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	<title>GP Magazine</title>
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	<description>Il Free Press di Musica, Moda, Arredamento, Spettacolo, Tv, Teatro, Design</description>
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		<title>Shenese</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“I do not love shopping” E’ una giovane bellezza americana conosciuta con il nome d’arte Ms Rain. E’ una modella di successo, vive in Florida e si sta laureando in Business Economy. Benché lavori nel mondo della moda, non ama fare shopping e odia qualsiasi aspetto materiale della vita Di Cristiano De Masi Shenese tu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“I do not love shopping”</strong></p>
<p>E’ una giovane bellezza americana conosciuta con il nome d’arte Ms Rain. E’ una modella di successo, vive in Florida e si sta laureando in Business Economy. Benché lavori nel mondo della moda, non ama fare shopping e odia qualsiasi aspetto materiale della vita<span id="more-812"></span></p>
<p><strong>Di Cristiano De Masi</strong></p>
<p><strong>Shenese tu sei una modella di successo… Come nasce la tua storia?</strong></p>
<p><strong>“</strong>Sono nata a Clearwater e sono cresciuta con mia mamma e mio fratello, quindi senza avere una figura paterna al mio fianco che mi potesse guidare e proteggere. Ho sempre avuto la passione per la moda fin da bambina ma questa voglia di seguire ed essere protagonista nel mondo della moda è uscita definitivamente al liceo”.</p>
<p><strong>Ma come sei entrata a far parte nel mondo della moda?</strong></p>
<p>“Beh, devo dire grazie ad un direttore casting di Orlando, che notò il mio viso e la mia avvenenza e mi propose di realizzare il mio primo servizio fotografico. Poi da lì in poi, attraverso questo lavoro, sono stata presentata ad altre persone e cosi ha iniziato a svilupparsi la mia attività di modella. Insomma, devo dire di essere stata anche molto fortunata che questa persona abbia creduto in me la prima volta”.</p>
<p><strong>Poi nel 2007 è accaduto qualche cosa di brutto nella tua vita. Ti senti di raccontarcela?</strong></p>
<p>“Sì, nel 2007 alcune persone si spacciarono per rappresentanti dell’industria della moda e, avvicinandosi a me con la promessa di aiutarmi a sviluppare la mia attività di modella, fecero quello che una persona non si aspetta… Mi aggredirono e in quel momento ho visto spezzare tutte le mie speranze e i miei sogni di modella. Quel momento mi aiutò a capire che comunque non dovevo mollare ma dovevo lottare per poter realizzare il mio sogno”.</p>
<p><strong>Sappiamo che nonostante quella brutta storia, sei iscritta al college per concludere la tua laurea in Business.</strong></p>
<p>“Ebbene sì, oramai quella brutta storia è alle spalle ed io mi sto per laureare in Business Economy. Vivo in un posto fantastico, un piccolo paradiso come Clearwater di fronte al golfo del Messico; in più  ho ripreso a pieno la mia attività di modella con grandi risultati e soddisfazioni e sono finalmente tornata a sorridere”.</p>
<p><strong>Come occupi il tuo tempo libero?</strong></p>
<p>“Sono un’amante dell’arte in genere e come posso dedico molto tempo alla famiglia, perché penso che questo sia il più bel successo che ognuno di noi possa desiderare nella propria vita”.</p>
<p><strong>Che rapporto hai con lo shopping?</strong></p>
<p>“Devo dire che pur amando molto il mondo della moda, odio profondamente fare shopping. Ed è strano perché tutte le ragazze amano fare acquisti di abiti, scarpe, accessori, ma ho proprio un rifiuto per questo modo molto materiale di vivere la vita”.</p>
<p><strong>Cosa pensi che dicano le persone dopo averti incontrato la prima volta?</strong></p>
<p>“Di solito, quando incontro le persone per la prima volta, mi dicono che sono una persona molto accessibile e intelligente più di quanto possa risultare dalle mie foto, dove sembro aggressiva e inarrivabile. Però vorrei prendere la vita in maniera molto più rilassata e tranquilla perché alla fine sono una ragazza semplice e amante della famiglia”.</p>
<p><strong>Faresti un saluto a tutti i nostri lettori?</strong></p>
<p>“Un saluto dalla Florida a tutti i lettori di GP Magazine e spero che abbiate capito qualcosa in più di me”.</p>
<div></div>
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		<title>Gabriele Pignotta</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[“Io e il mio pubblico ci adoriamo” E’ considerato un autentico produttore di commedie brillanti innovative. Scrive, recita e raccoglie applausi e incassi record. Attualmente è in tournée con lo spettacolo “Ti sposo ma non troppo” di Alessandro Cerreoni E’ uno dei nuovi attori più apprezzati dal pubblico italiano. Il teatro sta diventando il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Io e il mio pubblico ci adoriamo”</strong></p>
<p>E’ considerato un autentico produttore di commedie brillanti innovative. Scrive, recita e raccoglie applausi e incassi record. Attualmente è in tournée con lo spettacolo “Ti sposo ma non troppo”</p>
<p><strong>di Alessandro Cerreoni</strong></p>
<p>E’ uno dei nuovi attori più apprezzati dal pubblico italiano. Il teatro sta diventando il suo stadio, il luogo dove raccoglie consensi e dove miete emozioni e risate. Per questo, insieme a Fabio Avaro, nel 2007 ha fondato la Comedy &amp; Co., un gruppo artistico moderno e innovativo che in pochissimo tempo ha saputo reinventare un genere, la commedia italiana, trasformandola in una proposta teatrale nuova, coinvolgente, emozionante che attira migliaia di spettatori in tutta Italia. Le commedie scritte e dirette da Gabriele Pignotta, infatti, rappresentano oggi nel panorama teatrale un mix di qualità, originalità, talento. E anche di incassi record.</p>
<p>Gli esordi lo vedono trionfare al Festival di Castrocaro come volto nuovo e successivamente inizia a scrivere programmi per la Rai e per Mediaset. Ma è in teatro che Gabriele Pignotta trova il suo habitat ideale, e così inizia a scrivere e a produrre commedie. Attualmente è in giro con lo spettacolo “Ti sposo ma non troppo”. Inutile dire del grande successo. Così come per “La notte bianca”, in scena recentemente al Teatro Manzoni di Roma.</p>
<p>In questa intervista ci racconta come è diventato un personaggio di successo partendo addirittura dal momento della nascita…</p>
<p><strong>Gabriele, parlaci di questo spettacolo teatrale che è in tournée, &#8220;Ti sposo ma non troppo&#8221;.</strong></p>
<p>“E’ una bella commedia sentimentale che parla dell&#8217;amore in tutte le sue sfaccettature. Attraverso le vicende dei personaggi, l’amore cambia e prende forme sempre diverse: l’amore perduto, desiderato, sperato, sognato, pericoloso, ritrovato… Ma sempre raccontato con tanta ironia e la giusta dose di emozioni che fa battere il cuore”.</p>
<p><strong>Sei stato anche al Teatro Manzoni di Roma con &#8220;Una notte bianca&#8221;; puoi fare un bilancio?</strong></p>
