<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>GP Magazine</title>
	<atom:link href="http://www.gpmagazine.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.gpmagazine.it</link>
	<description>Il Free Press di Musica, Moda, Arredamento, Spettacolo, Tv, Teatro, Design</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 15:13:25 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Amy Shackleton</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/amy-shackleton/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/amy-shackleton/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=686</guid>
		<description><![CDATA[Artista o performer?. E’ un’incredibile artista canadese che non dipinge in maniera tradizionale ma utilizza strumenti come la pittura acrilica e la forza di gravità di Camilla Rubin  Amy Shackleton è una ragazza di 25 di Toronto, che, pur essendo così giovane può dire di aver esposto le sue opere a New York, Londra, Toronto, Montreal e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Artista o performer?.</strong></p>
<p>E’ un’incredibile artista canadese che non dipinge in maniera tradizionale ma utilizza strumenti come la pittura acrilica e la forza di gravità<span id="more-686"></span></p>
<p><strong>di Camilla Rubin </strong></p>
<p>Amy Shackleton è una ragazza di 25 di Toronto, che, pur essendo così giovane può dire di aver esposto le sue opere a New York, Londra, Toronto, Montreal e Calgary. I suoi lavori sono stati recentemente selezionati per l&#8217;acquisto da parte della Collezione Colart a Montreal e ha ricevuto il suo BFA Degreelode presso la York University.</p>
<p>“Dipinge” a tempo pieno nel suo nuovo studio di Toronto. “Dipinge”&#8230; in realtà per farlo non usa, come di consueto, matite, inchiostro, pennelli e colori, nel suo caso gli &#8220;strumenti&#8221; sono semplicemente la pittura acrilica e la forza di gravità, grazie a cui, attraverso un meccanismo rotatorio che è installato su un cavalletto fissato alla parete, orienta e inclina la tela perché il colore assuma i tratti e le curve desiderate.</p>
<p>Il risultato sono scene piene di movimento dove la natura circonda e avvolge delicatamente il paesaggio urbano, fondendo la città con paesaggi naturali. La sua idea è che natura e città possano coesistere nel mondo a patto che quest’ultima impari ad essere responsabile, rispettosa e sostenibile.  Un punto di vista positivo che lei spera spinga i suoi fan ad intraprendere iniziative sostenibili.</p>
<p>Il suo procedimento non è di certo casuale, Amy ha infatti recentemente dichiarato che prima scatta una fotografia dei posti che visita (spazia da territori degli Stati Uniti ma è passata anche per Croazia, Austria, Perù, Inghilterra e Marocco); successivamente seleziona le foto e le sovrappone fondendo letteralmente i paesaggi. A questo punto prende dei contenitori di plastica, una serie di bottiglie in plastica morbide dalla bocca stretta (con il beccuccio per capirci) e lancia il colore sulla tela, inizialmente appeso o adagiato a terra, passando poi a ruotare la tela, sfruttando la forza di gravità per dare al colore la giusta direzione.</p>
<p>Una curiosità: all&#8217;inizio del suo percorso l&#8217;artista ha dichiarato che ricorreva ai pennelli unicamente per le rifiniture e che adesso li usa solo per firmare i suoi quadri. Pare che però durante la sua ultima esposizione a <strong>Toronto</strong> abbia detto ad un giornalista che potrebbe gettare via anche questi e iniziare a firmare le sue creazioni con la stessa curiosa tecnica con cui le realizza.</p>
<p>Forse per questo tutti dicono che la più grande espressione artistica di Amy Shackelton non sia il dipinto, ma il metodo con il quale lo realizza. la vera opera forse, è la performance stessa, come ha dimostrato il video postato su Youtube, in cui ha raggiunto il record di sessione di pittura lunga 30 ore e ha riassunto in un video da due minuti e mezzo.</p>
<p>Immagini gentilmente concesse da Kikapress</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/amy-shackleton/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mike Tyson</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/mike-tyson/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/mike-tyson/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=683</guid>
		<description><![CDATA[Una vita ai limiti. Lo sapevate che… Mike Tyson, all&#8217;anagrafe Michael Gerard Tyson (Brooklyn, 30 giugno 1966), è un ex pugile statunitense. Soprannominato Iron Mike, The Baddest Man on the Planet, Kid Dinamitee King Kong, Tyson ha assunto il nome islamico di Malik Abdul Azizdurante il periodo trascorso in carcere a scontare una condanna per stupro Lo sapevate che… Lorna Smith, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una vita ai limiti.</strong></p>
<p>Lo sapevate che… Mike Tyson, all&#8217;anagrafe Michael Gerard Tyson (Brooklyn, 30 giugno 1966), è un ex pugile statunitense. Soprannominato <em>Iron Mike</em>, <em>The Baddest Man on the Planet</em>, <em>Kid Dinamite</em>e <em>King Kong</em>, Tyson ha assunto il nome islamico di Malik Abdul Azizdurante il periodo trascorso in carcere a scontare una condanna per stupro<span id="more-683"></span></p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong> Lorna Smith, la madre di Mike Tyson, era una ex insegnante che è stata sposata in passato con Percel Tyson prima di conoscere Jimmy Kirkpatrick. Lorna e Jimmy non sono sposati ma dalla loro unione nascono tre figli: Rodney, Denise e Michael, che eredita il cognome del primo marito della madre Tyson. Jimmy lavora come manovale ma, due anni dopo la nascita di Michael, soffrendo di gravi disturbi al cuore decide di lasciare il lavoro. Con esso abbandona anche la compagna e i figli per rifarsi una vita lontano da Brooklyn. Lorna, incapace di sostenere da sola l&#8217;intera famiglia, si trasferisce con i suoi tre figli da Bedford-Stuyvesant a (New York) Brownsville, uno dei quartieri più pericolosi d&#8217;America. Michael adesso, senza un padre e con la madre che nel frattempo trova nell&#8217;alcol la soluzione ai mali della propria esistenza, cresce senza una guida sulle strade del ghetto dove trascorre un’infanzia molto difficile.</p>
<p><strong>Lo sapevate che… </strong>Per il suo comportamento è stato giudicato da ESPN il peggior sportivo degli ultimi 25 anni (giudizio di esperti ed amatori)e, nonostante abbia guadagnato più di 300 milioni di dollari durante la sua carriera, ha dichiarato bancarotta nel 2003.</p>
<p><strong>Lo sapevate che……</strong> Tyson da bambino era introverso, solitario e coltivava la passione per i piccioni (che allevava con entusiasmo sul tetto di un edificio abbandonato). Parlava poco e non si univa volentieri ai giochi degli altri ragazzi. I piccioni erano la sua unica compagnia assieme ad un cane trovatello che battezzò con il nome &#8220;Killer&#8221;.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong> Un giorno Michael picchiò furiosamente un ragazzo più grande che, per divertimento, aveva staccato la testa ad uno dei suoi piccioni e continuò in seguito a ricorrere alle maniere forti qualora gli si presentò l&#8217;occasione.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong> In seguito all&#8217;ennesimo scippo, per allontanarlo da Brooklyn e da un sicuro avvenire fatto di crimini più gravi, Tyson venne destinato al riformatorio per irrecuperabili di Tyson, ed è proprio lì che il destino cambierà il corso della sua esistenza. Tyson a 12 anni aveva già collezionato una trentina di arresti e detenuto in vari riformatori, ma la boxe era ormai la sua passione. Si allenava con grande impegno, tanto che sovente dovevano costringerlo ad andare a dormire. Era infatti sempre l&#8217;ultimo, poiché gli allenamenti non di rado, si protraevano fino alle 2 o alle 3 della notte. La svolta proprio in questo centro, quando il  secondino ed ex-pugile medio-massimo professionista Bobby Stewart lo notò. Colpito dalla prestanza e dalla straordinaria attitudine alla boxe del piccolo Tyson, Stewart decide di presentare Mike al leggendario Cus D’Amato, allenatore che in passato era diventato celebre per aver tirato su Floyd Patterson, il più giovane campione dei massimi (dal 1956 al 1962), prima dell&#8217;era di Mike.</p>
