Ernesto Migliacci: “Nascere figlio d’arte è un destino che va sempre meritato”


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Ernesto Migliacci, autore e compositore, ha scritto per grandi interpreti come Gianni Morandi e cantautori come Simone Cristicchi, per radio e la televisione, da Max Gazzè a Lorella Cuccarini, cura anche scouting, produzioni artistiche e direzioni artistiche live. È  figlio di un’autentica leggenda cantautorale: Franco Migliacci, tra i più grandi autori italiani di testi di sempre.

di Lisa Bernardini

Qualche esempio dei testi scritti dal celebre padre? Da “Volare – Nel blu dipinto di blu” con Domenico Modugno, a “Io” interpretata da Elvis Presley, ai più grandi successi di Gianni Morandi come “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”, “Un mondo d’amore”, “In ginocchio da te”, “Non son degno di te”, “La fisarmonica”, “Scende la pioggia”, “Uno su mille”. Per proseguire a caso: “Tintarella di luna” di Mina, “La bambola” di Patty Pravo, “Che sarà” con Josè Feliciano e i Ricchi e Poveri, “Spaghetti, pollo e insalatina” e “Una rotonda sul mare” di Fred Bongusto, “Ma che freddo fa” di Nada, “Il cuore è uno zingaro” di Nicola Di Bari, “Il pullover” di Gianni Meccia, “Come te non c’è nessuno” e “Che mi importa del mondo” Rita Pavone, “Ancora” di Eduardo De Crescenzo, “E va e va” Alberto Sordi, “Rocking Rolling” Scialpi, “Delfini” per Massimo e Domenico Modugno, a cui si aggiungono grandissimi successi per cartoons “Heidi”, “Lupin”, “Il grande Mazinga”. Insomma, Ernesto è figlio di un autentico mito. Lo incontriamo a Roma, dove vive.

Sei un figlio d’arte. Nella tua carriera, quanto è stato difficile (o facile) essere il figlio di Franco Migliacci e trovare la tua strada?

“Essendomi appassionato da bambino alla batteria, ho cominciato a fare musica in modo molto diverso da mio padre, che invece è autore di testi e produttore musicale. Devo ammettere però che con il passare degli anni l’aspetto creativo è prevalso e ho cominciato a dedicarmi alla composizione e alla produzione. Il vantaggio di essere figlio d’arte è quello di avere i contatti con diversi personaggi del settore, il problema è che fino a che non dai dimostrazione della tua professionalità non ti prendono sul serio, ma questo capita ovunque e in qualsiasi campo. Ricordo un episodio che mi ha fatto comprendere meglio il funzionamento di alcune cose: erano un po’ di mesi che chiedevo un appuntamento al direttore di una multinazionale a Milano e lui mi rinviava sempre. Poi un giorno era venuto a conoscenza di un mio lavoro, che in quel momento era entrato in classifica diventando un grande successo commerciale, e mi chiamò congratulandosi e dandomi appuntamento il mattino seguente a Milano perché era impaziente di ascoltare il materiale. Non me lo feci ripetere due volte, ma io vivendo e lavorando a Roma partii con il mio artista a notte inoltrata per raggiungere Milano; arrivammo un po’ sconvolti ma andò tutto bene”.

Parlaci del mestiere oggi. Quanto è complicato per un giovane emergere nel campo musicale, non solo come autore ma anche come interprete?

“Il primo passo per affermarsi oggi credo sia quello di acquisire la consapevolezza che un giovane artista è il primo produttore e stakeholder di se stesso. Quindi non può aspettare che il treno passi, ma ci deve andare incontro e saltarci su al volo. Concretamente, un artista deve sapere cosa vuole dire cantare e come proporsi al pubblico; deve avere un’identità precisa che sia possibilmente riconoscibile dagli altri artisti senza aver paura di manifestarla, perché saranno proprio la sua identità e interiorità i punti di forza e di interesse per il pubblico. La mia etichetta, la Dueffel Music, ascolta continuamente progetti di giovani artisti, che spesso si perdono inseguendo la chimera di un talent show che se va bene ti dà l’ ‘inebriazione’ del presunto successo per qualche mese e poi ti scarica. A quel punto, o hai un lavoro fatto di gavetta e una serie di ottime canzoni già pronte e registrate o hai buttato una grande occasione. Per questo è meglio presentarsi a questi appuntamenti quando hai già lavorato e strutturato un ottimo repertorio di canzoni e in questo ti può aiutare solo un buon produttore, che ha il compito di tenerti sempre con i piedi per terra”.

Fai parte del direttivo dello SNAC (Sindacato Nazionale Autori e Compositori) e combatti in prima linea per sostenere il Diritto d’Autore. Cosa per tutti, al riguardo, è arrivato il momento di capire riguardo l’opera dell’ingegno?

“E’ una lotta che facciamo per tutti gli autori. Troppo spesso non si comprende quanto sia importante riconoscere a tutti il giusto compenso per il lavoro svolto, che tu abbia prodotto una pagnotta o una canzone, che tu abbia svolto una prestazione come dottore o avvocato piuttosto che come musicista o compositore. Confidiamo molto nelle nuove generazioni, e per questo stiamo promuovendo un progetto per spiegare ai giovani il valore della creatività, in ogni suo aspetto”.

I tuoi prossimi progetti?

“Tanti… Da quale cominciamo?”.


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