<p>“Un  vostro collega  recentemente mi ha definito ‘l&#8217;unico artista del momento che scrive commedie che fanno impazzire il pubblico dalle risate  e che hanno anche tanto contenuto, gusto eleganza, originalità e talento’. Beh, mi basta questa definizione e ringrazio il pubblico che riempie i teatri dove andiamo ogni sera”.</p>
<p><strong>Come nasce Gabriele Pignotta artista?</strong></p>
<p>“Penso che l&#8217;artista è l&#8217;uomo nascano insieme. Se pensi che quando l&#8217;ostetrica mi dette lo schiaffetto appena uscito dal grembo di mia madre ho riso invece di piangere. Credo che fare commedie era già scritto nel mio dna insieme alla voglia di distinguersi da tutti gli altri”.</p>
<p><strong>Come ti definisci caratterialmente?</strong></p>
<p>“Mah, in continua ricerca di stabilità ma forse è questa la spinta a migliorare costantemente. In generale, quando non sono molto concentrato sul mio lavoro e quindi su me stesso, il che accade raramente, sono simpatico, profondo, curioso, ironico, ipocondriaco, ansioso,  e tanto distratto dai miei sogni e dalla mia immaginazione, che mi porta sempre fuori dalla realtà”.</p>
<p><strong>Qual è stata la tua formazione?</strong></p>
<p>“Tanta esperienza sul campo, piccoli medi e grandi palcoscenici per centinaia di repliche e centinaia di giorni di prove, più un milione di film e spettacoli visti e tantissimo spirito di osservazione della realtà e di tutto quello che mi circonda. La vita è la mia scuola”.</p>
<p><strong> Sei nato in tv, dove hai avuto importanti esperienze, per poi passare al teatro. E&#8217; un abbandono momentaneo o definitivo?</strong></p>
<p>“Non è un abbandono. Facevo intrattenimento in programmi che non mi appartenevano, oppure scrivevo per altri che non stimavo. Insomma era un contesto che mi dava soldi e visibilità ma che non mi faceva essere felice. Ora è giunto il momento di tornarci ma per fare la fiction e film per la tv e sto lavorando in quella direzione soprattutto come attore”.</p>
<p><strong> Che rapporto hai con il tuo pubblico?</strong></p>
<p>“Ci adoriamo rispettandoci prima di ogni cosa”.</p>
<p><strong>Ti senti un attore comico a tutti gli effetti?</strong></p>
<p>“No, mi sento un attore! L&#8217;ironia è solo un linguaggio, il mio preferito. Ultimamente ho girato un corto che sta vincendo un sacco di premi dove la mia interpretazione è più seria e sto riscuotendo dei consensi clamorosi”.</p>
<p><strong>Dove e come hai scoperto la tua vena comica?</strong></p>
<p>“In classe dalle elementari, quando, a parte i compagni, vedevo tanto ridere soprattutto i professori, il che non è affatto facile giusto?”.</p>
<p><strong>Giustissimo! Senti, si dice che il teatro sia in crisi. Sei dello stesso avviso?</strong></p>
<p>“Il teatro sta morendo con tutti i teatranti vecchi, snob e lontani dal pubblico. Sta morendo il teatro istituzionale delle caste, arrogante ed elitario. Meglio così, era ora di cambiare. Il teatro che facciamo noi è molto vicino alla gente, vero, semplice e sincero”.</p>
<p><strong>Tornando allo spettacolo &#8220;Ti sposo ma non troppo&#8221;, credi nel matrimonio?</strong></p>
<p>“Certo che ci credo! Ma è il matrimonio che non crede in me”. (ride)</p>
<p><strong>Se ad una donna dovessi dire: ti sposo ma non troppo. Come pensi possa reagire?</strong></p>
<p>“Una donna vuole sempre avere la sensazione che per te sia la cosa più importante, la cosa più bella e preziosa, quindi diciamo che non glielo direi mai, ma farei in modo che sappia che lo penso. La libertà  di scegliersi giorno per giorno è un presupposto fondamentale per decidere di vivere una relazione. E’ quel ‘ma non troppo’ che terrebbe vivo il rapporto, ne sono certo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Barbara Saba</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Quell&#8217;incontro con Costanzo” Ha scoperto il teatro da adolescente. La svolta è arrivata dopo l&#8217;incontro con Maurizio Costanzo e la possibilità di lavorare al Festival di Todi. Intanto, sta per debuttare al Teatro Garbatella di Roma il suo nuovo spettacolo “Milonga Merini. Poesia, tango e follia” di Ettore Luttazi E&#8217; cresciuta a pane e danza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Quell&#8217;incontro con Costanzo”</strong></p>
<p>Ha scoperto il teatro da adolescente. La svolta è arrivata dopo l&#8217;incontro con Maurizio Costanzo e la possibilità di lavorare al Festival di Todi. Intanto, sta per debuttare al Teatro Garbatella di Roma il suo nuovo spettacolo “Milonga Merini. Poesia, tango e follia”<span id="more-806"></span></p>
<p><strong>di Ettore Luttazi</strong></p>
<p>E&#8217; cresciuta a pane e danza classica calcando  le scene di numerosi teatri romani grazie al Balletto romano. A  17 anni si accorse che ballava meglio con la faccia che con il corpo e che la cosa la divertiva di più. Così il teatro è diventato la sua ragione di vita. Ha dato vita a Femmine EsagerArte e  prossimamente vestirà i panni di Alda Merini in un suggestivo spettacolo intitolato “Milonga Merini. Poesia, tango e follia”. Abbiamo incontrato Barbara Saba e lei ci ha raccontato i tanti progetti realizzati e quelli a cui  sta lavorando.</p>
<p><strong>Barbara è andata proprio così, hai iniziato con la danza e sei approdata al teatro?</strong></p>
<p>“Sì sì, non è una storia inventata. Da adolescente ho scoperto che ballavo con il viso e che non potevo stare zitta e quindi ho scoperto il teatro”.</p>
<p><strong>Quando hai iniziato a recitare?</strong></p>
<p>“A 17 anni mi interessai in prima persona per far attivare un corso di recitazione all&#8217;interno del Liceo che frequentavo e da quel momento non l&#8217;ho lasciato più”.</p>
<p><strong>E dopo il Liceo, cosa è successo?</strong></p>
<p>“Ho iniziato a  collaborare con l&#8217;Associazione culturale &#8216;Il tempietto&#8217; che realizzava all&#8217;epoca più di 300 eventi all&#8217;anno, tra concerti e spettacoli di vario genere. Tra il pubblico c&#8217;erano moli turisti stranieri, io recitavo strane storie su Debussy e Prokofiev. É stata una palestra importantissima”.</p>
<p><strong>E poi?</strong></p>
<p>“Poi tante esperienze ancora, come la Scuola di Cinema e l&#8217;incontro con Maurizio Costanzo che mi ha offerto la possibilità di lavorare al Festival di Todi in cui ho sperimentato davvero mille possibilità. In quel contesto sono stata conduttrice, performer, ho cantato, ballato presentato e soprattutto ho interagito”.</p>
<p><strong>Quindi oltre alle esperienze sono stati importanti anche gli incontri?</strong></p>
<p>“Direi proprio di sì. Quello con Alessandro Pultrone, mio insegnante alla scuola di cinema che mi ha insegnato a dosare il mondo di emozioni che avevo dentro per esprimermi al meglio, quello con Maurizio Costanzo che non so come spiegare. Costanzo è Costanzo, ho rubato da lui con gli occhi e le orecchie tutto quello che potevo”.</p>
<p><strong>Lui ha recitato una piccola parte anche nel tuo primo short film “Il fascino discreto della parola”.</strong></p>