<p><strong>Lo sapevate che……</strong> Nell&#8217;85 ad appena 19 anni, riceve la copertina della più prestigiosa rivista sportiva d&#8217;America, Sport Illustrated, che lo appella &#8216;Kide Dinamite&#8217;. L&#8217;anziano allenatore Cus D&#8217;Amato morirà a causa di una polmonite nel novembre del 1985 all&#8217;età di 77 anni, non riuscendo a vedere il proprio pupillo vincere il titolo.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong> A poco più di 20 anni l&#8217;ente World Boxing Council dà l&#8217;opportunità a Tyson di affrontare il campione Trevor Berbick, noto per aver sconfitto Muhammad Ali  nell&#8217;ultimo match di “<em>The Greatest”</em>. Tyson (27-0-0) batte per KO al secondo round Berbick (31-4-1) conquistando il titolo mondiale WBC a soli 20 anni 4 mesi e 22 giorni. Il giovane pugile dedicherà questa vittoria al suo indimenticato tutore Cus D&#8217;Amato e nel corso dei nove mesi successivi, riunificherà la corona dei pesi massimi sconfiggendo prima ai punti in 12 riprese James Smith , detto <em>Spaccaossa</em>, per la cintura WBA, e poi, sempre ai punti, Tony Tucker, detto <em>TNT</em> per il titolo della International Boxing Federation (IBF). Diviene così il primo peso massimo nella storia a detenere tre delle quattro cinture delle federazioni più importanti.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong> Alla fine del 1991 la rincorsa al titolo venne bloccata dall&#8217;accusa di  &#8221;Stupro&#8221; stupro da parte della reginetta di bellezza Desirée Washington. Segue un processo che viene seguito dall&#8217;intera America, divisa tra colpevolisti ed innocentisti, e che si conclude con una condanna a 10 anni di carcere (di cui 4 con pena sospesa). Tyson entra nel carcere di Plainfield , nello Stato dell’Indiana, nel febbraio del 1992 e ne esce già nel marzo del 1995 dopo 1095 giorni di reclusione e beneficiando, tra l&#8217;altro, di uno sconto sulla pena per buona condotta</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong> ll 26 maggio 2009, la figlia di 4 anni, Exodus, ha perso la vita per soffocamento in un incidente domestico avvenuto il giorno precedente, il 25 maggio. Due settimane più tardi si è sposato con Lakiha Spicer, dalla quale ha avuto la figlia Milan e, il 26 gennaio 2011, il secondo figlio Morocco Elijah, che porta a otto il totale dei figli dell&#8217;ex Campione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/mike-tyson/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Luca Jurman</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/luca-jurman/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/luca-jurman/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=680</guid>
		<description><![CDATA[Body and soul. E’ uno dei più apprezzati vocalist e musicisti che abbiamo in Italia. Ha iniziato la sua carriera quando era ancora adolescente, debuttando a 13 anni come pianista jazz in un locale milanese. La sua popolarità è accresciuta grazie alla partecipazione come vocal coach al programma “Amici” di Donatella Lavizzari  Ciao Luca, tu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Body and soul.</strong></p>
<p>E’ uno dei più apprezzati vocalist e musicisti che abbiamo in Italia. Ha iniziato la sua carriera quando era ancora adolescente, debuttando a 13 anni come pianista jazz in un locale milanese. La sua popolarità è accresciuta grazie alla partecipazione come vocal coach al programma “Amici”<span id="more-680"></span></p>
<p><strong>di Donatella Lavizzari </strong></p>
<p><strong>Ciao Luca, tu sei un uomo di spettacolo completo e molto professionale, quali sono i modelli e i maestri che riconosci come tali?</strong></p>
<p>“Ce ne sono tanti. Anche un allievo può diventare un maestro in qualche momento di vita. Mi ispiro sempre ai grandi perché amo avere degli obiettivi molto alti. Mi riferisco a Beethoven, Mozart fino ad arrivare a Ray Charles, Steve Wonder,…quei grandi artisti che hanno determinato svolte importanti nella storia della musica. Mi piace essere allievo per poter essere un buon maestro”.</p>
<p><strong>Si può interpretare la musica  come filosofia di vita, e come? Quali sono secondo te i valori che si possono trasmettere attraverso la musica?</strong></p>
<p><strong>“</strong>La musica è una filosofia di vita. Per me è estremamente importante. Appartiene agli albori della vita perché i suoni sono ancestrali, fanno parte dell’universo e la genialità dell’essere umano li ha tradotti in quel linguaggio universale che viene chiamato musica. Il compito delle arti eccelse, e quindi della musica, è quello di emozionare. I valori che essa trasmette sono fondamentali per ogni essere vivente. I più grandi artisti, infatti, trasmettono un messaggio socio-umanitario ad ogni loro esibizione”.</p>
<p><strong>La musica per me è fondamentalmente una trasmissione di sentimenti: tu cosa individui di te stesso in quello che canti e suoni?</strong></p>
<p>“E’ difficile per me individuarlo. Quello che posso dire è che quello che canto e suono non è qualcosa che mi appartiene. Durante l’esecuzione, l’artista, secondo i canoni, dovrebbe occuparsi della trasmissione di emozioni.<br />
C’è una controversia per quanto riguarda il significato dell’interpretazione. Interpretare non vuol dire cambiare il senso dell’opera ma riproporre con la propria sensibilità, genialità e conoscenza, i sentimenti di quell’opera o canzone, secondo il proprio modo di viverli”.</p>
<p><strong> Bjork, in una recente intervista, ha detto che “le moderne tecnologie non hanno giovato alla musica, al contrario, l&#8217;hanno banalizzata. Perché siamo costretti ad ascoltare: in ascensore, nelle hall degli alberghi, in taxi. Una volta, cento anni fa, i compositori erano già felici se le loro opere venivano eseguite due volte nell&#8217;arco di una vita. &#8230;L&#8217;ascolto passivo offende la musica, la riduce a una scala mobile”. Qual é la tua opinione?</strong></p>
<p><strong>“</strong>Sono parzialmente d’accordo con questa affermazione. E’ vero che, in un certo senso, la tecnologia può aver banalizzato la musica ma ha anche regalato nuove risorse a chi compone e Bjork ne è un esempio evidente. La cosa che condivido è l’affermare che un tempo l’artista era contento se le sue opere venivano rappresentate anche solo una o due volte durante la sua vita. Io parlerei non tanto di tecnologia ma di business, finché tutto si basa sulla commercializzazione dell’arte va bene ma quando l’arte è costretta a modificarsi per la commercializzazione, per il mero business allora le cose cambiano. Questo è il punto fondamentale. Il problema consiste non nella tecnologia ma in ciò che è stato fatto per la diffusione del ‘nulla’. Un tempo c’era il signor Ricordi che sapeva cosa era la ‘musica’. All’interno della casa discografica c’erano autori, compositori, musicisti, che quando arrivava un artista nuovo cercavano di capire se valeva la pena di investire su di lui.  Ritengo che oggi la tecnologia sia un’arma estremamente importante per combattere l’ignoranza dettata da chi “ignora” la musica. Si può entrare in un mercato parallelo, molto più forte e radicato di quello che ci vogliono far credere, che è quello del mondo web. Attraverso il web c’è un confronto diretto. Pensa che ci sono otto milioni di utenze nel settore canto! Il web ha sicuramente cambiato l&#8217;approccio alla  musica offrendo grandi possibilità. Ho aperto un canale su YouTube che si chiama ‘After Talent’ dove sto cercando di creare una piattaforma per i ragazzi, per promuovere i nuovi talenti, giovani e meno giovani”.</p>
