Enrie Scielzo: “Enrico viveva in un corpo non suo”


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E’ la prima blogger transessuale al mondo. In questa intervista ci racconta tutto il suo percorso

di Alessio Certosa

Il suo è un percorso che ha condiviso sui social. Un percorso non facile ma pieno di coraggio e di amore per la vita e che Enrie affronta con grande dignità. Ieri era Enrico, che viveva in un corpo non suo, oggi sta diventando ciò che si è sempre sentita: una donna. In mezzo ci sono stati momenti difficili e paure, superati brillantemente grazie alla sua tenacia. Enrie è una bella storia da raccontare e noi siamo orgogliosi di farlo sulla nostra rivista. E che possa essere un esempio per tante persone che, come lei, hanno il desiderio di intraprendere la sua stessa strada. Non la conosco personalmente ma la seguo sui social e così mi sembra di conoscerla da sempre.

Ciao Enrie, parlaci un po’ di te.

“Sono nata a Salerno, nel mio amato Sud Italia. Sono la prima blogger transessuale al mondo e mi occupo di moda e bellezza, oltre a lavorare come modella ogni tanto. E all’anagrafe sono ancora Enrico. Enrie è un nome che scelsi quando abitavo a Londra, un nome di transizione in cui non mi andava di essere identificata come Enrico, con quella grande, brutta ‘o’ propriamente maschile alla fine. Volevo qualcosa di più indefinito, che non fosse strettamente maschile ma non ancora non del tutto femminile. Così decisi di eliminare l’ultima sillaba e sostituirla con una ‘e’ in onore di una delle mie muse: Edie Sedgwick. E così è nata Enrie”.

Che persona era Enrico? Raccontacelo.

“Una persona molto timida e sola, che amava leggere, disegnare e sognare ad occhi aperti. Non giocava mai con gli altri, in parte perché si vergognava, in parte perché aveva paura che gli altri bambini potessero vedere in lui qualcosa di diverso. Ma era allegro e spensierato, cosa che io forse non sono più, visto che di pensieri ne ho pure troppi. Era una creatura dolce, sensibile e fragile”.

Quando ti sei accorta che Enrico viveva in un corpo non suo?

“Tardi, purtroppo. Verso i 24 anni. Credo sia dovuto al fatto che ho sempre vissuto molto liberamente la mia sessualità, quando ero ragazzino. Mi dichiarai gay a 13 anni e ho sempre vissuto la mia vita apertamente. Sono stata sempre molto femminile, efebico, già in adolescenza indossavo trucco e cose da donna, quindi non ho mai avuto un rapporto conflittuale col mio corpo. Non ho mai sentito l’esigenza, non so, di un seno ad esempio. Non mi serviva quello per sentirmi donna, e sono tutt’ora convinta che non sia quello a rendermi donna. Ma arrivi a un punto in cui non ti basta più quello che hai, vuoi sempre di più: quando tornavo a casa e toglievo trucco, vestiti, orecchini e tacchi, tornavo ad essere Enrico. Vedere quell’odiosa ombra della barba nello specchio era una violenza psicologica. Volevo essere Enrica sempre, non solo quando mi preparavo, ma anche struccata, anche appena sveglia”.

La voglia di riprenderti la tua vera identità e il tuo vero corpo quando è nata?

“Ho detto ai miei genitori di voler diventare donna a 28 anni. Tardissimo, biologicamente parlando. Tecnicamente ero già un uomo formato. Gli ormoni non hanno effetto su un corpo di un trentenne come ce l’hanno in quello di un adolescente e, non da sottovalutare, sento di aver perduto gli anni più belli della mia vita a vivere una vita che non era la mia. Chissà, se fossi diventata donna prima avrei avuto più coraggio, avrei fatto più cose, viaggiato di più, vissuto più relazioni. Probabilmente a quest’ora sarei sposata e con figli. Ma, come dico io, non è mai troppo tardi. Sono contenta di aver seguito le mie tappe con i miei tempi, senza affrettare nulla”.

Ne hai parlato con la tua famiglia? E come hanno reagito?