<p>“Sì,  il mio primo film come produttrice e interprete, realizzato su un testo dello stesso Maurizio”.</p>
<p><strong>Spiegaci meglio come è andata.</strong></p>
<p>“Nel 2010 Maurizio mi regalò una raccolta di commedie teatrale. &#8216;Il fascino discreto della parola&#8217;, era un piccolo corto teatrale, e dava il titolo all&#8217;intera raccolta. Mentre lo leggevo lo immaginavo in versione cinematografica e da subito ho capito che il protagonista maschile poteva essere solo Greg. Volevo realizzare uno showreel d&#8217;autore e quindi ne ho parlato a Maurizio che ha approvato il rimaneggiamento cinematografico e ha accettato di apparire in un cameo. Un grane onore visto che prima d&#8217;allora lo aveva fatto solo per De Laurentiis. Il progetto poi è cresciuto grazie alla collaborazione di Femmne EsagerArte e di vari sponsor e ha vinto di recente il premio speciale Culturart Commission al concorso Corto D&#8217;autore”.</p>
<p><strong>Hai citato Femmine Esagerarte, un progetto molto complesso che ti sta dando grandi soddisfazioni. Ci racconti meglio di cosa si tratta?</strong></p>
<p>“Femmine EsagerArte è un mio sogno che si sta realizzando pian piano. É un sogno ambizioso in cui le donne con molta onestà lavorano insieme per obiettivi comuni. É il tentativo  di mettere un mattone nella desertica industria dello spettacolo e cinema italiano. Senza raccomandazioni, senza inadeguatezze professionali e umane, senza le brutture spesso ci capita di dover ingoiare o far finta di non vedere per lavorare”.</p>
<p><strong>Sta per debuttare il tuo nuovo spettacolo “Milonga Merini”. Com&#8217;è nato?</strong></p>
<p>“L&#8217;idea mi è venuta da semplici chiacchierate che facevo con Costanzo che amava tantissimo Alda Merini. Io ho sempre apprezzato la sua poesia  e volevo realizzare un recital in cui i oltre i suoi versi fosse protagonista la musica. All&#8217;inizio il progetto doveva essere molto più istituzionale, una sorta di evento spot con tanto di delegazione medico psichiatrica per la tutela della legge Basaglia. Poi però la cosa è rimasta incompiuta”.</p>
<p><strong>Com&#8217;è nata l&#8217;idea di abbinare il tango, suonato, cantato e ballato alle poesie della Merini?</strong></p>
<p>“É stata un&#8217;idea che ho avuto sin dall&#8217;inizio e poi si è rafforzata scoprendo nella biografia della poetessa che era un&#8217;appassionata di tango. E il tango è presente in tutte le sue forme.  Suonato da un trio d&#8217;eccezione guidato dl maestro Vincenzo De Filippo, direttore d&#8217;orchestra, compositore e pianista. Cantato da Ana Karin Rossi, un&#8217;attrice e cantante italo uruguayana che ha collaborato, tra  gli altri, con Horatio Ferrer colui che ha dato voce alle musiche di Astor Piazzolla. E infine ballato da Giulio Lilli che nello spettacolo rappresenta l&#8217;Amore in ogni sua forma”.</p>
<p><strong>Quando andrete in scena?</strong></p>
<p>“Debutteremo il 15 maggio 2012 al Teatro Ambra alla Garbatella, un teatro delizioso e dal cartellone davvero interessante. Saremo in scena fino al 27 maggio e durante le pomeridiane domenicali allestiremo nel cortile, una milonga alla maniera di Buenos Aires, con tanto di concerto en plein air, dedicato a chi voglia intrattenersi gratuitamente in una calda domenica di maggio, degustando prodotti tipici e ammirando i tangueri romani ballare”.</p>
<p><strong>Altre date?</strong></p>
<p>“Stiamo pianificando la tournèe in tutta Italia e sono felicissima perché già diversi teatri e manifestazioni si sono interessati allo spettacolo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Savino Zaba</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla Puglia con furore La Puglia, i cani e la Juve sono tra le sue passioni di vita. Savino Zaba è un personaggio cresciuto con la radio e che adesso ha deciso di misurarsi con la grande esperienza di “Uno Mattina” in tv. Ha scritto anche un libro intitolato “Beato a chi ti Puglia”, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dalla Puglia con furore</strong></p>
<p>La Puglia, i cani e la Juve sono tra le sue passioni di vita. Savino Zaba è un personaggio cresciuto con la radio e che adesso ha deciso di misurarsi con la grande esperienza di “Uno Mattina” in tv. Ha scritto anche un libro intitolato “Beato a chi ti Puglia”, con la prefazione di Renzo Arbore</p>
<p><strong>di Silvia Giansanti</strong></p>
<p>La caparbietà tipica degli abitanti del Sud e la determinazione spinta da una forte passione per questo lavoro che ha sempre sognato, hanno aiutato Savino Zaba a costruirsi una carriera meritata e di tutto rispetto. Nato a Cerignola, in provincia di Foggia, il 25 luglio del 1971, Savino si destreggia abilmente tra radio, il suo primo amore, e la tv, che lo vede attualmente al timone quotidiano di “Uno Mattina – Storie Vere” in onda sull’ammiraglia Rai.</p>
<p><strong>Savino, per quale grande occasione hai lasciato la Puglia, alla quale sei molto attaccato?</strong></p>
<p>“Era esattamente maggio del 2000. Qualche settimana prima avevo inviato una classica demo al direttore artistico del noto network RDS, così sono stato chiamato per sostenere un provino. L’esito è stato positivo e quindi il mio sogno di lavorare in questo grande network si è avverato. Ho lasciato Radio Norba in Puglia e mi sono trasferito a Roma, per effettuare il grande salto di qualità”.</p>
<p><strong>Cosa ti manca della tua amata terra?</strong></p>
<p>“Fortunatamente alla prima occasione ci torno spesso. Mi mancano i luoghi, le immagini, la gente, i profumi, i sapori e i colori che hai dentro, è una cosa inspiegabile. Ho scritto anche un libro su questa terra. E’una parte di me, pur riconoscendone i limiti e i difetti”.</p>
<p><strong>Hai</strong> <strong>lavorato per alcuni principali network radiofonici italiani e poi sei approdato in tv. Quanto ti è servito il mezzo radiofonico per arrivare alla tv?</strong></p>
<p>“Sicuramente la radio è una grande palestra, è servita molto a quello che faccio attualmente. Il tempo, il ritmo, la velocità e la spontaneità sono elementi che solo la radio dà. Un altro strumento che adoro e che devo ringraziare è il teatro, però sicuramente il mezzo radiofonico conserva ancora quella freschezza, quella genuinità e quel ritmo unico”.</p>
<p><strong>Perché chi fa la radio può fare più facilmente la televisione e non viceversa?</strong></p>
<p>“Chi fa la radio tende ad avere una spiccata personalità e dei tempi diversi. La radio ha una grammatica tutta sua che va rispettata ed un conduttore radiofonico è più completo e più avvantaggiato per fare la tv. In quest’ultima aiuta molto l’immagine che può andare a coprire a volte un buco o un tentennamento di un conduttore tv, che ha dei tempi più lenti”.</p>
<p><strong>Quale dei due mezzi ti affascina di più?</strong></p>
<p>“Mi affascina la potenza della tv, ma spero di non lasciare mai la radio. Quest’anno spengo le mie 25 candeline radiofoniche e attualmente continuo a condurre il programma ‘Ottovolante’ su Radio Due”.</p>
