Evol: Il rapper “cantastorie” si racconta


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Un salto nel passato ed un salto nel futuro per il giovane rapper di Pratola Peligna. Da un regalo al mestiere della vita. L’amore e il male iniziano dai ricordi

di Lucia Cirillo

Amare, sognare e cantare: solo verbi all’ infinito per Evol. Infinito è l’affetto che nutre per la musica, compagna di avventura e di infanzia. Grande rivelazione di “Rock per un bambino”; l’evento di beneficenza ideato dal musicista Luca Guadagnoli e dedicato alla memoria della figlia Aurora, lo scorso maggio al Pala Cesaroni di Genzano, Roma; il giovane rapper, studente a Milano presso la facoltà di Scienze della comunicazione e dello spettacolo, Vincenzo Colella in arte Evol, con l’esibizione del singolo “Brucerà”, ha portato a casa le note positive dei Cugini di Campagna e di Manuela Villa. Raccontare la società è fotografarla, cantarla è mettere nelle mani di ognuno una riflessione, un’opportunità. L’abbiamo intervistato per conoscere la storia di un giovane talento che non smette di guardare nel cassetto dove stanno i sogni.
Quando è iniziata la tua storia d’amore con la musica?
“All’età di cinque anni i miei genitori mi regalarono il primo disco dei Lunapop ‘Squerez’, da quel momento non ho mai smesso di amare la musica”.
Per quale motivo hai scelto il rap?
“Il rap è la più libera espressione musicale che ci sia. Cantare è essere liberi ed io mi sento libero se sto tra la gente, ascoltando le loro storie, osservandoli”.
E’ una missione, quindi, la musica per te?
“Sì, una missione, una vocazione, un modo per denunciare tante cose, per comunicare, sempre e comunque, le storie che cambiano la vita”.
Perché hai scelto il nome artistico di Evol? Che cosa significa?
“Evol è il contrario della parola love, leggendolo in inglese si pronuncerebbe ‘ivol’ come ‘evil’ che significa ‘male, odio’. Il bene e il male crescono insieme, si confondono e l’amore, a volte, può far male”.
Hai ribadito tante volte che la parola Evol riesce meglio a raccontare l’obiettivo che ti sei posto…
“La parola Evol riesce a comunicare l’obiettivo delle mie canzoni grazie ad un neologismo che ho coniato qualche anno fa: ‘evoluzionare’. Dovremmo tutti, soprattutto in questo periodo di forte crisi economica e di valori per l’Italia, ‘evolvere rivoluzionando’. Ogni grande cosa parte da una rivoluzione, interiore, quotidiana”.
Perché sei molto legato alla tecnica dello storytelling?
“La bellezza di una qualsiasi cosa è nel riuscire a comunicarla. Le storie arrivano di più”.
Quali sono gli argomenti forti dei tuoi testi musicali?
“Le piaghe sociali a cui assistiamo tutti i giorni, la tossicodipendenza, gli omicidi passionali, la disoccupazione, il malcontento per la politica italiana, l’amore nei suoi diversi aspetti”.
Facciamo un tuffo nel passato. Spesso alle parole sono legati tanti ricordi. Se ti dico Mogol, che cosa ti fa emozionare?
“La parola Mogol mi ricorda il momento in cui ho ricevuto in pubblico i complimenti per i miei testi dallo stesso Mogol, che mi ha anche definito la rivelazione del corso della scuola di compositori di cui facevo parte. Mogol è sempre una parola magica che mi permette un salto nel passato ed uno nel futuro”.
E’ uscito quest’ estate il primo singolo ”Brucerà” dove racconti una storia d’amore. Quando ci sarà il prossimo?
“Nel momento giusto, quando ci sarà un’altra storia significativa da amare e poi da affidare”.
Chi ti seguirà in questo ambizioso progetto?
“Per quanto riguarda l’aspetto comunicativo e promozionale mi sono affidato alla professionalità di Roberto Ruggiero, che ho conosciuto grazie all’artista pratolano Silvio Formichetti. A Roberto dico grazie per credere sempre in me proprio come fanno i miei genitori”.
Come prova a farsi conoscere un giovane talento?
“Sto preparando la mia pagina ufficiale su Facebook, Twitter  e Instagram”.


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