“Parlare con la mia famiglia era la mia nemesi, l’ostacolo più grande da superare. Sapevo che avrei dato un grande dolore e non ne avevo il coraggio. All’inizio ci sono state scene di panico, siamo persino andati in terapia familiare un giorno, ma la psicologa ci ha detto che non ne avevamo bisogno: eravamo una famiglia bellissima, unita, che si voleva bene, ma che non andava d’accordo su una cosa. Non c’era bisogno di alcuna terapia ma solo di tempo per metabolizzare. Col tempo, i miei genitori e le mie sorelle sono diventati i più grandi amici e i miei fan numero uno. Mia madre mi ha accompagnato a fare tutte le visite e le analisi, mio padre ha dormito accanto a me quando mi sono operata al seno. Mi hanno aiutato economicamente quando ho perso il lavoro nonostante non siamo una famiglia ricca e, in qualsiasi tappa di questo percorso e di questa vita, loro ci sono stati e so che ci saranno sempre”.

Quale è stato il primo passo concreto verso la tua trasformazione?

“Potrei dirti che il primo passo concreto sia stata la prima pillola di ormoni che ho preso il 4 marzo di due anni fa ma in realtà credo che l’ostacolo più grande da superare sia stato a dirlo ai miei genitori: è lì che finalmente mi sono liberata di un peso e mi sono sentita libera di iniziare. In secondo luogo, sicuramente la tappa più significativa è stato il laser al viso. Lo dico a tutte le persone che si sentono donna, anche se non volete prendere gli ormoni: fate il laser al viso. Fatelo subito. Il semplice fatto di non doversi fare più la barba è liberatorio e vi cambierà la vita. Davvero”.

Quanto è stato difficile iniziare questo percorso?

“È stato più difficile avere la forza ed il coraggio di accettarlo e decidere di intraprenderlo, in realtà. Iniziare è abbastanza facile, ti rivolgi a uno sportello trans (Salerno ormai è l’unico nel Sud Italia, non è assurdo?) o all’Arcigay più vicino che sicuramente ti saprà indirizzare verso le persone giuste. Poi inizi un percorso psicologico per attestare che tu voglia realmente cambiare sesso. Il mio è durato praticamente pochissimo, la psicologa ha riconosciuto subito una donna in me. Dopodiché con il referto psicologico in mano, ci si rivolge a un endocrinologo perché possa creare una terapia ormonale su misura e seguirti durante il percorso. Si può fare anche in una struttura pubblica, pagando un ticket”.

Un percorso che hai deciso di condividere sui social e in un blog. Quanto è importante la condivisione di questo cammino per te?

“C’è un vecchio adagio che recita ‘Tieni per te le tue paure ma condividi con gli altri il tuo coraggio’. Credo che raccontare la mia storia sia servito a tantissime persone, trans e non, per capire qualcosa di cui forse si è sempre parlato poco e male. Ho iniziato a scrivere perché avevo tantissime ragazze che mi contattavano dicendomi che avrebbero avuto a vedere avuto il mio coraggio di vestirsi da donna, di accettare il loro io, di dirlo ai genitori, di poter mettere un rossetto in pubblico, e mi sono resa conto di quante persone e quante vite potessi toccare con il mio blog e le mie parole, e di quanto potessi realmente aiutarle anche solo con un consiglio o una parola da dietro uno schermo. Mi sento in dovere di aiutare chi magari non ha avuto la mia forza o la fortuna di avere una famiglia alle spalle e non ha nessuno a cui chiedere aiuto”.

Quanto ti piace la donna che è nata e che sta crescendo in te? Ti vedi come lo desideravi?

“Ad essere sincera non mi sono mai immaginata, non ho mai fantasticato su chi o come sarei diventata. Avevo solo una grande paura che sarei uscita male, che non mi sarei piaciuta, che gli ormoni mi avrebbero cambiata in peggio. Invece adesso quando mi guardo allo specchio vedo la vera me stessa, devo dire che mi piaccio, anche con tutti i difetti, col naso grande, le spalle larghe, i fianchi tondi. Infatti non mi sono volta sottoporre a nessun intervento, se non quello al seno. Niente extension, niente filler, niente botox, niente ciglia finte o unghie ricostruite o zigomi rimpolpati. Si diventa trans per diventare donne, non per diventare Barbie, ed io ho imparato ad amarmi di più e ad accettarmi come sono. Sono una donna imperfetta, ma del resto chi non lo è?”.