<p><strong>Svolgi un mestiere pieno di impegni dove in realtà non si termina mai nella giornata. Come riesci a far capire tutto questo alle persone dure di comprendonio che concepiscono il lavoro nella maniera tradizionale?</strong></p>
<p>“Per fortuna sono circondato da persone che hanno subito afferrato il mio meccanismo diverso di lavoro rispetto agli altri. Faccio la radio, la televisione, il doppiaggio, il teatro e adesso sono impegnato con la promozione del libro. Avrei bisogno di giornate più lunghe, visto che arrivo a lavorare fino a 14 ore al giorno”.</p>
<p><strong>Ti viene in mente un aneddoto radiofonico in tutti questi anni di carriera?</strong></p>
<p>“Ricordo una volta quando intervistai Annalisa Minetti. E’ stata una mia gaffe che è rimasta nella storia, in quanto le chiesi se preferiva andare al cinema o dedicarsi alla lettura. Lei simpaticamente mi disse che le sarebbe piaciuto andare al cinema o leggere un libro, ma che la vedeva un po’ dura&#8230; A microfoni spenti ci chiarimmo e lei per fortuna non si offese. D’altronde quei due bellissimi occhi vivi ti ingannano e nulla ti farebbe pensare ad una non vedente”.</p>
<p><strong>Fino a giugno sarai</strong> <strong>impegnato tutti i giorni con “Uno Mattina – Storie Vere”. Qual è finora il tema che ti ha colpito di più?</strong></p>
<p>“Volere è potere perché questa cosa l’ho sentita molto mia. Ho sempre desiderato fare nella vita quello che sto facendo ora. Sono partito dalla provincia del Sud senza nessuno che mi aprisse le porte e con la mia caparbietà e la mia forza di volontà, sono riuscito a fare quello che sognavo”.</p>
<p><strong>Come affronti questa grande responsabilità che ti è stata affidata?</strong></p>
<p>“Con molta professionalità e serietà, perchè mi rendo conto che mamma Rai ha avuto il coraggio di affidare un programma storico che sveglia gli italiani a due nuove leve allevate in casa. Io provengo da Radio 2 e Giorgia Luzi viene dalla ‘Tv dei Ragazzi’. Una scommessa. All’inizio, ho sofferto nell’affrontare questa grande esperienza professionale, ma poi con il tempo sono diventato più sicuro. Il segreto del buon risultato è studiare bene il copione, informarsi continuamente, incuriosirsi e andare a letto presto”.</p>
<p><strong>E se Niccolò il tuo bambino non ti facesse chiudere occhio?</strong></p>
<p>“L’ha già fatto! Durante i primi mesi di vita svolgeva il suo buon lavoro da neonato e si svegliava a qualsiasi ora per fare le poppate. Il giorno dopo mi sembrava di impazzire, lavoravo tutto intronato. Adesso fortunatamente le cose si stanno regolarizzando, ha capito che anche lui deve contribuire al bilancio familiare”.</p>
<p><strong>Oltre ai cani, cosa ti appassiona di più nella vita?</strong></p>
<p>“Gli essere viventi, la natura, il nuoto e la Juve”.</p>
<div></div>
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		<title>Roberto Ciotti</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/roberto-ciotti/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anima ed emozioni in blues Si sta preparando per il Jazz Blues Festival in Senegal. Sta lavorando al suo quindicesimo album. Dopo tanti anni di lavoro, la passione per la musica è sempre quella di un ragazzino. Un mito e un esempio da seguire  di Claudio Testi E’ uno dei maggiori esponenti europei del blues. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Anima ed emozioni in blues</strong></p>
<p>Si sta preparando per il Jazz Blues Festival in Senegal. Sta lavorando al suo quindicesimo album. Dopo tanti anni di lavoro, la passione per la musica è sempre quella di un ragazzino. Un mito e un esempio da seguire<span id="more-800"></span></p>
<p><strong> di Claudio Testi</strong></p>
<p>E’ uno dei maggiori esponenti europei del blues. Si chiama Roberto Ciotti e vive praticamente con pane e chitarra. La prese in mano che aveva solo dodici anni e non se n’è più separato, diventando quello che è, con un curriculum di tutto rispetto a cui inchinarsi. L’abbiamo incontrato e lui si è dimostrato felicissimo di raccontarsi.</p>
<p><strong>A dodici anni hai preso una chitarra in mano, hai iniziato a suonare e non l’hai più lasciata… </strong></p>
<p>“Sono passati molti anni ma è bellissimo ricordarlo. Fin da piccolo giocavo a pallone con gli allievi della Roma, studiavo e da grande avrei voluto studiare Filosofia all’università. Al primo liceo, con un mio compagno di banco, ascoltando per radio una canzone di un certo Jimi Hendrix, rimasi colpito dalla sua musica e dal suo carisma. Tanto che subito dopo, era la fine degli anni ‘60, verso il 1968, lo andammo a vedere al teatro Brancaccio a Roma e da lì è partito il mio grande interesse per una musica che allora da noi non era ancora molto conosciuta e stava approdando solo grazie ai programmi di Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, di cui successivamente sono diventato amico e che mi ha aiutato moltissimo nella mia carriera…”.</p>
<p><strong>E poi?</strong></p>
<p>“All’inizio abbiamo formato i primi gruppetti musicali, suonavamo ad istinto perché questo tipo di musica ha bisogno di ciò, oltre ad una grande passione, costanza  e studio. Negli anni ‘70 ho lavorato con  Francesco De Gregori ed Edoardo Bennato e ho partecipato a varie trasmissioni televisive come ‘L’altra domenica’ con Renzo Arbore. Negli anni ’80 poi ho fatto ‘Quelli della notte’ sempre con Arbore, ‘Mr Fantasy’ con Carlo Massarini, ho partecipato al ‘Maurizio Costanzo Show’. Sempre in quegli anni ho aperto i concerti di Bob Marley e ho collaborato con Ginger Baker, ex batterista dei Cream. Ricordo che nel 1989 ho avuto il piacere di ricevere la targa ‘Sanremo Blues’ e di comporre una colonna sonora del film di Gabriele Salvatores, ‘Marrakech Express’, ricevendo il premio Giovani &amp; Giovani a Roccella Jonica”.</p>
<p><strong>Vedo che le soddisfazioni non sono mancate.</strong></p>
<p>“Eh sì. Basti pensare che nel 1990 ho avuto la possibilità di registrare con Edoardo Bennato e a New York con Tommy Mandel, ex Dire Straits. E poi in quel decennio ancora successi, come l’apertura in Svizzera del concerto di Zucchero, con annesse partecipazioni televisive. Nel 2000 ho aperto alla grande con un concerto in terra elvetica e nel corso di quell’anno ho ‘toccato’ i grandi festival Blues. Dal 2001 ad oggi ci sono stati altri successi in Italia e nel mondo, come ad esempio ‘Unplugged’ nel 2077 e nella primavera del 2010 ‘Troubles &amp; Dreams’, con una grande promozione in radio, in tv e nei concerti. Nel giugno dell’anno scorso, infine, è giunta un’altra grande emozione suonando all’Auditorium di Mosca e più recentemente a Roma ho prodotto un evento. facendo straripare di persone e di emozioni l’Auditorium del Massimo con Ciotti &amp; Friends”.</p>
<p><strong>Cos’è la musica per il bluesman Roberto Ciotti?</strong></p>
<p>“La musica è la mia vita, è vivere una continua emozione, è un cordone ombelicale con il pubblico, è un po’ ‘Troubles &amp; Dreams’ come il titolo di un mio album.  La mia promozione è la gente nei miei concerti, che si affeziona a quello che sono e a quello che faccio molto di più che di certi ‘prodotti preconfezionati’ che si vedono e si sentono in giro”.</p>
