizio. Molto del rap italiano degli anni ’90 ad esempio. Ma non solo, ci sono stati artisti anche come Rino Gaetano, Giorgio Gaber o Luigi Tenco in cui ho trovato della bella ispirazione. Ma ci tengo a dire una cosa. Ascolto tanta musica anche di altri generi, però quando lavoro ad un mio progetto cerco di ascoltare poca roba nuova perché non voglio influenzare la mia musica con qualcosa che già esiste. La mia musica deve essere la mia musica. Se realizzo un brano e mi dicono ‘assomiglia a questa canzone’ oppure ‘sembri questo cantante’, vuol dire che sto sbagliando qualcosa”.

In questa primavera usce il tuo nuovo disco “Sognando ancora” con tantissime collaborazioni. Qual è il tema principale di questo progetto?

“E’ un album nato prevalentemente dal mio stato d’animo e dalla mia personalità. Il titolo del disco è nato a fine lavoro. Ho ascoltato il disco finito e la sensazione che mi ha dato è quella di un ragazzo che ha ancora voglia di sognare. E quindi ho deciso di chiamarlo così. L’album è caratterizzato da diversi aspetti e diverse sfumature, anche musicalmente parlando ho cercato di creare un giusto mix tra le varie sensazioni”.

Progetti futuri? Quale è il tuo sogno ancora da realizzare?

“Mi sto concentrando molto sull’album per farlo uscire nei migliori dei modi e per curare bene tutti gli aspetti. In futuro per ora c’è questo. Come sogno da realizzare inerente alla musica c’è quello di poter arrivare alle persone e di poter lasciare qualcosa. Un altro sogno fighissimo a cui ho sempre pensato sarebbe quello di cantare le mie canzoni davanti ad un pubblico enorme, un pubblico come quello di Jovanotti per intenderci. Magari in uno stadio”.


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