Un processo di trasformazione che continua, giusto?

“Un processo che non finisce mai. Gli ormoni, almeno gli estrogeni, si prendono a vita, visto che non ne produciamo abbastanza da sole e, dopo operate, è come se andassimo in menopausa e abbiamo bisogno di un apporto extra. Certo, ci sono anche trans che decidono di non prendere ormoni (e lì ci sarebbe da aprire un discorso a parte), ma creo che sia un percorso che non finisce mai dentro di noi, perché anche quando saremmo vecchiette coi capelli grigi e orrendi vestiti a fiori, dentro di noi, sapremo sempre chi siamo state”.

Pensi un giorno di sottoporti all’operazione?

“Vorrei. È un’eventualità che ho preso molte volte in considerazione e che non escludo, ma che è molto dolorosa e, soprattutto, molto costosa. La sola operazione in Thailandia costa almeno 10 mila euro, senza contare viaggio, clinica, vitto, alloggio ecc. Insomma, per ora non è un programma a breve termine, ma ho iniziato questo percorso per diventare completamente donna, non per fermarmi in un limbo e spero un giorno di riuscire a portarlo a termine”.

Nel tuo blog e suoi tuoi post leggo che talvolta ti capita di incontrare uomini che vogliono conoscerti solo per il gusto della curiosità. Perché esiste ancora questa dilagante banalità verso le trans che in realtà spesso sono donne nella testa e nel cuore anche più delle donne biologiche?

“Vorrei farti leggere certi messaggi che mi arrivano, alcuni di un’ignoranza dilagante come quello che mi ha scritto ‘Io pensavo che i trans fossero solo brasiliani’. Perché, il problema è proprio questo, l’ignoranza, nell’accezione più pura del termine, cioè il non sapere. L’ignoto ha sempre affascinato gli uomini, e di sicuro la cieca morbosità che attira verso una ragazza trans è il ‘voler provare’, ‘fare un’esperienza nuova’, ‘il proibito’, ‘la trasgressione’. Io non sono un’esperienza da fare, io sono una ragazza da conoscere ma purtroppo i più ci vedono come un oggetto sessuale e delle malate di sesso. Il che, mi dispiace dirlo, è anche colpa di molte trans che si comportano in questo modo. E poi c’è il fatto della prostituzione, che coinvolge una fetta enorme di trans che devono ridursi a questo per pagarsi le operazioni e le terapie o perché vengono cacciate di casa (o magari semplicemente perché le piace farlo, eh!) e quindi c’è sempre questo binomio trans-sesso che cerco di combattere con i miei post sul blog e sui social per scuotere le acque e indurre la gente a pensare che, no, forse non è proprio così”.

Cosa è rimasto di Enrico dentro di te?

“L’amore per le piccole cose, i facili entusiasmi, l’ingenuità”.

Di cosa ti occupi nella vita di tutti i giorni?

“Sono una blogger full time: ogni giorno scatto foto, le seleziono, le edito, scrivo articoli, faccio ricerche, traduco, mando email, curo i social. Dicono tutti che le blogger non fanno niente dalla mattina alla sera, ma da quando ho un blog sono diventata, nell’ordine: programmatrice, grafica, editor, scrittrice/giornalista, correttrice di bozze, traduttrice, fotografa, modella, truccatrice, stylist, retoucher, social media manager, PR, marketer, press agent, copy, segretaria, agente e amministratore unico. Un bel po’ di cose per una che non fa niente dalla mattina alla sera”.

Il tuo sogno?

“Posare per i fotografi che amo maggiormente: Ellen Von Unwerth, Steven Meisel, Mario Testino, Mert& Marcus, Tim Walker, Annie Leibovitz, Steve McCurry e gli altri. Sono cresciuta ammirando le loro foto e poter lavorare con loro in un importante editoriale sarebbe davvero un sogno”.


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