<p><strong>Tra le tante star nazionali ed internazionali con cui hai avuto contatti e con cui hai lavorato, chi ti ha lasciato il segno e chi ti ha emozionato di più?</strong></p>
<p>“Ricordo con piacere più di un’artista. Ascoltare Jimi Hendrix, incontrare B. B. King al Pistoia Blues, e poi tanti artisti afro-americani in tanti viaggi, come ad esempio in Russia e in America, che mi hanno colpito positivamente nella vita e nello spirito e mi hanno aiutato a trovare la ‘mia melodia’. Tutti questi contatti hanno fatto e fanno nascere il mio stile personale. L’aneddoto più bello è sempre presente, quello di vivere sempre sul filo della creatività e dell’entusiasmo che fortunatamente mi sono rimasti come quando avevo diciotto anni, anche se da allora ne sono passati tanti”.</p>
<p><strong>A proposito di viaggi cosa stai preparando per il tuo prossimo futuro?</strong></p>
<p>“Sto preparando un tour in Africa, una terra fantastica e allo stesso tempo misteriosa, da dove poi è nato il blues. Dall’Africa si è trasferito in America ed è ritornato attraverso Londra, arrivando a noi. Dal 24 al 28 maggio andrò a suonare con la mia band e con mio grandissimo piacere rappresenterò l’Italia in uno dei più grandi Jazz Blues Festival dell’Africa, in Senegal. Sarà sicuramente un’esperienza meravigliosa”.</p>
<p><strong>E a livello discografico?</strong></p>
<p>“Dopo quattordici dischi sto incidendo il quindicesimo album, che spero sia pronto per l’estate. Sarà molto diverso dagli altri, nelle tematiche, nel sound, con arrangiamenti più vivaci e nel modo di pubblicizzarlo e venderlo più rivolto al mondo del web. E poi i concerti per promuoverlo che stiamo preparando”.</p>
<p><strong>Molti artisti hanno un portafortuna, tu ne hai uno o più?</strong></p>
<p><strong>“</strong>Ho diciotto chitarre, i cd e i miei cappelli, tra quelli che ho a casa e quelli che porto con me nei concerti ‘on the road’. Queste sono le cose che mi piacciono di più e che mi portano fortuna”.</p>
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		<title>Charlie Rapino</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il papà dei Take That  E’ l’uomo d’oro della discografia inglese. E’ dotato di grande talento e intuito. Un esempio? Prese un gruppo sconosciuto e lo fece diventare il fenomeno Take That  di Francesca Ceci Di sé dice di essere un creativo senza creatività. Classe 1960, produttore di star internazionali del calibro di  Take That, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il papà dei Take That </strong></p>
<p>E’ l’uomo d’oro della discografia inglese. E’ dotato di grande talento e intuito. Un esempio? Prese un gruppo sconosciuto e lo fece diventare il fenomeno Take That <span id="more-797"></span></p>
<p><strong>di Francesca Ceci</strong></p>
<p>Di sé dice di essere un creativo senza creatività. Classe 1960, produttore di star internazionali del calibro di  Take That, Kylie Minogue, Geri Halliwell e Spice Girls.  Charlie Rapino è un uomo fuori dagli schemi, te ne accorgi subito. Io ci provo a fargli una domanda, ma lui gioca da libero, non ti dà punti di riferimento, ti spiazza, sai da dove parte ma non riuscirai mai a capire dove arriva, risponde con generosità, non risparmia nessun aspetto del suo pensiero e quello che mi dice mi resta in mente proprio come la melodia di una bella canzone.  Finisco l&#8217;intervista e mi rendo conto che non è stata solo una chiacchierata, ma una lezione culturale, prima ancora che musicale.</p>
<p><strong>Oggi si parla sempre più spesso di cervelli che emigrano. Tu, in questo senso, sei stato un precursore: parmigiano, emigrato a Londra. Torniamo indietro nel tempo: fine anni ’80, Rapino Bros. Partiamo da qui, da quella Londra.</strong></p>
<p>“Sì, sono fuggito dall’Italia a vent’anni, subito dopo aver iniziato quella ‘disgrazia’ di università dove ho capito che non avrei concluso molto. Ho iniziato da giovane a viaggiare, sono arrivato nell’Inghilterra della Thatcher, il politico più importante della seconda metà del secondo dopoguerra a livello mondiale, capace di imprimere un forte cambiamento di mentalità. In questo senso anche la musica è stata una prominente forma di cultura durante il secondo dopoguerra, l’emancipazione dei sessi, la libertà sessuale sono arrivate attraverso i Beatles, i Rolling Stones, Presley. Prima di allora non se ne parlava…”.</p>
<p><strong>A proposito dei Beatles… ho letto una tua dichiarazione: <em>“i Beatles hanno avuto successo perché noi li abbiamo visti e abbiamo continuato a vederli”.</em></strong></p>
<p>“Certo, la musica, di base, è un’arte visiva, evoca alcune immagini, ti ricorda momenti particolari della tua vita, tu stessa quando hai dato il primo bacio probabilmente avevi un certo pezzo in mente. Poi la musica è diventata un’arte estetica, probabilmente senza il rock&amp;roll non avremmo avuto le grandi aerografate in pubblicità, Andy Warhol. L’arte non esiste, esiste l’artista. Voglio dire, puoi studiare teatro, ma non potrai mai essere Carmelo Bene. Quando i Beatles portavano i capelli lunghi la musica non era più solo le note giuste, ma l’atmosfera che riflettevano attraverso il loro essere, il loro look. Il primo a capire questo concetto fu Frank Sinistra, ti racconto un aneddoto molto divertente: quando Sinatra vide la copertina di “<em>Come fly with me”</em> disse:<em> ‘ma che è questo? Un manifesto della Pan Am?”. </em>Mentre stava tornando a casa, cambiò idea e pensò <em>“beh, però non è sbagliato che sembri un manifesto della Pan Am perché io, Sinatra, mi faccio testimone dell’America che sta volando’.</em> Quel disco mi pare sia del ‘57, l’America si espandeva a livello di trasporti, si poteva essere a New York la mattina e a Los Angeles la sera. Anche per questo Sinatra riflette e cambia addirittura il titolo di un pezzo che era “<em>Let me sing among the stars”</em> e diventa per lui “<em>Fly Me to the Moon”</em>, perché in piena era di Apollo, Sputnik, capisce che gli americani non hanno più bisogno di trasportarsi all’interno del loro pianeta, ma al di là. Per questo “<em>Fly Me to the Moon”</em> è un chiaro riferimento sociale perché ogni artista interpreta sempre quel che succede all’interno della sua società”.</p>
<p><strong>Una lista di superstar lunga da qui a lì: Kylie Minogue, Gery Hallliwell e naturalmente i Take That. Se ti dico: <em>dateci il gruppo più sfigato che</em> <em>avete e ne tiriamo fuori un successo, </em>che mi rispondi? </strong></p>
<p>“Sì, la leggenda narra che andò così in effetti. In quel momento la casa discografica non aveva il disco giusto. Quando io e Marco (ndr, Sabiu)  andammo in RCA eravamo il nome del momento perché venivamo da un grosso successo, ci dissero: <em>‘potete prendere quel che volete qui dentro. Gli </em><em> </em>Eurythmics<em>? Ok</em>’. Eravamo a questi livelli,  noi chiedemmo invece di avere qualcosa che era ancora embrionica perché è facile fare successi con i Rolling Stones, viceversa, noi per il nostro completo egoismo e successo personale, decidemmo di prendere una cosa che non era ancora sotto ai riflettori perché sapevamo che se avessimo reso grande una cosa che non era così grande, ne avremmo guadagnato, non economicamente, ma a livello di immagine”.</p>