<p><strong>Oltre ai grandi artisti con cui hai collaborato con quali altri ti piacerebbe invece farlo? </strong></p>
<p><strong>“</strong>Sicuramente con mostri sacri come Steve Wonder, Whitney Houston. Mi piacerebbe farmi contaminare l’anima da una personalità religiosa come quella di Byron Cage. Vorrei tornare indietro nel tempo e duettare mentalmente con Ray Charles. Vorrei essere in grado di suonare un’opera di Beethoven e sentire lui che ne pensa. Mi piacerebbe giocare con le note insieme a Mozart, suonare con Coltrane, Charlie Parker. Mi piacerebbe anche condividere il palco con Michael Bublé e Diana Krall”.</p>
<p><strong>Quale episodio della tua carriera ti è rimasto più impresso per la sua particolarità ed originalità?</strong></p>
<p><strong>“</strong>Ho un bellissimo ricordo legato a Laura Pausini che mi ha dato l’opportunità di arrangiare e di suonare per lei durante il tour mondiale ‘The Best of’. Mi è rimasto impresso il periodo con cui ho collaborato con Alejandro Sanz, artista pop spagnolo di fama internazionale. Non conoscevo il flamenco e mi sono tuffato con passione in un mondo a me sconosciuto. Sono stato stregato da questo ritmo, da questa armonia.</p>
<p><strong>Qual è il pezzo a cui sei più legato?</strong></p>
<p>“La ‘Sonata al chiaro di luna’ di Beethoven perché è stata la mia prima vittoria per poter arrivare al diploma di pianoforte. Amo Beethoven perché forte e passionale, malinconico, così intenso da farmi commuovere ogni volta che tento di suonare le sue opere. Un altro pezzo a cui sono molto legato è ‘Georgia on my mind’ cantata da Ray Charles, che ho avuto la fortuna di ascoltare live al Teatro Smeraldo anni fa”.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi interessi al di fuori della vita lavorativa? </strong></p>
<p><strong>“</strong>Mi piace sciare ‘free-ride’, come ricerca di libertà e contatto con la natura, nel silenzio più assoluto. Amo le arti marziali che ho praticato per anni”.</p>
<p><strong>Se tu dovessi essere il protagonista di un film quale sarebbe?</strong></p>
<p>“Robert De Niro in ‘C’era una volta in America’ ”.</p>
<p><strong>C&#8217;è una domanda che non ti hanno mai fatto a cui vorresti rispondere?</strong></p>
<p>“Ci sono tante domande che io vorrei fare a molte persone che non mi hanno mai risposto…”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/luca-jurman/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Daniele Pecci</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/daniele-pecci/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/daniele-pecci/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=676</guid>
		<description><![CDATA[“Sfavorevole al matrimonio”. E’ in scena fino al 12 febbraio al Teatro India con “Scene da un matrimono” per la regia di Alessandro D’Alatri, insieme a Federica Di Martino. “Sono molto soddisfatto di questo lavoro, siamo reduci da un tour meraviglioso e adesso siamo a Roma” di Silvia Giansanti La serietà e la professionalità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Sfavorevole al matrimonio”.</strong></p>
<p>E’ in scena fino al 12 febbraio al Teatro India con “Scene da un matrimono” per la regia di Alessandro D’Alatri, insieme a Federica Di Martino. “Sono molto soddisfatto di questo lavoro, siamo reduci da un tour meraviglioso e adesso siamo a Roma”<span id="more-676"></span></p>
<div>
<p><strong>di Silvia Giansanti</strong></p>
<p>La serietà e la professionalità di un vero attore si vedono da anni di preparazione e di duro lavoro. Daniele Pecci, classe 1970, deve molto alla sua grande passione per il teatro da cui ha iniziato. Dopo un periodo relativamente tranquillo della sua vita professionale, dov’è riuscito a gustarsi per un pomeriggio la pioggia dietro i vetri, adesso è impegnato con uno spettacolo teatrale di tutto rispetto. “Scene da un matrimonio” è un testo divenuto icona internazionale intorno alle complessità delle relazioni uomo donna e in particolare di quelle matrimoniali. E’ una pièce teatrale che era assente sulle scene italiane da molto tempo.</p>
<p><strong>Daniele, come hai iniziato l’anno nuovo?</strong></p>
<p>“In modo molto tranquillo e pacifico fra le mura domestiche, lavorando su vari progetti. Sono stato ben cinque mesi fuori e adesso mi sto godendo un po’ casa”.</p>
<p><strong>Da quale settore è partita la tua carriera?</strong></p>
<p>“Dal teatro come per molti attori”.</p>
<p><strong>A proposito di questo mondo così affascinante, secondo la tua esperienza, da chi è composto il</strong> <strong>pubblico che oggi si reca a teatro?</strong></p>
<p>“Noto che c’è uno zoccolo duro di gente che si è sempre recata a teatro e, grazie a questo, riesce a sopravvivere specie in un momento delicato come quello attuale. Ogni tanto c’è qualche elemento estemporaneo che va a vedere uno spettacolo ma bisognerebbe avere gente nuova. Sarebbe importante costituire un nuovo pubblico teatrale che soppianti quelli che adesso sono molto anziani e che tra poco non ci saranno più. Occorrerebbe un ricambio generazionale di pubblico, su cui puntare moltissimo”.</p>
<p><strong>Cosa vuol dire per Daniele Pecci essere un buon attore?</strong></p>
<p>“Per me significa essere un ottimo professionista ben preparato, nel senso che al di là di tutto quello che si possa dire sul talento e sull’ispirazione artistica, fare questo mestiere significa trovarsi di fronte a persone che ti chiedono di fare delle cose pratiche e quindi la prima cosa che devi fare quando qualcuno di chiede questo, è fare. Sai ridere, ridi! Sai piangere, piangi! Sai ballare, balli! Sai cantare, canta! C’è anche qualche pazzo che ti si rivolge chiedendoti l’anima e di buttar sangue, frasi che io non amo ma intuisco spesso cosa ci sia dietro”.</p>
<p><strong>C’è</strong> <strong>un’esperienza della tua carriera che ancora oggi al solo pensiero ti dà i brividi?</strong></p>
<p>“Le prime esperienze teatrali, quando per la prima volta vai in scena e si apre il sipario e con la coda dell’occhio intuisci nel buio una bella presenza di spettatori. Il silenzio che fa paura e i primi due passi sulla scena, un’attrice particolarmente brava che t’incanta tutte le sere e tu sei ancora un giovane con un vassoio in mano, che entra per dire due battute con due occhi sgranati sul pubblico&#8230; Ecco quelle sono state emozioni vere ma anche quando sono rimasto dietro le quinte e non dovevo fare quasi nulla”.</p>
<p><strong>Secondo</strong> <strong>te quando si può ritenere pronto un giovane per il mestiere di attore?</strong></p>
<p>“Molto difficile dirlo, dipende da quello che fai. Succede ad esempio che nel cinema magari non hai mai recitato in vita tua, ma dietro ad una buona regia vinci anche il David di Donatello. In teatro, invece, probabilmente un attore si ritiene pronto quando ha avuto una conoscenza di cosa significhi fare questo mestiere, una buona cultura, un’impostazione della voce sufficiente e una padronanza dell’uso del linguaggio e del proprio corpo. Personalmente ho impiegato molto per imparare qualcosa”.</p>
<p><strong>Secondo te, esiste qualche possibilità che la situazione relativa al settore dello spettacolo possa migliorare e quindi sbarrare finalmente le porte a tanti improvvisati sconosciuti?</strong></p>
