Eugenio Krauss: “Ho realizzato un sogno che sembrava impossibile”


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Nato a Venezia, dalla quale si porta in dote la malinconia della città lagunare ma a Roma ormai da tanto tempo, Eugenio si sa districare agevolmente tra tv, cinema e teatro e in questa intervista ci parla di lati molte volte poco sviscerati del mondo dello spettacolo. Una chiacchierata piacevole e ricca di contenuti interessanti. Volete sapere con chi farebbe il film della vita?

di Simone Mori

Ciao Eugenio, innanzitutto, grazie per aver accettato di fare una chiacchierata con noi di GP Magazine. Raccontaci qualcosa di te, in modo tale che i nostri lettori ti inizino a conoscere meglio. Iniziamo: come nasce la tua passione per la recitazione?

“Non so da dove sia nata, credo sia stata sempre dentro di me. Racconta mia madre che quando avevo circa tre anni mi specchiavo sul vetro del forno e le chiedevo di dirmi ‘poveretto, poveretto!’ e poi le mostravo di saper piangere a comando. Ho sempre avuto il desiderio di recitare, ma non ho avuto il coraggio di mettermi in gioco fino ai 30 anni, quando finalmente mi sono iscritto ad una scuola di recitazione per dilettanti, da lì poi di scuole ne ho fatte molte e moltissime sono ancora da fare. Dopo la prima esperienza su un set cinematografico (‘Oggi Sposi’) ho passato tre giorni a piangere per avere realizzato che, ciò che consideravo un sogno inaccessibile, poteva essere un lavoro vero. Ho avuto pietà di me per avere sbagliato tutto, ma anche il coraggio di lasciare il mio precedente lavoro e seguire i miei sogni”.

Hai lavorato con Verdone, mostro sacro della commedia italiana. Che ricordi hai e cosa ti ha insegnato?

“Ho girato due film con Carlo, ‘Sotto una buona stella’ e ‘L’abbiamo fatta grossa’. La prima volta che ci siamo conosciuti sono andato ad incontrarlo a Cinecittà. Era a ridosso dell’inizio riprese e stava cercando un attore che potesse interpretare il notaio Venanzio dopo che qualcun altro aveva dato forfait. Al termine del nostro incontro stesso mi dice ‘se ti piace e vuoi essere dei nostri puoi passare ai costumi’. Quell’istante, in cui ho realizzato che mi stava dando fiducia e che avrei lavorato con lui, è stato gioia pura, esattamente come nel film ‘La Ricerca della Felicità’ di Gabriele Muccino, una gioia talmente grande e talmente bella che mi sono salite le lacrime agli occhi. Per giorni non dissi nulla a nessuno, perché non ci potevo credere, anche se avevo firmato il contratto. Le riprese poi andarono benissimo, mi divertii talmente tanto che in alcuni momenti non riuscivo a trattenermi e scoppiavo a ridere. A fine giornata Carlo mi prese da parte e mi confidò che era una scena che in sceneggiatura non lo convinceva fino in fondo, tanto che aveva pensato di tagliarla, ma che invece girata era venuta una delle scene più belle del film. Il giorno dopo il mio agente mi dice che lo aveva anche chiamato per ringraziarlo. Di Carlo ammiro la grande gentilezza e l’assoluto rispetto per gli attori, l’apertura alle idee degli altri, il divertimento nel lavoro e la capacità di lasciarsi andare all’istinto. Nonostante avesse pensato di tagliare la scena, di pancia decise di puntare su di me e rimase soddisfatto. Adoro Carlo!”.

Cosa hai portato a Roma della tua Venezia?

“L’amore per le cose belle, una malinconia onnipresente, l’amore per il mare, il vino e un accento un po’ cantilenante”.

Ti muovi agevolmente tra cinema, tv, teatro e pubblicità. Se dovessi elencare i pregi ed i difetti di ogni settore, quali sarebbero?