<p><strong>Il magazine inglese Record of the Day ti ha definito leggendario. Cos’è il talento?</strong></p>
<p>“Carmelo Bene diceva che il genio fa quel che può, il talento fa quel che vuole. Spesso il talento è una questione puramente cromosomica, non si riesce a spiegare. Prendiamo Mozart e Salieri, Salieri studiò molto più di Mozart eppure non diventò mai Mozart. Perché? Boh, non lo so, Mozart era nato così. Io,ad esempio, ho il talento di riconoscere gente che ha talento, ma in realtà non ho nessun talento perché se mi che chiedi di suonare qualcosa alla chitarra faccio schifo”.</p>
<p><strong>Il mercato discografico è in crisi nera. Non si vende più musica. Al massimo la si scarica o la si condivide tramite piattaforme di network sociali. La logica del download e del “mi piace”, legata a internet e alle sue infinite possibilità, non ha aiutato la musica così come qualcuno sperava. Di chi è la colpa?</strong></p>
<p>“Di nessuno. È che un giorno sono arrivati dei nuovi monopoli che si chiamano Apple, Google, Youtube, nuove forme di distribuzione, un cambio epocale, né più ne meno quello che è successo all’inizio del ventesimo secolo con l’auto e in vent’anni i cavalli sparirono. È  l’evoluzione, se tu vedi il film di Kubrick ‘Odissea nello Spazio’, lui fa questa metamorfosi della clava che si innalza per aria e si trasforma in astronave. Se tornassimo indietro di 20 anni dubito che immagineremmo di poter comprare un biglietto aereo senza andare in agenzia o di parlare gratis per telefono come io e te stiamo facendo adesso. Se ce l’avessero detto gli avremmo risposto: ma che cavolo stai dicendo, sei scemo?”.</p>
<p><strong>Come sta la musica italiana oggi? </strong></p>
<p>“Di salute economica in maniera pessima perché gli autori, quelli che fanno musica non sono mai stati preservati. È assurdo che il paese di Verdi e Puccini non riesca ad esprimere musica nazional popolare capace di sfondare a livello internazionale. Dal punto di vista delle novità, invece, siamo messi bene perché Benny Benassi è il piu grosso dj in circolazione che però è meno sotto gli occhi del pubblico italiano”.</p>
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		<title>Alessandra Bosco</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Distrazione di massa E’ diventata famosa per aver realizzato un calendario sexy destinato alle truppe militari in zone di guerra. Si definisce una modella glamour con tanto cervello e con la testa sulle spalle. D’altronde, la bellezza da sola non serve a nulla di Alessandro Cerreoni Chi l’ha detto che per diventare modella devi essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Distrazione di massa</strong></p>
<p>E’ diventata famosa per aver realizzato un calendario sexy destinato alle truppe militari in zone di guerra. Si definisce una modella glamour con tanto cervello e con la testa sulle spalle. D’altronde, la bellezza da sola non serve a nulla<span id="more-794"></span></p>
<p><strong>di Alessandro Cerreoni</strong></p>
<p>Chi l’ha detto che per diventare modella devi essere alta 1 metro e 80 e pesare 45 chili? Basta lasciare l’Italia, oltrepassare l’Oceano e atterrare in America. Lì credono più nel talento che nelle misure. E i risultati si vedono. Ogni anno, migliaia di modelle (e artisti in genere) escono alla ribalta, lavorano e riscuotono consensi. E’ stato così anche per Alessandra Bosco, bellissima modella veronese, che per dodici anni ha potuto confrontarsi con la realtà statunitense, acquisendo un bagaglio di esperienze davvero importante. A vederla sembra la classica bellezza mediterranea, generosa e seducente. Ha iniziato l’attività di modella già da bambina e i primi lavori sono arrivati quando aveva sedici anni. Negli States, Alessandra ha avuto modo di  espandere ancora di più la sua esperienza di modella lavorando con fotografi affermati, specie in Florida, facendo vari servizi di lingerie, lifestyle, glamour e costumi da bagno.</p>
<p>Nel 2009 ha fatto parlare di sé, quando, in Germania, ha realizzato il suo primo calendario glamour-militare destinato per le truppe in zona di guerra. Il calendario, intitolato &#8220;Weapon of mass distraction&#8221; (Arma di distrazione di massa), è stato venduto dentro i negozi di basi militari americane in Europa, Iraq, Afghanistan e Asia. E che distrazione!</p>
<p><strong>Alessandra come sei caratterialmente? </strong></p>
<p>“Mi descriverei come una perfezionista e ambiziosa. Finché non raggiungo quello che voglio non mollo”.</p>
<p><strong>Sei a nata a Verona. Cosa ricordi della tua infanzia e dell’adolescenza? </strong></p>
<p>“Ricordo con piacere le visite al lago di Garda oppure la magia natalizia che emana la stella cometa dall&#8217;Arena di Verona”.</p>
<p><strong>Com&#8217;è nata la passione per gli scatti fotografici? </strong></p>
<p>“La fotografia mi ha sempre attratta e quando molti mi hanno fatto notare che la macchina fotografica ‘mi ama’, ho pensato di sperimentare la mia fotogenia”.</p>
<p><strong>Che tipo di modella ti definisci?</strong></p>
<p>“Una modella glamour con tanto cervello”.</p>
<p><strong>La maggior parte delle tue foto mettono in mostra il tuo fisico generoso; hai mai provato imbarazzo nel posare</strong></p>
<p><strong>&#8220;svestita&#8221;? </strong></p>
<p>“Imbarazzo mai! Perché significherebbe non sentirsi ‘all&#8217;altezza’ o non idonee abbastanza per essere davanti all&#8217;obiettivo fotografico”.</p>
<p><strong>Che rapporto hai con il tuo corpo? </strong></p>
<p>“Un bel rapporto. In questo ambito, qualsiasi insicurezza apparirebbe in foto e quindi è necessario essere sicuri di sé e sentirsi i migliori, sempre. Testa e corpo devono essere in sintonia. Se la testa è debole, il risultato finale sarà una foto debole e non importa quanta bellezza ci sia”.</p>
<p><strong>Cosa fai per mantenerti in forma? </strong></p>
<p>“Vado in palestra cinque volte la settimana o quando il tempo a disposizione me lo permette”.</p>
<p><strong>Testa e corpo, intelligenza e bellezza, in che percentuali sono importanti per la riuscita di una carriera da modella?</strong> “L&#8217;intelligenza è fondamentale al 95 per cento, senza testa la bellezza non funziona mai”.</p>
<p><strong>Ci puoi parlare dell&#8217;esperienza del tuo calendario sexy destinato alle truppe in zona di guerra?</strong></p>
<p>“Un progetto che ne è valso la pena dal punto di vista personale e professionale. Ho avuto modo di vedere che da sola sono riuscita a realizzare una cosa ‘mia’ e che le mie idee fotografiche sono state apprezzate da mezzo mondo. La maggior parte dei calendari con soggetti femminili sono tutti uguali. Il mio calendario, invece, era ben diverso”.</p>