<p>“Ripeto, in teatro un attore non preparato viene mangiato dagli altri colleghi e dal pubblico. Fortunatamente il teatro è ancora intaccato da ciò e non si può barare. Invece, per ciò che riguarda il nostro grande cinema, purtroppo è fatto anche da gente che non ha studiato nemmeno un giorno della propria vita. E’ un luogo dove oggi l’attore conta meno del volto. Se hai una faccia meravigliosa e un grande regista il gioco è fatto. Si può anche diventare grandi attori sui set anche strada facendo”.</p>
<p><strong>Veniamo al tuo spettacolo teatrale “Scene da un matrimonio”.</strong></p>
<p>“Siamo in due, io e Federica Di Martino, un’attrice che stimo enormemente. Il regista è Alessandro D’Alatri che ho voluto fortemente. Lui si è portato dietro Franco Mussi della PFM, che ha composto le musiche. Ha chiamato poi un giovane che ha curato le scenografie e così abbiamo realizzato questo progetto di cui ne vado molto fiero. E’ un testo che ho visto recitare tanti anni fa in teatro e me ne sono innamorato. Dopo dieci anni ho preso i diritti, ho fatto insieme a Federica una riduzione in un festival abruzzese e poi dopo un po’ di anni, siamo riusciti a proporlo come lo stiamo facendo oggi. Siamo reduci da un tour meraviglioso, abbiamo fatto il Piccolo Teatro di Milano e ne siamo molto fieri. Adesso siamo a Roma all’India”.</p>
<p><strong>Rifacendoti al titolo del lavoro teatrale, abbiamo saputo che sei un po’ allergico al matrimonio. E’</strong> <strong>vero?</strong></p>
<p>(Sorride) “Mah, non mi sono mai sposato. Più che allergico sono estremamente sfavorevole al contratto matrimoniale, sono riluttante di fronte a regole imposte dalla società che si ritorcono in maniera devastante contro chi si è sposato. Si parte con l’idea che si starà insieme tutta la vita e questo è magnifico ed è molto romantico, ma quando poi si finisce in tribunale rovinati da giudici e avvocati per pagare alimenti e quant’altro, allora quel matrimonio mi fa davvero schifo. Se due persone vogliono stare insieme si uniscono, portano quello che hanno, lo dividono e nel caso che si dovessero lasciare, ognuno andrà per la sua strada e si porterà dietro quello che vuole. Non siamo più in epoca medievale, in famiglie dove il marito vieta alla moglie di lavorare, e non deve più accadere che una donna rischi di ritrovarsi senza niente in mano. E’ bene che ognuno si renda autonomo”.</p>
<p><strong>Nel rapporto di coppia sei dotato di self-control?</strong></p>
<p>“Beh, credo proprio di sì”.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/daniele-pecci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Daniela Morozzi</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/daniela-morozzi/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/daniela-morozzi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=673</guid>
		<description><![CDATA[La simpatia va in scena. E’ diventata popolare grazie a “Distretto di Polizia”. Dopo aver lasciato la celebre fiction di Mediaset sta ottenendo grossi consensi a teatro, il suo primo amore di Fabiola di Giov Angelo Deve la sua fama alla celebre serie televisiva “Distretto di Polizia”, ma sono stati il talento e la naturale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La simpatia va in scena.</strong></p>
<p>E’ diventata popolare grazie a “Distretto di Polizia”. Dopo aver lasciato la celebre fiction di Mediaset sta ottenendo grossi consensi a teatro, il suo primo amore<span id="more-673"></span></p>
<p><strong>di Fabiola di Giov Angelo</strong></p>
<p>Deve la sua fama alla celebre serie televisiva “Distretto di Polizia”, ma sono stati il talento e la naturale simpatia a rendere Daniela Morozzi un’attrice molto amata, brillante e poliedrica, e una donna adorabilmente complessa, generosa, ricca di interessi.</p>
<p>Fiorentina doc, ha un volto che buca lo schermo e una verve che trafigge il cuore. Ha fatto un grande lavoro in teatro, con la Lega di Improvvisazione Teatrale, una palestra importante per molti artisti. Per anni ha interpretato brillantemente Vittoria Guerra, l’esperta di identikit di “Distretto di Polizia”, ma poi ha deciso che il teatro dovesse tornare ad essere il suo impegno principale, e il palcoscenico, che regala ogni sera emozioni diverse, il luogo dove ristabilire un rapporto creativo con la vita. Nella sua vita non ha mai trascurato il valore della solidarietà, come di recente ha dimostrato nell’ambito della campagna a sostegno dell’AIL, Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma, di cui Daniela è la sorridente testimonial.</p>
<p><strong>Dopo dieci lunghi anni hai deciso di abbandonare la fiction “Distretto di Polizia”. Come mai?</strong></p>
<p>“Si è trattato di un tacito accordo con la produzione perché eravamo arrivati ad un esaurimento di contenuti e non avevamo più nulla da raccontare. ‘Distretto di Polizia’ mi ha dato una grande popolarità e soprattutto è stata una scommessa vinta, considerato il fatto che dieci anni fa eravamo quasi tutti attori sconosciuti e che in poco tempo siamo riusciti ad entrare a far parte della vita degli spettatori. E’ stata una serie che ha avuto una grande esplosione, capace di diventare un esempio per altre fiction. Insomma un prodotto veramente potente”.</p>
<p><strong>Dopo aver lasciato la fiction, hai avuto una perdita d’identità?</strong></p>
<p>“Diciamo che si è trattato di una sorta di smarrimento umano, perché sono molto legata ai miei colleghi di ‘Distretto di Polizia’. Ma è stato giusto così, stavo implodendo dentro quella divisa. Ora mi sono presa un periodo di riflessione, utile per pensare e ristabilire un rapporto creativo con la vita”.</p>
<p><strong>Si è appena concluso lo spettacolo a teatro“Terapia Terapia”, in cui l’attore Gianni Ferreri interpreta, come in “Distretto di Polizia”, la parte di tuo marito. Siete quasi una coppia di fatto…</strong></p>
<p>“Molti pensano che stiamo insieme veramente, in realtà siamo molto amici. Quando siamo a Roma per lavoro condividiamo la stessa casa ormai da dieci anni. Fare questo spettacolo a teatro è stato quasi un gioco. All’inizio quando Roberto Nobile, altro collega in “Distretto di Polizia”, ce lo propose ci è venuto da ridere, ma poi tutto è iniziato e ci siamo entusiasmati. E’ una commedia pulita, autentica, senza doppi sensi, consolatoria”.</p>
<p><strong>Dopo anni di fiction sei tornata al teatro, il tuo primo amore. Pensi che il bravo attore debba lavorare in teatro?</strong></p>
<p>“Se un attore è bravo, lo è sempre, si tratta solo di linguaggi diversi. Io amo molto il teatro e non lo ho mai abbandonato, ma credo che il segreto del bravo attore sia l’autenticità e l’umiltà che mette nelle cose che fa”.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi attori preferiti?</strong></p>
<p>“Meryl Streep mi emoziona tantissimo, trovo sia perfetta in ogni cosa che fa. Tra le più giovani Alba Rohrwacher credo abbia qualcosa da raccontare e poi mi piace moltissimo Toni Servillo”.</p>
<p><strong>Come è nata la tua passione per il teatro? Ho letto di un incontro folgorante con Dario Fo quando avevi 16 anni.</strong></p>
<p>“Ho sempre voluto fare teatro. Eravamo al liceo e facevamo occupazione, venne a tenere una lezione Dario Fo e fece un pezzo di ‘Mistero Buffo’, pensai che era una cosa meravigliosa e ne rimasi folgorata”.</p>
<p><strong>Oltre all’attrice hai mai pensato di fare altro?</strong></p>
<p>“Sono figlia di operai e mi sono presa questa vita a morsi. Per un breve periodo, quando ero molto giovane, ho lavorato come insegnante di sostegno ma non ho mai desiderato fare altro che l’attrice anche quando questo mio mestiere si è dimostrato precario. Per la mia carriera ho seguito il consiglio che mi diede mia madre quando avevo 22 anni di fare sempre ciò che desideravo”.</p>
<p><strong>A che cosa stai lavorando in questo momento?</strong></p>
<p>“Ad un documentario sui testimoni di giustizia, roba seria. E poi tanto teatro, presto a Firenze faremo Riccardo III con Leonardo Brizzi”.</p>
