Ester Campese: L’artista dalle mille emozioni


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di Laura Gorini

È un’artista raffinata e una donna dolce Ester Campese in arte Campey, da anni acclamata  pittrice a livello internazionale. Le sue opere sono infatti esposte quasi in ogni Paese del mondo. Nonostante ciò è rimasta una persona semplice e alla mano con la quale è un vero piacere conversare. Vediamo di conoscerla meglio da vicino…

Chi è Ester Campese?

“Ester è una persona semplice che con un sorriso cerca di trasmettere una piccola emozione attraverso i quadri, così come quando è presente a qualche manifestazione o evento. In sostanza io provo a prendere ‘per mano’ per così dire ‘l’interlocutore’ e fargli considerare le cose da un punto di vista diverso o almeno a suggerirlo, se lo stesso ovviamente si pone nella disponibilità e nell’ascolto o meglio in osservazione e curiosità”.

Quando è nato il tuo soprannome Campey?

“Credo poco più di una decina di anni fa. Prima firmavo con il mio cognome, ma trascinandolo graficamente nella parte finale, avvicinandomi in qualche modo a quello che poi ho scelto come aka e che sottende un augurio riprendendolo dal ‘kanpai’ , brindisi giapponese, così come potrebbe essere il ‘prosit’ in latino per dire ‘sia utile, faccia bene’”.

Il momento clou della tua carriera? 

“A dire il vero non credo di averlo ancora raggiunto, e ne sono contenta. Mi sento ancora in cammino in una esplorazione oltre che artistica anche personale. Ci sono state diverse tappe importanti, ma non mi sento sicuramente arrivata, tutt’altro. Spero di mantenere la curiosità e la spinta a proseguire sempre questo percorso. Volendo posso rammentare alcune delle tappe più significative di questo scorso 2016 come ad esempio il premio ‘Monte Carlo’ per l’opera ‘Giustizia Lacerata’ o la mostra a cui ho partecipato in giugno nell’ambito del Festival dei due mondi a Spoleto in cui le sette opere esposte sono state direttamente scelte dal Prof Vittorio Sgarbi, oppure la personale fatta alla Milano Art Gallery a dicembre che ho preparato per un anno intero, o poco più”.

E della tua vita in generale? 

“E’ la stessa cosa, ci sono state molte cose importanti sia belle e anche qualcuna meno bella, ma tutte mi hanno insegnato qualcosa. Senza dubbio per me è importantissima la presenza nella mia vita di Riccardo Bramante che, con tantissima cura amorevole, mi segue ed è a tutti gli effetti mio consigliere e mentore, e sempre mi sprona a dare il meglio di me, prima di tutto come persona. Lui di me vive, come normale che sia, anche qualche momento di sconforto che non conoscono ovviamente gli altri, ma che condivido nel quotidiano della mia vita”.

Come ti prepari ad affrontare una nuova mostra? 

“Sempre, sempre con tantissimo rispetto, con un attento studio del tema e scelgo esattamente dove essere presente o per il concept che vuole rappresentare la mostra o per la stima delle persone che me la propongono che so con quale cura e professionalità preparano la stessa. Ma ho sempre tantissimo rispetto anche tutti gli altri artisti che partecipano e con cui mi piace soffermarmi a scambiare opinioni ed idee”.

In che situazioni nascono i tuoi quadri?  

“I miei quadri nascono dall’osservazione di ciò che sta intorno a me, e che mi colpisce in modo particolare, ma anche da una sorta di meditazione più intima. Il mix delle due cose fa scaturire il soggetto che mi sono prefissata sperando di riuscire anche a trasferirne le emozioni che sono arrivate a me”.

Con quali parole descriveresti il tuo stile e perché? 

“Direi che posso descrivermi come post impressionista e simbolista. Nel mio intento desidero infatti lasciare un’ impressione ma anche libera interpretazione a chi osserva i miei quadri, quindi non utilizzo un figurativo spinto all’esasperazione come ad esempio nell’iperrealismo, ma piuttosto una modalità più sussurrata, un mezzo espressivo che  riproduca una parte della realtà visibile, l’altra preferisco lasciarla all’immaginazione. Per questo nei miei quadri non è tutto dettagliato ma trovi molte sfumature e nell’astratto ancor di più in quanto li mi sento libera di utilizzare molti simboli in cui nascondo, ma nemmeno poi tanto, uno o più concetti che desidero e provo a comunicare”.

E te stessa? 

“Per me posso dirti di essere una persona certamente sensibile, e come detto prima, semplice. Amo pormi in modo spontaneo verso le altre persone. Apprezzo l’eleganza nelle sue varie forme espresse ad esempio nel linguaggio ma anche nei modi. Mi infastidiscono invece molto la volgarità e la sguaiatezza”.

Che cosa dobbiamo e possiamo aspettarci ora da te? 

“Non saprei, sono come sono, senza troppi filtri. Spero di mantenere questa freschezza nelle mie opere e nel dialogo delicato che sono riuscita, spero, ad instaurare ed intrattenere con mi segue artisticamente. Ho in animo diversi progetti artistici, un paio più importanti che spero di poter realizzare con altri amici artisti in questo 2017. Intanto prossimamente, a marzo, sarò presente ad una mostra a New York”.


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