<p><strong>Perché l&#8217;idea di fare un calendario del genere? </strong></p>
<p>“Mio marito è un militare di carriera, e quindi ho pensato che sarebbe stato bello realizzare un progetto per dare supporto alle truppe”.</p>
<p><strong>Hai vissuto per dodici anni negli Usa. Cos&#8217;è che ti ha portato lì e che esperienze professionali hai vissuto? </strong></p>
<p>“La vita militare di mio marito mi ha portata negli Usa. Lì ho avuto modo di iniziare seriamente come modella glamour e di bikini. Ci sono molti bravi fotografi specializzati in quel tipo di foto e hanno una mentalità diversa. Riescono a vedere la bellezza e le potenzialità in ogni misura e taglia. In Italia, invece, si pensa ancora che anche le modelle che non sono da passerella devono per forza essere 1,80 di altezza e pesare 45 chili. E non importa nulla che non siano adatte. Negli Usa ti danno l&#8217;opportunità di posare e non ti chiudono la porta in faccia solo perché non sei raccomandata. Al contrario di quello che accade in Italia”.</p>
<p><strong>Che rapporto hai con l&#8217;amore? </strong></p>
<p>“Un rapporto di rispetto”.</p>
<p><strong>Come deve essere il tuo uomo ideale? </strong></p>
<p>“Ordinato, ambizioso, bello e con senso dell&#8217;ironia”.</p>
<p><strong>In che modo vieni vista dalle altre donne? Con invidia o ammirazione? </strong></p>
<p>“Entrambe, ma purtroppo il virus dell&#8217;invidia prevale”.</p>
<p><strong>Su cosa stai lavorando attualmente? </strong></p>
<p>“Su di un progetto di beneficenza e per il futuro ho in progetto di fare altri calendari e di scrivere un libro”.</p>
<p><strong>Hai un sogno nel cassetto? </strong></p>
<p>“Cantare”.</p>
<p><strong><em> www.alessandrabosco.com</em></strong></p>
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		<title>Dario Bandiera</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:05:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Semplicemente bravo E&#8217; uno dei protagonisti del nuovo film “Workers – Pronti a tutto” di Lorenzo Vignolo. Si sta affermando come un bravissimo attore e dei suoi esordi ricordiamo il suo essere poliedrico: cantante, ballerino, imitatore e comico di Claudio Testi Dario Bandiera ha iniziato come intrattenitore e spesso lo abbiamo visto nelle serate e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Semplicemente bravo</strong></p>
<p>E&#8217; uno dei protagonisti del nuovo film “Workers – Pronti a tutto” di Lorenzo Vignolo. Si sta affermando come un bravissimo attore e dei suoi esordi ricordiamo il suo essere poliedrico: cantante, ballerino, imitatore e comico<span id="more-791"></span></p>
<div>
<p><strong>di Claudio Testi</strong></p>
<p>Dario Bandiera ha iniziato come intrattenitore e spesso lo abbiamo visto nelle serate e in tv nelle vesti di showman “completo”, come dice lui “un illusionista di suoni e di voci”: cantante, ballerino, imitatore, comico. Ma le sue grandi doti artistiche e il suo modo di essere lo rendono sempre di più  attore eclettico in grado di affrontare con disinvoltura personaggi e storie comici e drammatici. Ciò gli ha permesso di fare una scelta di vita  professionale e di iniziare il suo percorso cinematografico nel 1994 con il film “Miracolo Italiano”, diretto da Enrico Oldoini. E’ stato più volte protagonista della commedia d’autore. Nel 2007, ricordiamo, ha ottenuto anche una candidatura al Nastro d&#8217;argento come miglior attore protagonista per il film“Manuale d&#8217;amore 2 &#8211; Capitoli successivi” di Giovanni Veronesi.</p>
<p>Da Veronesi è stato poi diretto in “Italians” e “Streghe verso nord”. Tra i suoi film più recenti ci sono: “Oggi Sposi” di Luca Lucini, in coppia con Isabella Ragonese, “Baciato dalla fortuna” e “Vacanze di Natale a Cortina”.</p>
<p><strong>Dario, cosa ti piace di più del cinema?</strong></p>
<p>“Mi piacciono la dinamicità e la continua evoluzione. Ad esempio, ogni film è diverso dall’altro e quindi ti permette di vestire i panni di un personaggio, di viverlo e al termine ti spogli e ti prepari a metterne un altro diverso. Al contrario di quanto può accadere, con tutto rispetto, per uno spettacolo teatrale, dove tutte le sere fai la stessa cosa”.</p>
<p><strong>L’11 maggio nelle sale cinematografiche esce il film “Workers &#8211; Pronti a tutto” di Lorenzo Vignolo, dove tu interpreti un ruolo da protagonista.</strong></p>
<p>“E’ una commedia divisa in tre episodi legati tra loro in cui si racconta la storia di tre persone interpretate come protagonisti rispettivamente da me, dalla bravissima Nicole Grimaudo e dal grande attore e doppiatore Francesco Pannofino, alle prese, come si capisce dal titolo, con dei lavori  in questi casi improbabili. Sono per lo più lavori che in Italia ormai, nessuno vuole fare, e questi posti solitamente occupati da stranieri in vera difficoltà, ma alcuni sono pronti ad accettarli pur di non rimanere senza occupazione”.</p>
<p><strong>Che personaggio interpreti?</strong></p>
<p>“Il mio personaggio fa parte del secondo episodio, si chiama Italo. E’ uno che per sopravvivere al caro vita accetta un lavoro veramente inusuale, stare a contatto con i tori per raccoglierne il seme. Si innamora di una commessa interpretata da Daniela Virgilio, che è la Patrizia della serie ‘Romanzo Criminale’. Un giorno Italo decide di ‘dichiararsi’, la raggiunge portandole dei fiori, ma lei non lo considera, prova anche ad invitarla a pranzo, ma lei continua a non ‘calcolarlo’. Ad un certo punto a lui gli squilla il cercapersone mentre è nella stalla, e lei, credendo che sia un dottore, fa sì che da lì nascano una serie di equivoci e situazioni divertentissimi”.</p>
<p><strong>Che altro puoi dirci di questo film?</strong></p>
<p>“Sembra una commedia all’inglese girata tecnicamente molto bene, è molto divertente ed è per tutti.</p>
<p>Anche gli altri due episodi sono particolarissimi, uno racconta le vicende di una truccatrice di morti. Non è la solita commedia vista e rivista, quindi il consiglio ovviamente è di andarlo a vedere”.</p>
<p><strong>Cosa ti è rimasto interpretando questo film?</strong></p>
<p>“Mi si è aperto un mondo totalmente nuovo e sconosciuto sul mondo degli allevamenti. Ad esempio, chi vuole avere un vitellino da una mucca può scegliere il seme del toro che gli piace di più e può utilizzarlo senza l’accoppiamento dei due animali: cose da pazzi!”.</p>
<p><strong>E dopo questo film cosa farai?</strong></p>
<p>“Ne ho già finito un altro che uscirà il 12 ottobre. Il titolo è ‘L&#8217;ultima spiaggia’<strong> </strong>di Gianluca Ansanelli, ancora una volta insieme a Nicole Grimaudo, prodotto dalla IIF e distribuito da Medusa. Questa estate poi girerò altri due film che usciranno in autunno e in inverno prossimi. E poi per il 2013 spero di fare un mio film, una commedia ‘completa’, anche con un po’ di azione, cosa che nel cinema italiano manca troppo spesso”.</p>
<p><strong>Nella vita, quando non sei nei set cinematografici cosa ti piace fare?</strong></p>