<p><strong>Salutiamoci parlando della tua vita privata. Sei mamma da quattro anni, che esperienza è stata per te?</strong></p>
<p>“Ho deciso di avere un figlio a 40 anni e l’ho voluto fortemente. La gravidanza è stata bella, il dopo parto un periodo duro, il baby blues l’ho provato tutto. Ma è stato meraviglioso, non ci sono stereotipi per descrivere che cosa si prova quando si diventa madre. E’ stato difficile tornare a lavorare e io feci l’errore di tornare molto presto, solo dopo un mese dal parto. Ma ho capito subito che se sei onesta il tuo bambino ti capisce e quando esci di casa per andare a lavorare sa che tornerai. E io torno da lui con un desiderio enorme di stare insieme. Le mamme a volte sono presuntuose, credono che il proprio figlio non possa stare senza di loro, ma i figli vivono di vita propria, hanno solo bisogno di una madre che li ami e sia felice”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/daniela-morozzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Edoardo Leo</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/edoardo-leo/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/edoardo-leo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=667</guid>
		<description><![CDATA[La faccia della romanità. E’ cresciuto a fianco di un grande maestro come Gigi Proietti dopo essersi formato praticamente da solo, studiando per anni recitazione, dizione, metodo e guardato a ripetizione film e spettacoli teatrali. Alla fine ce l’ha fatta… di Alessandro Cerreoni E’ nato lo stesso giorno in cui nacque Roma. Ha lavorato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La faccia della romanità.</strong></p>
<p>E’ cresciuto a fianco di un grande maestro come Gigi Proietti dopo essersi formato praticamente da solo, studiando per anni recitazione, dizione, metodo e guardato a ripetizione film e spettacoli teatrali. Alla fine ce l’ha fatta…<span id="more-667"></span></p>
<p><strong>di Alessandro Cerreoni</strong></p>
<p>E’ nato lo stesso giorno in cui nacque Roma. Ha lavorato con uno dei più grandi attori romani come Gigi Proietti. Ha fatto parte del cast di una produzione cult della televisione moderna, “I Cesaroni”, che racconta la vita alla Garbatella. In poche parole, Edoardo Leo incarna spontaneamente quella romanità che in pochi, nonostante gli sforzi, hanno. E’ attore e regista ed è uno di quelli che “si è fatto da solo”. E con quella faccia non poteva non sfondare…</p>
<p><strong>Edoardo, sei nato a Roma il 21 aprile, guarda caso il giorno del compleanno di Roma. Cosa ti fa pensare questa coincidenza?</strong></p>
<p>“E&#8217; una meravigliosa coincidenza. Il legame con Roma è forte. E&#8217; il posto dove sono nato, dove vivo e poi Roma è al centro di tutta una serie di progetti che ho portato avanti sulla riscoperta delle tradizioni, delle canzoni, dei testi che raccontano non solo un posto geografico ma un posto dell&#8217;anima”.</p>
<p><strong>Come ti definisci caratterialmente?</strong></p>
<p>“Difficile autodefinirsi. Non ho un carattere semplice. Sono riservatissimo, quasi orso. Mi serve per compensare la parte di me che si esibisce, il buffone in scena che deve essere sempre simpatico”.</p>
<p><strong>Cosa occorre per andare d&#8217;accordo con te?</strong></p>
<p>“Poche cose essenziali. Essere diretti e possibilmente gentili. Detesto chi non saluta, chi non ringrazia. Cinque parole fondamentali. Buongiorno, buonanotte, grazie, prego e ‘per favore’. Non è difficile in fondo&#8230;”.</p>
<p><strong>Come è stata la tua adolescenza? Che ricordi hai di quel periodo?</strong></p>
<p>“Un&#8217;adolescenza normale in una famiglia unita. Ho avuto le normali ribellioni di un adolescente verso la famiglia ma più gli anni passano più capisco di essere stato molto amato e ben educato”.</p>
<p><strong>Com&#8217;è nata la passione per il mestiere di attore?</strong></p>
<p>“Per caso. Ho fatto qualche provino per cercare di mantenermi gli studi e quando sono stato preso per il primo film ho avuto una folgorazione. Recitare era quello che volevo fare di mestiere. Da allora non ho fatto altro”.</p>
<p><strong>Qual è stata la tua formazione?</strong></p>
<p>“Una formazione assolutamente atipica. Bocciato in accademia d&#8217;arte drammatica, bocciato al centro sperimentale di cinematografia ho cominciato a studiare da solo. Come un matto. Testi, corsi di dizione, il metodo, i libri fondamentali, tre film al giorno, più spettacoli che potevo a teatro, e poi il  lavoro con un coach per preparare i provini e i personaggi più difficili. E&#8217; comunque meglio fare una scuola. Io ho fatto il doppio della fatica facendo tutto da solo”.</p>
<p><strong>Cinema o tv, cosa preferisci?</strong></p>
<p>“Direi il teatro, visto che ne ho fatto tanto. Ma non faccio distinzioni. Preferisco i buoni progetti. Si può fare un&#8217;ottima televisione”.</p>
<p><strong>Qual è il lavoro, televisivo o cinematografico, a cui sei rimasto più legato?</strong></p>
<p>“Senza dubbio ‘Diciotto anni dopo’ il film di cui sono anche regista e che ha vinto premi in tutto il mondo dagli Usa alla Francia fino in Russia e Australia. Sono stato candidato come miglior regista esordiente ai David di Donatello e ai Nastri d&#8217;argento. Un momento fondamentale della mia vita professionale”.</p>
<p><strong>Recentemente ti abbiamo visto in &#8220;Dov&#8217;è mia figlia&#8221; accanto a Claudio Amendola, con il quale hai lavorato anche ne &#8220;I Cesaroni&#8221;. Che considerazione hai di Claudio?</strong></p>
<p>“E&#8217; difficile per me parlare in maniera obiettiva di Claudio. E&#8217; uno dei pochi amici che ho in questo ambiente, amicizia tra l&#8217;altro nata fuori dal set e che anche per questo dura da anni. Oltre che essere un attore che stimo è una persona rara, intelligente, senza filtri, diretto. E&#8217; stato un piacere lavorare con lui e abbiamo altri progetti insieme per l&#8217;anno prossimo di cui davvero non posso parlare ma saranno un&#8217;assoluta sorpresa”.</p>
<p><strong>Quanto c&#8217;è dell&#8217;attore nel tuo lavoro di regista e quanto del regista c&#8217;è in quello di attore?</strong></p>
<p>“Tanto. Anche perché quando dirigo faccio sempre un ruolo nei miei progetti. Quindi le due cose si mischiano. Inoltre dirigere altri attori sapendo perfettamente le loro esigenze e problemi è un grande vantaggio”.</p>
<p><strong>Su quali progetti stai lavorando? Se puoi dirlo&#8230;</strong></p>
<p>“Sto girando una serie tv a Dublino. Si chiama ‘Titanic, blood and steel’, una coproduzione internazionale sulla storia della costruzione del Titanic. Con attori americani, inglesi, irlandesi. Siamo solo tre italiani: io, Alessandra Mastronardi e Massimo Ghini. E poi a marzo il nuovo spettacolo, una commedia romantica dal titolo ‘Ti ricordi di me?’ che farò con Ambra Angiolini. E poi il nuovo film come regista la prossima estate&#8230; ma avrò tempo di parlarne”.</p>
<p><strong>Hai un sogno professionale che vorresti realizzare?</strong></p>
<p>“Tanti, tantissimi. Se mi date 5 o 6 pagine del vostro giornale ve ne parlo”.</p>
<p><strong>Hai mai avuto l&#8217;opportunità di conoscere Alberto Sordi? Ti sarebbe piaciuto lavorare con lui?</strong></p>
<p>“L&#8217;ho incontrato una sola volta a Via Veneto. Sono sceso dalla moto e l&#8217;ho salutato: ‘Salve Maestro’. Mi ha risposto: ‘Ciao bello’. Sordi è il modello irraggiungibile di molte generazioni di attori, romani e non. Un mostro che ha segnato un solco nella storia della vita culturale del nostro paese”.</p>
<p><strong>E di Gigi Proietti cosa puoi dirci, visto che ci hai lavorato insieme?</strong></p>
<p>“Un&#8217;altro marziano. Ho lavorato tanto con lui, in teatro e in tv. Averlo come regista in teatro è stato determinante. Mi ha insegnato tanto, mi ha illuminato, mi ha fatto scoprire cose di me che non sospettavo. La mia parte più buffa. Il senso della commedia. E&#8217; stato un privilegio stargli accanto ed imparare”.</p>
