12/08/2022
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Fabrizio Romagnoli: “Ho scelto la recitazione per combattere la timidezza che avevo da ragazzo”

di Simone Mori –

Conosciamo da vicino questo bravissimo attore che ha trovato in Germania parte della sua consacrazione professionale.

Incontrare Fabrizio mette gioia al cuore. Allegro, pungente, divertente e con un’onestà intellettuale di grande rilievo, il marchigiano, classe 1969, mette il suo lavoro al primo posto, così come i suoi affetti e la sua famiglia. Conosciamolo meglio in questa chiacchierata.
Come ti sei avvicinato alla recitazione?
“Mi sono avvicinato alla recitazione intorno ai 16-17 anni per combattere la vergogna e la timidezza che mi attanagliavano in quel periodo. E pensare che solo qualche anno prima ero l’intrattenitore della famiglia e in tutte le feste amavo essere al centro dell’attenzione per raccontare barzellette e storielle. Poi, un senso di paura, del silenzio che si crea quando si parla in pubblico, quando ci si rende conto che tutti sono concentrati ad ascoltare l’interlocutore e, appunto, panico, paura, vergogna… Pensai che iscrivermi ad una scuola di recitazione potesse essere la soluzione al problema, non funziono, però divenni attore”.
Mi interessa molto la parte tedesca della tua vita. Cosa hai imparato in Germania? Quali le differenze maggiori con l’Italia?
“Credo sia importante dire che arrivai in Germania, in vacanza, dopo aver deciso di smettere di fare questo mestiere, esattamente dopo il primo Grease a Milano nel lontano 1997. La mia carissima amica Viviana mi invitò ad Amburgo, dove lei era in scena nel musical ‘Buddy Holly’. Mi organizzò un provino, fui preso nel cast e rinnovai tre contratti come protagonista del musical rock per eccellenza, mentre in Italia ero stato giudicato non in grado di cantare in stile rock. Dopo due anni e mezzo di Buddy Holly fui scritturato come protagonista per il famosissimo musical CATS e rimasi per altri due anni e mezzo, rinnovando altri tre contratti. Ovviamente, in questi musicals cantavo e recitavo in tedesco ed ero molto rock! La Germania mi ha sempre salvato ogni volta che la mia forza è venuta a mancare. Anche nel 2020 con il meraviglioso film ‘Im Netz der Camorra’ nel ruolo di coprotagonista al fianco di Tobias Moretti, per la regia di Andreas Prochaska. La Germania rispetta i talenti, non li schiaccia per gelosia o stupidi giochi di potere, è meritocratica e valorizza la formazione e la professionalità”. 
La poliedricità è una prerogativa della tua carriera. In quale ruolo di senti maggiormente a tuo agio?
“Onestamente, non lo so. Mi piace tutto ciò che ruota intorno alla recitazione, il fulcro della mia passione. Mi sento a mio agio quando mi trovo in mezzo a colleghi preparati su più discipline, cosa sempre più rara. Mi piace molto insegnare ma ogni tanto devo recitare per ricaricarmi. Amo scrivere per il teatro e per il cinema per dare voce a quello che sento, penso e vivo dentro di me ma ogni tanto devo dirigere per mettermi alla prova e vedere se quello che ho scritto, poi, funziona anche in scena. Veramente, non lo so, so solo che a me piace tanto la recitazione e il suo mondo a 360 gradi”.
Hai un sito internet (www.fabrizioromagnoli.it) molto aggiornato, con tutto quello che c’è da sapere sulla tua arte e dove metti a disposizione anche molto materiale. Sei tu a curare il sito in prima persona?
“Sì, mi occupo io dei contenuti, della forma e dello stile. Ovviamente, ho un webmaster che mi segue quando commetto degli errori e che mi crea le pagine vuote che mi occorrono in base al tipo di contenuto che poi andrò ad inserire. Mi piace avere un sito per utilizzarlo come un grande raccoglitore per tutto quello che faccio, per non disperdere niente e per tenere viva la memoria del mio percorso creativo. Il lavoro è sempre stato molto importante nella mia vita”. 
Quali sono ad oggi i tuoi ricordi più belli?
“Tanti, tantissimi ricordi belli, ma ti assicuro che ho anche tanti ricordi brutti, ma ok, parliamo solo di quelli belli, dai… Uno dei ricordi più belli è il mio percorso nei musicals in Germania. Essere in scena là è stato per me come vincere un Oscar, finalmente potevo esprimermi e dimostrare tutto quello che avevo sempre creduto di saper dare. Mi sono sentito molto apprezzato dalla mia famiglia ed ero finalmente felice di averla fra il pubblico in sala. Poi, il set cinematografico, i primi ruoli, la grande voglia di stare davanti ad una telecamera… Questa sensazione di amore, di gratitudine, si rinnova sempre ogni volta che mi trovo sul set di un film o sul palcoscenico di un teatro”.
L’insegnamento ha per te un valore enorme. È una missione quella di trasmettere la propria conoscenza artistica? 
“Assolutamente, sì! Amo insegnare e l’ho sempre amato. Mi piace trasmettere tutto quello che so fare e ammetto, senza vergogna, che alcune cose le so insegnare meglio di come le so recitare o cantare in prima persona. Quando ero giovane e volevo studiare, ho faticato tanto per trovare gli insegnanti giusti per me, i maestri che sapessero dialogare con la mia creatività stimolandola e sviluppandola. Mi dicevo sempre che qualora fossi arrivato ad avere una credibilità artistica, avrei iniziato ad insegnare in modo generoso e altruistico. Insegnare è condividere tutto il proprio sapere e non tenersi i segreti del mestiere per gelosia o invidia quando ci si trova di fronte a giovani grandi talenti. Credo di mettere tutto me stesso nell’insegnamento e spero di poterlo fare sempre, anche se ammetto che a volte può risultare molto stancante”. 
Mi dici tre aggettivi per descrivere il mondo dello spettacolo italiano?
“Corrotto. Elitario. Difficile”.
Quali sono i desideri ancora chiusi nel cassetto di Fabrizio?
“Mi piacerebbe tanto continuare a recitare bei ruoli profondi e difficili sia nel cinema che in teatro. Inoltre, prima o poi, vorrei tanto fare un bel musical. Per concludere, andare a vivere in una bella casetta in riva al mare. Spero di non aver chiesto troppo”.
In quale film del passato avresti voluto recitare? E quale avresti voluto dirigere?
“Allora, diciamo che posso esagerare perché con questa domanda siamo nella pura fantasia, quindi… Mi sarebbe piaciuto recitare il ruolo del professor John Keating nel film ‘L’attimo fuggente’ e dirigere il colossal ‘Titanic’”. 
La più grande gioia e la più grande delusione ad oggi della tua vita artistica?
“Ad oggi, ho avuto più soddisfazioni che delusioni ma, per alcune cose, posso dirti che mi piacerebbe fare nella mia amata Italia quello che ho fatto in Germania. Quindi, probabilmente, sto sognando ad occhi aperti non avendo nessun santo in paradiso. Un caro saluto a te e ai lettori di GP Magazine”.

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