<p>“Coltivo diverse passioni come la pittura, la scultura e il canto. Se vuoi ti faccio sentire la mia voce di tenore… Ma non finisce qui, fra le altre cose sono un grande appassionato di motociclette e di arti marziali”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>foto:</strong> Azzurra Primavera</p>
<p><strong>abiti:</strong> Fendi</p>
<p><strong>location:</strong> Ristorante Angelina &#8211; Roma</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cristina Chiabotto</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/cristina-chiabotto/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nulla arriva per caso” Da Miss Italia ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti per Cristina. Tanta tv e tanti consensi da parte del pubblico. Di lei abbiamo letto diverse interviste ma questa volta ve la presentiamo attraverso questa originale intervista “alfabetica” di Giulia Pascucci Sin dal momento in cui fu proclamata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Nulla arriva per caso”</strong></p>
<p>Da Miss Italia ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti per Cristina. Tanta tv e tanti consensi da parte del pubblico. Di lei abbiamo letto diverse interviste ma questa volta ve la presentiamo attraverso questa originale intervista “alfabetica”<span id="more-788"></span></p>
<p><strong>di Giulia Pascucci</strong></p>
<p>Sin dal momento in cui fu proclamata Miss Italia, nel 2004, di lei colpirono la simpatia e la brillantezza. Oltre alla bellezza, naturalmente. Cristina Chiabotto ci ha messo poco per farsi amare dal pubblico. Le è bastato essere se stessa sempre, con quella semplicità che l’ha contraddistinta fin dai primissimi momenti. Figlia di un papà piemontese e di una mamma originaria di Benevento, Cristina ha potuto annoverare in sé quella solarità tipica del sud unita alla praticità e alla determinazione che si riscontrano nei piemontesi. Un bel mix, non c’è che dire. In più, a renderla ancora più speciale, c’è il suo amore per gli animali, testimoniato anche attraverso la conduzione del programma di Italia 1 “Bau Boys”.</p>
<p><strong>Animali</strong></p>
<p>“Ho un rapporto molto bello con gli animali, il 27 febbraio è partita la seconda edizione di ‘Bau Boys’ in onda su Italia 1. Il mio lavoro mi dà l’occasione anche di parlare dei maltrattamenti nei confronti di questi nostri amici”.</p>
<p><strong>Ballo</strong></p>
<p>“È una passione, la mia vita. Fantastica l’esperienza a ‘Ballando con le Stelle’ dove sono riuscita anche a vincere”.</p>
<p><strong>Cinema</strong></p>
<p>“Mi affascina, lo adoro, non mi perdo neanche una prima. Mi piacerebbe farlo”.</p>
<p><strong>Destino</strong></p>
<p>“Pieno di segnali, magico. Lascia scie speciali, sono convinta che nulla arriva per caso”.</p>
<p><strong>Emozione</strong></p>
<p>“Senza emozione non sarei così”.</p>
<p><strong>Famiglia</strong></p>
<p>“Il mio primo punto di riferimento. È fondamentale per la mia vita, è il tesoro più grande”.</p>
<p><strong> Gioia</strong></p>
<p>“Ogni mattina che apro gli occhi, la mia vita è una gioia”.</p>
<p><strong>Hotel</strong></p>
<p>“L’occasione per parlare un po’ con se stessi dopo aver lavorato in una città che non è la tua. Una specie di oasi”.</p>
<p><strong> Italia</strong></p>
<p>“Sono patriottica. Ho rappresentato con orgoglio l’Italia con Miss Italia. È la mia terra e la sento proprio mia”.</p>
<p><strong> Juventus</strong></p>
<p>“Sono una juventina vera, sono completamente black &amp; white, felicissima di esserlo. È un amore enorme, addirittura per strada mi chiedono consigli per la campagna acquisti”.</p>
<p><strong> KO</strong></p>
<p>“Ci vai ko quando ti viene tolto qualcosa a cui tieni tantissimo”.</p>
<p><strong> Le Iene</strong></p>
<p>“Un’esperienza fantastica, ritengo sia uno dei pochissimi format validi della televisione italiana”.</p>
<p><strong> Miss Italia</strong></p>
<p>“È stata la porta d’accesso alla popolarità. Si resta per sempre Miss Italia, pensa che a Carnevale mi ci sono mascherata”.</p>
<p><strong> Novità</strong></p>
<p>“Ho la fortuna di vivere una vita che è una continua novità”.</p>
<p><strong> Obiettivi</strong></p>
<p>“L’obiettivo più importante è quello di imparare sempre di più”.</p>
<p><strong>Pubblicità</strong></p>
<p>“La mia linfa vitale. Mi piace moltissimo farla. Il ‘plin plin’ è diventato praticamente parte di me”.</p>
<p><strong> Recitare</strong></p>
<p>“Non so se sarei in grado di recitare ora, di sicuro mi piacerebbe provare perché no, ma sicuramente dopo aver studiato, senza improvvisare, ma con una base solida”.</p>
<p><strong> Sorriso</strong></p>
<p>“È il mio biglietto da visita. Dico sempre che prima di me arrivano il sorriso e il piede, porto 42. Mi auguro che il mio sorriso contagi chi lo vede”.</p>
<p><strong>Tempo</strong></p>
<p>“Il mio scorre velocissimo, freneticamente, tutto è successo così in fretta. Nel tempo in cui viviamo invece noto molto disagio”.</p>
<p><strong>Uomini</strong></p>
<p>“Ho avuto la fortuna di incontrare persone speciali, sia a livello professionale, di amicizia e sentimentale. Diciamo che sono stata molto fortunata”.</p>
<p><strong>Viaggi</strong></p>
<p>“Adoro viaggiare, ‘rubo’ dal mondo e mi arricchisco”.</p>
<p><strong>Zecchino d’oro</strong></p>
<p>“E’ stato il primo approccio professionale con i bambini. Un’esperienza veramente unica, singolare, bellissima”.</p>
<p><strong>Chi è Cristina Chiabotto</strong></p>
<p>E’ nata il 15 settembre del 1986 a Moncalieri sotto il segno della Vergine. Un segno che si contraddistingue per la sua ostinazione e la sua pignoleria. Da giovane si appassiona alla danza. E’ tifosissima della Juventus (chissà che quest’anno la sua squadra del cuore non le regali lo scudetto, dato che mentre andiamo in stampa si giocano le ultimissime partite). La svolta avviene nel 2004 con la proclamazione a Miss Italia. Una vittoria che le spalanca le porte della tv. Diventa così testimonial dell’acqua minerale Rocchetta insieme al suo idolo calcistico Alex Del Piero, tanto da diventare per tutti la “ragazza plin plin”. La sua passione per la danza la spinge fino all’edizione 2005-2006 di “Ballando con le Stelle”, vincendola in coppia con Raimondo Todaro. Successivamente passa alla conduzione de “Le Iene” e sempre nel 2006 presenta il Festivalbar. Ormai la sua carriera è un crescendo di grandi opportunità e nel 2007 assume il timone di “Scherzi a parte”. Nel 2008 arriva la conduzione di “Real Tv”, una trasmissione che consente a Cristina Chiabotto di dimostrarsi camaleontica. E nello stesso anno viene chiamata a “Controcampo”, il programma sportivo domenicale di Mediaset. Nel 2010 insieme a Emanuele Filiberto e Pupo conduce su Rai Uno “Ciak si canta”. Il 27 febbraio di quest’anno, infine, arriva l’esordio nella trasmissione di Italia Uno “Bau Boys”, un programma tutto dedicato al mondo degli amici a quattro zampe e degli animali.</p>
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		<title>GP Magazine Aprile 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
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