<p><strong>A parte Albertone, quale attore romano, passato o attuale, ammiri particolarmente? E perché?</strong></p>
<p>“Mastroianni. Non era proprio romano. Era di Fontana Liri ma in qualche modo da romano adottato ha sdoganato l&#8217;immagine dell&#8217;attore italiano nel mondo. Il prototipo del grande attore universale”.</p>
<p><strong>A che punto è la tua carriera?</strong></p>
<p>“Più o meno dove volevo fosse a questo punto. Ma da dentro non si capisce bene dove uno sta. So che adesso sono libero di scegliere. Di prendermi del tempo se non trovo progetti convincenti e di concentrarmi sul nuovo film da regista. Che mi consente di poter decidere di stare a casa e scrivere. Cosa che amo”.</p>
<p><strong>Cosa fai nel tuo tempo libero?</strong></p>
<p>“Leggo, gioco a pallone e suono con l&#8217;Orchestraccia, una band mista di attori e musicisti  con la quale ci divertiamo a fare una passeggiata musicale nelle tradizioni romane. E poi scrivo. Sempre una sceneggiatura da finire, un revisione da fare. Diciamo che nel tempo libero mi piace lavorare”.</p>
<p><strong>Se dovessero chiamarti per recitare in un ipotetico remake di un grande film del passato, quale vorresti che fosse e quale personaggio interpreteresti?</strong></p>
<p>“Domanda difficile. Ce ne sono tanti. Il mio film cult è ‘C&#8217;eravamo tanto amati’ di Scola dove Nino Manfredi fa un personaggio memorabile. Ma in fondo spero che il remake di questo film non lo facciano mai”.</p>
<div></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/edoardo-leo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Manuela Morabito</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/manuela-morabito/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/manuela-morabito/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=663</guid>
		<description><![CDATA[“Sono una donna in fermento”. Sarà un 2012 importante per lei. E’ al cinema con il film di Carlo Verdone “Posti in piedi in Paradiso” e in primavera la vedremo in un film di Marengo e in due di Fragasso di Costanza Cambriani Ha iniziato la sua carriera da giovanissima con il programma per bambini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Sono una donna in fermento”.</strong></p>
<p>Sarà un 2012 importante per lei. E’ al cinema con il film di Carlo Verdone “Posti in piedi in Paradiso” e in primavera la vedremo in un film di Marengo e in due di Fragasso<span id="more-663"></span></p>
<p><strong>di Costanza Cambriani</strong></p>
<p>Ha iniziato la sua carriera da giovanissima con il programma per bambini “Big”. Ha girato ben sette film con Pupi Avati e nella sua carriera ventennale si è confrontata con registi del calibro di Risi, Fragasso, Marengo, Grimaldi e Verdone. Stiamo parlando di Manuela Morabito.</p>
<p><strong><em>Da “I ragazzi del muretto” a Verdone, passando per Pupi Avati. Ai tuoi esordi ti saresti aspettata di lavorare con dei mostri sacri come loro?</em></strong></p>
<p>“Chi fa l’attrice, chi ha un grande sogno, pensa in grande; quindi sì! All’inizio si hanno delle ambizioni enormi, poi ti accorgi di quanto realmente è difficile. Sono felicissima di aver lavorato con loro e della mia carriera. Ho fatto un percorso che mi piace, con i tempi giusti. Sento di aver fatto delle scelte artistiche sane. Adesso mi piacerebbe poter scegliere i lavori che più sono nelle mie corde e mantenere la fortuna di lavorare con registi importanti”.</p>
<p><strong><em>Pupi Avati e Carlo Verdone interpretano la cinematografia in maniera molto diversa. Tu in quale ti rispecchi di più?</em></strong></p>
<p>“Ogni attore entra in contatto con il regista ed è trascinato nel suo mondo. Hanno due modi diversi di interpretare il cinema ma ugualmente forti ed incisivi. Mi rispecchio in entrambi. Loro sono i maestri e sanno come guidarti per ottenere quello che vogliono; in fondo è ‘il regista che fa l’attore!’ ”.</p>
<p><strong><em>Ne “Il Cuore Grande delle Ragazze” reciti in romano. Com’è stato recitare in dialetto?</em></strong></p>
<p>“Mi sono divertita come una pazza. Ero già grata a Pupi Avati per aver creduto in me molte volte, ora lo sono ancora di più per avermi dato questo ruolo. Il copione è arrivato quasi ad inizio film, il tempo per preparami era davvero poco. Per entrare al meglio nella parte sono stata prima nelle borgate e poi ho fatto leggere il copione alle ragazze che lavorano nel centro estetico di mio fratello. Loro hanno un accento più marcato del mio e mi sono state di grande aiuto. Fatto questo, mi sono rinchiusa in casa per una settimana e grazie anche ai dvd della Magnani è iniziata la trasformazione. Avati voleva una cosa ‘greve’ e visto il poco tempo, all’inizio era un po’ preoccupato che non riuscissi ad immedesimarmi nel personaggio. Io però quel ruolo lo sentivo mio, non mi spaventava interpretare un personaggio così diverso da me, anzi”.</p>
<p><strong><em>Se potessi decidere tu, che ruolo ti piacerebbe interpretare?</em></strong></p>
<p>“La commedia mi piace molto con i suoi ruoli brillanti; anche un personaggio borderline con situazioni surreali ed un po’ folli. Ruoli che escono un po’ dai canoni stereotipati, una sorta di commedia dell’assurdo. Amo le parti che si distaccano totalmente da me, questo per permettermi di allargare la mente e vivere realtà lontane dalla mia quotidianità”.</p>
<p><strong><em>Come sei nella vita di tutti i giorni?</em></strong></p>
<p>“Ho una mente organizzativa, in tutto. Dagli eventi alle semplici cene. Mi piace molto il fermento, è una parola che caratterizza la mia vita ed il mio essere, mi anima. Sono una persona allegra ed anche dopo la separazione sono riuscita a riprendere in mano la mia vita. Sono tendenzialmente insicura, anche se negli anni ho smussato un po’ questo mio lato caratteriale. Vengo da una famiglia con forti valori e questo mi ha dato grande forza. Amo la semplicità ma come punto d’arrivo, non di partenza; Molti pensano ‘se io avessi’ ma la felicità non è in questo, sono le piccole cose che mi fanno felice. Insomma… ‘so na poraccia!’ ”.</p>
<p><strong><em>Da bambina sognavi già di fare l’attrice?</em></strong></p>
<p>“Sì! Mio padre faceva l’operatore cinematografico e spesso portava me e mio fratello sul set. Mio fratello odiava quel mondo, io ne ero affascinata, lo trovavo magico, l’ho sempre amato. Poi nell’adolescenza si è radicata ancora di più questa passione, ero molto timida e mi dicevo che se non mi fossi potuta realizzare nella vita a causa di questo mio lato del carattere, almeno l’avrei fatto nel lavoro”.</p>
<p><strong><em>Progetti futuri?</em></strong></p>
<p>“In questa realtà si è molto scaramantici. Qualcosa c’è, ma non essendosi ancora concretizzato non dico nulla. Al momento sono al cinema con il nuovo film di Verdone ‘Posti in Piedi in Paradiso’.  In primavera uscirà un film di Marengo ‘Brevi Storie di Lunghi Tradimenti’. E due film di Fragasso: ‘Una Notte da Paura’, un horror comico molto divertente, e ‘Operazione Vacanze’, che segna il ritorno al cinema di Jerry Calà”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/manuela-morabito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Filippo Nigro</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/filippo-nigro/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/filippo-nigro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=659</guid>
		<description><![CDATA[Un celerino con l’anima buona. E’ uno degli attori più in gamba ed è il protagonista di “ACAB – All Cops Are Bastards”, il film tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini, diretto da Stefano Sollima, accanto a Pierfrancesco Favino e Marco Giallini: “Mi ritengo soddisfatto del ruolo di celerino, sono state un’esperienza e un’operazione davvero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un celerino con l’anima buona.</strong></p>