“Ci sono ancora troppe barriere all’ingresso e poco ricambio. Vediamo lavorare sempre gli stessi dieci attori. Nella serialità con l’avvento delle piattaforme streaming internazionali il mercato si sta un po’ aprendo alla novità, ma mi sembra ancora troppo poco. Al di fuori delle accademie e del Centro Sperimentale, che accettano solo giovanissimi, manca una formazione permanente di alto livello finanziata dallo Stato e accessibile a tutte le età a costi limitati. Non esiste un contratto collettivo di lavoro e un compenso minimo garantito. Manca una forma concreta di sostegno al reddito per gli attori che pur dedicandosi all’attività a tempo pieno hanno guadagni irrisori. In tema di formazione gratuita e sostegno al reddito (con il rimborso spese dei provini), la collecting Artisti 7607, a cui sono iscritto, sta facendo moltissimo, ci terrei che lo scriveste perché ho un senso di profondissima gratitudine per il meraviglioso lavoro svolto, che ha contribuito a creare una comunità e sta cambiando concretamente i rapporti tra noi attori, che ci sentiamo più vicini, facciamo gruppo e ci aiutiamo. Tra i pregi è doveroso dire che negli ultimi anni si è visto un innalzamento davvero importante della qualità delle produzioni, c’è una vera e propria concorrenza sulla qualità in particolare nella serialità, sempre maggiormente curata”.

Il tuo mondo è spesso messo al centro di polemiche. Si parla di poco investimento per lo spettacolo. É vero?

“È vero se ne parla molto. Penso che il vero problema non sia tanto legato alla misura degli investimenti, quanto piuttosto alla mancanza di propensione al rischio di chi produce e distribuisce. Manca la fiducia in una storia e nelle capacità artistiche di chi la realizza. Oggi, grazie alla tecnologia, è possibile produrre e distribuire contenuti video con costi abbastanza limitati. Tuttavia, non solo le grandi produzioni, ma anche le opere a scarso budget, nella speranza che questo richiami l’attenzione del pubblico, hanno la tendenza ad investire più nel nome famoso da mettere in locandina che nello sviluppo della storia. La maggioranza dei fondi viene investita per avere la sicurezza che deriva dalla presenza di una o più ‘star’ nel cast, depauperando la macchina produttiva di risorse fondamentali. Con il risultato di avere una sceneggiatura zoppa, poco tempo per realizzare, ecc. Gli stessi criteri del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo), che dovrebbero contribuire ad abbattere le barriere all’ingresso, privilegiano i cast formati da attori famosi e pluripremiati. Ritengo sia una strategia miope e protezionistica che non ha compreso il valore e la capacità di attrazione della novità. Penso sempre ad un paragone tra Olivetti ed Apple. Negli anni ’90 Olivetti era leader nel mercato dei personal computer, la sua capacità tecnologica era avanzatissima, Apple era solo una squattrinata startup di studenti. Col passare degli anni Apple ha investito in innovazione, nella proposta di prodotti nuovi che prima non esistevano e che lasciavano perplessi gli addetti ai lavori, ma hanno incontrato il favore del grande pubblico. Olivetti ha invece preferito focalizzarsi sulle vendite, in particolare nel settore pubblico italiano. Nessuna innovazione, pochi rischi, profitti alti. Oggi Apple è una delle più grandi multinazionali del mondo e Olivetti non esiste più. Quando i produttori italiani avranno il coraggio di proporci un iPad?”.

Cosa vorresti nel tuo futuro immediato? 

“Avere la possibilità di mostrare il mio talento, trovare un regista e un produttore che credono in me per un ruolo importante, come fece Carlo Verdone in ‘Sotto una Buona Stella’”.

Dimmi il regista e un cast con il quale vorresti lavorare domattina.

“Quentin Tarantino, Christoph Waltz, Charlize Theron, Eugenio Krauss”.


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