Federica Quaglieri: Comico si nasce


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Ha finito da poco di girare il film “Un’estate da leoni”, una commedia dove si ride molto. La comicità è nel suo dna e di questo dice che non “si insegna ma si può solo affinare”. Ha scritto anche un libro e in radio conduce una trasmissione dedicata alla cucina

E’ una giovane attrice con una grande vena comica. E’ nata a Jesi. “Una ridente cittadina – perché poi si dica così non l’ho mai capito – in provincia di Ancona”, dice. Lei è Federica Quaglieri. “Jesi – continua – oltre ad aver dato i natali a molti dei nostri sportivi noti a livello nazionale, li ha dati anche a Valeria Moriconi e Virna Lisi. Perciò l’aria di quelle campagne  dovrebbe portarmi fortuna… spero!”.
E’ dotata di ironia e di autoironia. E’ caparbia, combattiva e si ritiene innamorata della vita. Ma per conoscerla meglio vi consigliamo di leggere questa intervista.
Federica, hai da poco finito di girare “Un’estate da leoni”, a fianco di Floriana Secondi, Mirko Alivernini, Ennio Drovandi e altri bravi attori. Di cosa parla questo film e qual è il tuo ruolo?
“Si tratta di una commedia fresca e divertente. E’ l’estate di cinque ragazzi molto diversi tra loro che, per fatalità, si troveranno a trascorrere insieme una vacanza che cambierà, per ognuno in modo diverso, le loro vite. Si ride molto, questo è sicuro, perché ci sono tantissime gag e avventure. Io sono una dei cinque protagonisti del film e interpreto Lucrezia, una ragazza di Milano snob e fissata con la moda. Assolutamente comica suo malgrado”.
Quale è stata la tua formazione artistica?
“Quando si è trattato di scegliere dove studiare, perché sono convinta che lo si debba fare come per gli altri lavori, ho avuto due madrine d’eccezione che mi hanno guidata: Valeria Moriconi e Mariangela Melato. Valeria era un’amica di famiglia che conoscendo la mia vis comica mi consigliò la Scuola di Teatro di Bologna. Un’Accademia, tra quelle riconosciute a livello nazionale, che aveva il merito di formare attori con questa prerogativa. Mi disse: ‘il comico non lo si può insegnare. I tempi, il ritmo che il comico richiede, o li si possiedono e in una scuola possono essere guidati, o se non si hanno, ci si deve accontentare di essere solo attori drammatici. Se un attore ha talento comico, il drammatico lo fa ad occhi chiusi. Non il contrario’. Parole che mi sono rimaste incise dentro, le sue. Poi, incontrai Mariangela. Sarebbe lungo qui raccontare come e cosa significò per me quel nostro primo incontro. Lei è stata, ed è, il mio ideale di attrice. Versatile, come pochissime sono state in grado di essere. Un talento vero. Ad ogni modo, anche lei mi sconsigliò la più conosciuta scuola Silvio D’Amico, troppo ‘accademica’ appunto, date le mie corde ambivalenti. Così, piena di timori, feci il provino per entrare a Bologna e mi presero. Poi studiai a Praga, a Parigi e vinsi una borsa di studio per la recitazione cinematografica alla New York  Film Academy. Ma la formazione non finisce mai e come posso faccio stage”.
Nasci come attrice comica; come avviene il passaggio alla recitazione drammatica?
“Il passaggio al drammatico non avviene. E’ contestuale e naturale. La difficoltà, come dicevo prima, non sta nell’imparare il drammatico, ma il comico. Il comico si può affinare, si può imparare a veicolare i tempi per la risata ma non si insegna. Diversamente, il drammatico si impara. Per chi ha la fortuna di avere talento comico, il drammatico è una passeggiata di salute”.
Il teatro è senz’altro il tuo primo amore. Che esperienza è stata quella del cabaret?
“Avevo sempre desiderato di fare cabaret. Poi, ho incontrato Stefano Vigilante – che per la verità seguivo da tempo nella speranza di poterci lavorare un giorno – e quest’incontro è stato determinante. Ho imparato e imparo moltissimo da lui. Abbiamo cominciato a lavorare insieme e non ci siamo più lasciati. In questo periodo, stiamo riportando in scena, sia nei teatri che in spazi più familiari al cabaret, uno spettacolo che ha avuto enorme successo: ‘Romanacci Tua’. Si tratta di uno spettacolo nato su improvvisazione e tratto da il libro omonimo scritto proprio da Stefano e che vede in scena con noi anche Saverio Raimondo, giovane comico e autore straordinario”.
Quando scegli un film da andare a vedere al cinema, come si orienta la tua scelta? Scegli in base al genere, al regista o agli attori?
“Scelgo in base ad un mix di fattori. Regia e cast artistico, senza dubbio. Ma anche stato d’animo e storia. Leggo le recensioni, sento il parere delle persone e cerco di vedere i trailer. La fotografia per me è tra i fattori che mi conquistano. E’ fondamentale in un film, credo. Ti porta nell’atmosfera della storia”.
Nel 2012 è uscito il tuo libro intitolato “Gocce di pensieri sull’Albero della Vita”. Di cosa parla e che riscontri ha avuto?
“Ho sempre scritto, in realtà per me. Poi sono arrivate le prime sceneggiature. Una su tutte ‘Sciocchezze da Stagnari’ scritta a quattro mani con Nicola Paduano. Abbiamo scritto e interpretato questo cortometraggio, per la Regia di Daniele Ciferri che sta vincendo anche dei premi. Poi è nato  il mio primo libro ‘Gocce di pensieri sull’Albero della Vita’. Un libro d’arte, in realtà, fatto di pensieri e immagini. Mai avrei creduto che sarebbe stato distribuito in circuiti nazionali come Feltrinelli e internazionali come Amazon. Eppure ha avuto ottimi riscontri e per la presentazione ufficiale ho avuto l’appoggio di Roma Capitale. Grazie al loro sostegno ho avuto uno spazio prestigioso per la mia presentazione”.
Attualmente stai portando a teatro uno spettacolo sul tema del femminicidio. Come si può trasportare su un palco un argomento così delicato?
“Si può portare in scena con il massimo del rispetto per il problema, quasi del tutto made in Italy tra l’altro. Noi non facciamo speculazione del dolore e non abbiamo alcuna intenzione di sfruttare un argomento così delicato. Anzi. Le storie che portiamo in scena sono nate da uno studio di oltre 200 casi avvenuti negli ultimi tempi, fatti dall’autrice Betta Cianchini”.
Dalla tua biografia emerge che sei un’appassionata di cucina e che conduci una rubrica radiofonica intitolata “Spadelliamo”. Abbiamo in mente varie trasmissioni televisive che parlano di cucina ma in radio come si può trattare questo ambito visto che non ci sono le immagini?
“Spadelliamo nasce da questa mia passione per il cibo. Assolutamente una forma d’arte di tutto rispetto. E’ vero, non ci sono immagini, ma ci sono io, la mia personalità, le mie ricette e tante gag comiche. E’ una trasmissione fresca divertente dove si parla di cucina a tutto tondo e da massaia. Non sono certo uno chef ma adoro stare ai fornelli e sperimentare. Ascoltemi e vi divertirete!”
Giochiamo un po’. Parlando di cucina, quale potrebbe essere un piatto ideale da gustare mentre si guarda un film comico?
“D’istinto dico fagioli all’uccelletta”.
Ed uno adatto per guardare un film drammatico?
“Cappelletti in brodo”.
Hai un sogno?
“Sì ma non lo divulgherei nemmeno sotto tortura. Se le cose le dici, si rovinano”.


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