<p>E’ uno degli attori più in gamba ed è il protagonista di “ACAB – All Cops Are Bastards”, il film tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini, diretto da Stefano Sollima, accanto a Pierfrancesco Favino e Marco Giallini: “Mi ritengo soddisfatto del ruolo di celerino, sono state un’esperienza e un’operazione davvero stimolanti”<span id="more-659"></span></p>
<p><strong>di Silvia Giansanti</strong></p>
<p>A volte nella vita, quando si è ragazzi, si crede di prendere una direzione e, invece, un grande talento nascosto permette di avere inaspettatamente tutt’altro indirizzo. Filippo Nigro ne è l’esempio lampante. Rispetto a tanti colleghi ha iniziato più tardi, inconsapevole fino ad una certa età di avere in mano le carte vincenti. Il sodalizio artistico con Ferzan Ozpetec ha segnato l’inizio di una proficua carriera. Filippo, attualmente, sta attraversando un periodo molto intenso della sua vita professionale e privata. Ha terminato di girare “E la chiamano estate” ed è un celerino nell’atteso film “ACAB”. Inoltre, debutta a teatro questo mese con “Occidente Solitario”, sarà uno dei protagonisti della campagna pubblicitaria estate 2012 di “Dolce &amp; Gabbana” e sta per diventare papà del suo terzo bambino. Occorre una bella dose di energia per fare tutto. Filippo si forgia facendo sport e parlare con lui è risultato molto piacevole.</p>
<p><strong>Filippo, da dove nasce l’idea di fare l’attore?</strong></p>
<p>“Dal periodo della scuola, non ho iniziato prestissimo rispetto ad altri. Ho provato al Centro Sperimentale di Cinematografia, mi hanno preso e da lì è partito tutto. Avevo una passione per il cinema e rimanevo estasiato quando vedevo recitare ma sono partito in modo inconsapevole”.</p>
<p><strong>Cosa ti ha fatto pensare che ci sarebbe stato posto anche per te in questo difficile mondo?</strong></p>
<p>“Non ho mai pensato che ci potesse essere posto per me, non perché fossi pessimista, ma per il semplice fatto che non mi sono mai posto il problema. Ho provato a prendere una strada senza sapere cosa sarebbe accaduto”.</p>
<p><strong>Ti ritieni soddisfatto del tuo percorso?</strong></p>
<p>“Sì, perché no? Fino ai trent’anni non mi sono dedicato completamente a questo, ho studiato, ho fatto il servizio civile e altre cose. Come già detto, sono partito con una cosa che non era una vocazione, quindi finora mi posso ritenere soddisfatto”.</p>
<p><strong>Sicuramente avevi delle doti nascoste che poi sono emerse</strong>.</p>
<p>(Sorride) “Spero&#8230;”.</p>
<p><strong>Un buon attore deve essere pronto ad ogni tipo di ruolo, di personaggio e di situazione. Ecco, quale ruolo vorresti che non ti affidassero mai?</strong></p>
<p>“E’ difficile rispondere, perché sono davvero pronto a tutto. Temo in piccole percentuali che possano propormi scene crude di cronaca che riguardino omicidi e cose varie. Però penso sempre che si tratti di lavoro e quindi accetterei”.</p>
<p><strong>Quando ti sei accorto che il pubblico iniziava ad apprezzarti?</strong></p>
<p>“Dai tempi de ‘La finestra di fronte’, anche perché si trattava di un lavoro importante di Ferzan Ozpetec, di grande visibilità. Da quel momento in poi sono iniziati ad arrivarmi apprezzamenti”.</p>
<p><strong>A proposito di Ozpetec,cosa ricordi del lavoro di “Le Fate Ignoranti”?</strong></p>
<p>“Conservo bellissimi ricordi dove avevo la sensazione di far parte di un bel gruppo di lavoro che mi avrebbe fatto crescere. E’ stato il primo momento da vero attore”.</p>
<p><strong>Stai vivendo un periodo intenso della tua</strong> <strong>vita professionale. Hai appena finito di girare il film “E la chiamano estate”, in cui interpreti il ruolo di uno scambista.</strong></p>
<p>“Devo dire che è stata un’esperienza molto interessante e stimolante. C’è un uomo che frequenta club privé, condividendo momenti particolari con la propria moglie. E’ un bel ruolo con risvolti di un certo tipo rispetto al protagonista. Ho cercato di indagare sulle dinamiche di questo tipo di ambienti, per rendermi conto di ciò che stavo interpretando. Un approfondimento personale, senza però viverlo in prima persona. Sono molto contento di questo lavoro appena svolto con un bravo regista come Paolo Franchi”.</p>
<p><strong>Giusto per rifarsi al titolo del lavoro, hai mai trascorso un’estate con il magone dentro?</strong></p>
<p>“Certo, ma mai per amore. Credo sia più per insoddisfazioni personali e per sensazioni del tempo che passa inesorabile. L’estate è un momento dell’anno in cui si ferma tutto e viene spontaneo fare dei bilanci”.</p>
<p><strong>Invece il 20 gennaio hai debuttato a teatro con Claudio Santamaria in “Occidente Solitario”.</strong></p>
<p>“Il testo è di Martin McDonagh e la pièce è bellissima. Riguarda la storia di due fratelli, una specie di Caino e Abele in era moderna. Tra loro regna una tensione costante e in ogni momento c’è il rischio della violenza fisica e verbale. Nonostante abbia dei risvolti tragici, la storia è molto divertente e questa è la particolarità del testo. Nello spettacolo ci sono anche Massimo De Santis e Nicole Murgia”.</p>
<p><strong>Parliamo di “ACAB”, annunciato come uno dei grandi lavori del 2012. Il film mette a nudo la dura realtà che affrontano ogni giorno le forze dell’ordine. Quest’ultimo decennio è stato molto difficile: dal G8 all’uccisione di Gabriele Sandri. Che ne pensi al riguardo?</strong></p>
<p>“Questo è un argomento molto complesso. Sono passati dieci anni dai fatti di Genova, abbastanza tempo per tracciare bilanci, visto che sono usciti molti romanzi. Da quel momento sono partite una serie di frustrazioni e dinamiche interne agli ambienti delle forze dell’ordine che sono state interessanti capire, anche parlando direttamente con loro. E’ emerso ad esempio che i celerini sperano di non dover intervenire in certe situazioni come le manifestazioni, invece hanno tutt’altro tipo di atteggiamento verso il tifoso cattivo. E’ importante che a svolgere questo mestiere ci sia una persona calma, fredda ed esperta che faccia le cose con criterio e non un pazzo esaltato che è pronto a riversare sul lavoro l’aggressività derivante da tutti i suoi problemi personali. Mi ritengo molto soddisfatto del ruolo di celerino, sono state un’esperienza e un’operazione davvero stimolanti”.</p>
<p><strong>Toccando la sfera privata, stai per diventare papà per la terza volta. Riesci a conciliare la famiglia</strong> <strong>con il tipo di attività intensa che hai?</strong></p>
<p>“Sì, perché alterno periodi intensi ad altri un po’più tranquilli e allora ne approfitto per bilanciare tutto. Anzi, nei miei periodi di stop, mio figlio più grande, a volte, non ne può più della mia presenza”.</p>
<p><strong>Da buon quarantenne, appartieni a quella categoria di uomini che si curano più di una donna per contrastare i segni del tempo?</strong></p>
<p>“Ricordo che mio padre diceva quand’ero piccolo che intorno a quarant’anni succede un po’ di tutto, improvvisamente hai delle avvisaglie strane su più fronti e quindi cerchi di correre ai ripari. Fortunatamente pratico molto sport e questo mi aiuta”.</p>
<p><strong>Chiudo chiedendoti cosa avverrà secondo te nel 2012.</strong></p>
<p>“Non sono un indovino, non ho la minima idea, speriamo solo di superare questo brutto momento economico di recessione. Invece per quanto riguarda la profezia dei Maya, vedremo, anche perché sono un tipo che ha paura del futuro, delle letture delle carte e dell’esoterismo. Non amo sapere come andranno le cose, mi piace viverle giorno dopo giorno”.</p>
<p><strong>CHI E’ FILIPPO NIGRO</strong></p>
