Federico Barbieri: Storia di un incontro


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Da cosa nasce un incontro? Ce lo spiega Federico Barbieri nel suo ultimo libro

di Marisa Iacopino

C’è chi attribuisce al caso il verificarsi di ogni evento, senza che lo stesso trovi fondamento in una causa specifica. Per contro, i fautori del cosiddetto determinismo sostengono che gli avvenimenti, e le concatenazioni di effetti, siano frutto di una ragione ordinatrice. Senza dubbio ogni incontro, sia esso scaturente dal caso che da una causa, programmato o indotto, costituisce un momento decisivo dell’esistenza di ciascun individuo. Sull’argomento, ci siamo intrattenuti con Federico Barbieri, narratore e poeta. La sua ultima fatica, uscita per Viola Editrice, si intitola giustappunto “Storia di un incontro”. Con lui, cercheremo di comprendere se lo scrivere discenda da casualità o  da necessità preordinata.

Il titolo del libro ci porta immediatamente nella storia. Perché un incontro si verifichi, occorrono almeno due protagonisti. Dunque, possiamo dire che siamo in presenza di  un lui e una lei? 

“Assolutamente sì. Siamo di fronte al più classico degli incontri possibili: un uomo con una donna”.

Ci sono incontri  con cui ci si scontra, e incontri che ci cambiano. Come definirebbe l’incontro di cui è interprete il suo protagonista?

“Un incontro che diviene storia. La gran parte di tutto quello che avviene ogni giorno nella vita di ognuno di noi viene presto dimenticato. Solo gli avvenimenti più importanti e significativi divengono storia. Storia da raccontare, da non dimenticare. Il mio protagonista vive un incontro che diverrà storia”.

Secondo lei l’amore è un sentimento che può redimere? E qual è la sua idea di felicità?

“L’amore, senza dubbio, a mio parere, è il più forte sentimento che possiamo provare in questa vita. Ha un potere smisurato e può cambiare anche un’intera personalità. Ma allo stesso tempo un sentimento che non possiamo comprendere fino in fondo. Ci dobbiamo accontentare di godere dei suoi frutti. La felicità, invece, è riuscire a tenere in equilibrio le pulsioni e i bisogni che inevitabilmente ci abbracciano ogni giorno. Un equilibrio molto fragile da rompere”.

All’interno della storia, un intreccio avvincente che sfocia nel noir, genere letterario molto in voga oggi nella narrativa italiana. Ritiene necessario per la trasformazione, e l’evoluzione di un individuo il passaggio attraverso il male e la sofferenza da questo generata?

“Come diceva Sant’Agostino il male non è che privazione di bene. Per capire il vero valore di una cosa, di un sentimento o di una persona, bisogna perderla, esserne privi”.

Ora qualche domanda sullo scrivere: qual è secondo lei la funzione dello scrittore?

“Lo scrittore, per me, ha ereditato la missione che avevano i primi filosofi: guidare l’individuo verso una nuova visione e chiave della realtà”.

Crede nel fuoco sacro dell’ispirazione e estro creativo, o nella costanza dell’impegno? Quali sono a suo avviso le regole di un buono scrivere?

“Io penso che tutti noi possiamo e abbiamo ogni giorno buone e accattivanti idee che possano sfociare in un qualche tipo di opera. L’ispirazione è in ogni individuo, la differenza che fa di una persona un artista, sia esso pittore, scrittore, musicista, è il desiderio e la costanza di quest’ultimo di non veder morire l’idea nella propria testa e fare in modo che non cada nell’oblio della memoria, ma al contrario regalarle nuova vita”.

Trova ispirazione dal vissuto, o le storie che intreccia sono frutto dell’immaginazione? Secondo lei, il documentarsi serve a rendere l’arte  verosimile, ad immagine della realtà?

“Il vissuto è il nido preferito dell’immaginazione. L’immaginazione altro non è che un possibile vissuto creato da esperienze passate e unite insieme. Il documentarsi, la conoscenza, sono le fondamenta dell’arte. Senza di loro l’arte è solo una scritta sulla sabbia che ha un destino presto segnato”.

La scelta del prosimetro, oltre che necessario allo sviluppo della trama,  è forse anche uno stratagemma per portare la poesia all’interno della prosa, in un mondo poco incline all’arte poetica?

“È solamente un piccolo e umile tentativo di riscoprire qualcosa che forse troppo presto abbiamo dimenticato e catalogato come fuori moda”.

Come vede l’enorme produzione libraria in Italia, Paese in cui si continua a leggere poco?

“Finché qualcuno scriverà e pubblicherà i lettori saranno sempre più degli scrittori; è matematico. Quando una persona scrive il suo scritto sarà almeno letto da due persone. Il proprio personale lettore e la casa editrice che lo pubblicherà. Sempre uno più di lui. Finché si scrive, la lettura non morirà”.

Un’ultima domanda: qual è la tinta che più si attaglia al suo romanzo?

“Cremisi”.

Lasciamo Federico Barbieri con la convinzione che saranno in molti, lettori abituali o casuali, ad appassionarsi al nuovo romanzo; a  voler seguire i fili che annodano la trama del suo libro. Storia di un incontro, viaggio letterario che con grande maestria ci conduce tra i grovigli dell’incontro più imprevedibile.


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