<p>Filippo Nigro è nato a Roma il 3 dicembre del 1970 sotto il segno del Sagittario con dubbi sull’ascendente. Caratterialmente lascia che siano gli altri a definirlo. Tifa per la Roma, ha l’hobby degli scacchi e adora la pasta. Vive a Roma ma gli piacerebbe abitare a New York. Non possiede al momento animali domestici, è sposato con Gina Gardini e sta per arrivare il terzo figlio. Ricorda con piacere un anno fortunato della sua vita &#8211; il lontano 1989 &#8211; quando riuscì a comprarsi una bellissima motocicletta, che ancora oggi custodisce gelosamente. Il suo percorso è iniziato diplomandosi al Centro Sperimentale di Cinematografia sotto la guida di Lina Wertmuller. Il suo esordio al cinema risale al 1998 con “Donne in bianco”. Nel 2001 è nel film di Ferzan Ozpetek “Le fate ignoranti”, che dopo due anni l’ha scritturato per il film successivo “La finestra di fronte”. A seguire la partecipazione in altri lavori cinematografici tra cui: “A luci spente”, “Ho voglia di te”, “Un gioco da ragazze”, “Amore che vieni, amore che vai”, “Oggi sposi”, “Dalla vita in poi” e “E la chiamano estate”. Per la televisione ha preso parte in “I ragazzi del muretto”, “La dottoressa Giò”, “Prigioniere del cuore”, “L’ultimo rigore”, “R.I.S. Delitti imperfetti” e “Tutta la verità”. Lo stiamo vedendo al cinema con “ACAB – All Cops Are Bastards” e a teatro con “Occidente Solitario”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/filippo-nigro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>GP Magazine Gennaio 2012</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/gp-magazine-gennaio-2012/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/gp-magazine-gennaio-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali in pdf]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=652</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" style="width:420px;height:297px" id="8a67e045-df16-2a8b-d6c4-fd8bfbde73db" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf?mode=mini&amp;embedBackground=%23ffffff&amp;backgroundColor=%23222222&amp;documentId=120105115732-f3fb4dda7b7244978bceab3e0612b0fa" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><param name="wmode" value="transparent"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" wmode="transparent" style="width:420px;height:297px" flashvars="mode=mini&amp;embedBackground=%23ffffff&amp;backgroundColor=%23222222&amp;documentId=120105115732-f3fb4dda7b7244978bceab3e0612b0fa" /></object>
<div style="width:420px;text-align:left;"><a href="http://issuu.com/simoneruiti/docs/pdfgen12?mode=window&amp;backgroundColor=%23222222" target="_blank"></a><a href="http://issuu.com" target="_blank"></a><a href="http://issuu.com/search?q=cinema" target="_blank"></a></div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/gp-magazine-gennaio-2012/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fiorello</title>
		<link>http://www.gpmagazine.it/quel-re-mida-chiamato-fiorello/</link>
		<comments>http://www.gpmagazine.it/quel-re-mida-chiamato-fiorello/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 12:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Gp</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gpmagazine.it/?p=644</guid>
		<description><![CDATA[E’ una rubrica che ha lo scopo di farvi conoscere in maniera diversa i personaggi che ogni giorno sono acclamati da folle di ammiratori. Questa volta dedichiamo il nostro spazio al più grande showman del nuovo millennio Lo sapevate che…  Rosario Fiorello è nato a Catania e cresciuto ad  Augusta. Ha iniziato la propria carriera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ una rubrica che ha lo scopo di farvi conoscere in maniera diversa i personaggi che ogni giorno sono acclamati da folle di ammiratori. Questa volta dedichiamo il nostro spazio al più grande showman del nuovo millennio<span id="more-644"></span></p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong>  Rosario Fiorello è nato a Catania e cresciuto ad  Augusta. Ha iniziato la propria carriera lavorando nei villaggi turistici della Valtur a Brucoli, prima come aiuto cuoco, poi come barman e infine come animatore. Sul finire degli anni ’80 Bernardo Cherubini (fratello di Jovanotti) gli presenta Claudio Cecchetto, che affida a Fiorello, poco tempo dopo, un programma su Radio DeeJay.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong>  Conosciuto nel programma televisivo &#8220;Una Rotonda sul Mare” presentato da Massimo Boldi, Teo Teocoli e Red Ronnie, continuò poi nella popolare e fortunata trasmissione “Karaoke” su Italia 1,  che iniziò la programmazione nel 1992, della quale il suo lungo codino divenne un simbolo.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong>  Nel libro “<em>Fenomenologia di Fiorello”</em> il critico televisivo Aldo Grasso (Mondadori 2008) spiega il &#8220;Fenomeno Fiorello&#8221;. Un fenomeno che in televisione è stato raccontato per la prima volta da Caterina Stagno in una puntata de <em>La storia siamo noi</em><em>”.</em></p>
<p><strong>Lo sapevate che… </strong>Dal 2001 al 2008 ha condotto, insieme a Marco Baldini, la trasmissione radiofonica “Viva Radio 2”, artefice del rilancio radiofonico dell’azienda di Stato, e durante il quale il conduttore sfoggia le sue doti di cantante, imitatore ed intrattenitore. Dal 2003 ad oggi sono stati pubblicati anche 4 CD che raccolgono il meglio del programma radiofonico. È stato inoltre pubblicato un DVD dal nome “Fiorello e Baldini visti da dietro”  che raccoglie video inediti sul suo programma “Viva Radio2”.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong>  Nell’aprile 2007 ha registrato con Giorgia la canzone “Più” (cover del brano cantato da Ornella Vanoni e Gepy&amp;Gepy) come colonna sonora del film “Voce del Verbo Amore”.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong> il 4, 5 e 7 luglio Fiorello si è esibito al Teatro antico di Taormina  in una speciale tranche del suo spettacolo “<em>Volevo fare il ballerino”</em>, apposta per il pubblico della sua amata terra d&#8217;origine, la Sicilia. Entrato in scena vestito da borghese siciliano, con coppola e gilet,  mentre trainava un carretto siciliano sulle note di &#8220;Ciuri Ciuri&#8221;, insolitamente lo showman ha imitato solo due personaggi (Mike Bongiorno e, a richiesta, l&#8217;avvocato Messina), lasciandosi, per lo più, a un lungo monologo di tre ore, intervallato ogni tanto da qualche nuova canzone.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong>   Suo fratello minore, Giuseppe Fiorellodetto anche Beppe (ed in passato Fiorellino), ha intrapreso con buon successo la carriera di attore; la sorella Catena Fiorello  è invece un&#8217;affermata giornalista. È, inoltre, il cognato della cantante Marjorie Biondo.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong>   Fiorello ha &#8220;vinto&#8221; fino ad oggi 17 Tapiri d’Oro, classificandosi così nel 2009 primo tra gli &#8220;attapirati&#8221; dal programma “Striscia la notizia”.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong>   Fiorello il più visto del 2011 dopo il Festival di Sanremo e prima dei film del Commissario Montalbano e della Nazionale di calcio.</p>
<p><strong>Lo sapevate che…</strong>   Fiorello alla quarta puntata lo share è schizzato a 50% e Fiorello è diventato in assoluto il re degli ascolti di sempre. Lo spettacolo dei record di Rai Uno “Il più grande spettacolo dopo il weekend”, condotto e ideato da Rosario Fiorello in collaborazione con il suo nutrito team di lavoro, ha dimostrato a certa stampa, ma soprattutto ad una certa fascia di invidiosi, che contro il puro talento di intrattenitore di questo animale da palco nulla si può…</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gpmagazine.it/quel-re-mida-chiamato-fiorello/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

