12/05/2022
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Fiori Picco: “Con i libri porto l’Oriente nella cultura Occidentale”

di Francesca Ghezzani –

Fiori Picco è sinologa, scrittrice, traduttrice letteraria ed editrice. Dopo la laurea in Lingua e Letteratura Cinese conseguita presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è stabilita nella città cinese di Kunming, nella provincia dello Yunnan, dove ha vissuto otto anni insegnando presso il Dipartimento del Turismo della Yunnan Normal University e svolgendo ricerche di antropologia. 

Fiori, come sono stati gli anni trascorsi in Cina?

“Sono stati anni costruttivi e determinanti per la mia formazione linguistica, antropologica e letteraria. Ero una giovane insegnante di lingue straniere e di cultura europea presso il dipartimento del Turismo della Yunnan Normal University di Kunming, i miei primi studenti furono i ragazzi del corso di “Inglese Commerciale”, i futuri amministratori aziendali, poi seguirono quelli di “Progettazione di Giardini e di Paesaggi”. Dovevo insegnare un inglese professionale inerente alla loro specializzazione. Successivamente mi venne affidato il corso di “Fiere Internazionali”, molto più impegnativo in quanto non erano lezioni di inglese ma dovevo spiegare argomenti specifici in lingua cinese. Fu una grande prova di coraggio perché avevo solo ventiquattro anni e in più ero una straniera. I miei studenti erano un po’ più giovani di me e il cinese è una lingua estremamente difficile. Quell’esperienza mi arricchì tantissimo, sia dal punto di vista linguistico, sia sotto l’aspetto umano. La città di Kunming, con la sua cultura multietnica, mi ha ispirata fortemente. Traendo spunto dal paesaggio e dal folclore unici ho iniziato a scrivere racconti e romanzi. In otto anni di vita nello Yunnan, durante i quali ho lavorato anche come interprete nelle fabbriche, sono venuta a stretto contatto con la gente, ho viaggiato visitando le campagne e le zone di confine alla scoperta di etnie rare e in via di estinzione. Ho intervistato gli indigeni, ho vissuto nelle case dei contadini e ho raccolto testimonianze preziose che ho riportato nei miei libri”.  

Dal 2011 traduci romanzi di autori asiatici e poi hai aperto Fiori d’Asia Editrice, una realtà editoriale multilingue specializzata in letteratura orientale. Ci racconti il tuo lavoro nelle sue diverse fasi, dalla scelta di un testo alla sua pubblicazione?

“Fiori d’Asia collabora principalmente con autori asiatici importanti e pluripremiati. Al loro Paese sono scrittori affermati, molti di loro sono già stati tradotti anche all’estero. Già i loro nomi sono una garanzia. Pubblichiamo la traduzione italiana di opere edite in lingua originale ma anche testi inediti, infatti alcuni autori scrivono apposta per noi, ed è una grande dimostrazione di stima e di fiducia nei nostri confronti. Scegliamo sempre opere letterarie di valore, che rispecchiano la società e la cultura di provenienza, con una particolare attenzione alle tematiche sociali. Il lavoro di traduzione può durare un anno o anche di più, dipende dalla lunghezza del testo. Oltre alla traduzione, in certi casi è necessario anche curare l’opera e queste fasi mi coinvolgono in prima persona. Il lavoro più emozionante è la promozione. Fiori d’Asia crede nei suoi autori e cerca di dare loro la massima visibilità”. 

Hai ricevuto diversi premi letterari, nazionali e internazionali, quale ricordi con maggiore emozione?

“Nel 2016 ho ricevuto lo Standout Woman Award della Regione Lombardia. La cerimonia di premiazione si è svolta nella Sala del Palazzo Pirelli a Milano, davanti alle autorità. Il prestigioso premio mi è stato conferito per essere una scrittrice studiosa delle minoranze etniche cinesi, un’italiana che riporta nei suoi libri la realtà di villaggi inaccessibili e società antichissime che in Cina sono tutelate come patrimonio dell’umanità. Questa motivazione mi rende particolarmente orgogliosa in quanto riassume il mio vissuto, il mio impegno e la mia missione.  Nel 2018, a Guiyang, durante il Quinto Congresso Internazionale di Scrittori e di Sinologi, mi è stato conferito il certificato di “Friend of Chinese Literature”, un riconoscimento al mio lavoro e alla costanza nel proporre all’Occidente nuove opere del panorama letterario cinese”. 

Ci parli degli ultimi libri che ti hanno vista talvolta protagonista nelle vesti di autrice e, talvolta, in quelle di traduttrice ed editrice?

“Il mio ultimo romanzo “Yao”, pubblicato da Fiori d’Asia Editrice e uscito sia nella versione italiana sia in lingua cinese, è arrivato in Giappone grazie alla distribuzione internazionale ed è stato recensito dalla nota scrittrice bilingue Satoko Motoyama, che è rimasta impressionata dalla descrizione fedele e autentica del popolo Yao e dalla mia penna definita “piena di sensibilità e di umanità”. Le parole dell’autrice rispecchiano il mio modo di approcciarmi a culture e a etnie così diverse e lontane, infatti, per poter scrivere queste storie, mi sono sempre immersa nell’atmosfera e nelle tradizioni locali, vivendo da vicino la realtà degli indigeni e avvicinandomi con umiltà e rispetto. Un’altra importante recensione del mio libro è stata scritta dal Professor Ahengdongta, il diciassettesimo depositario e custode dell’antica cultura Dongba di Lijiang. Essendo lui stesso un esponente delle minoranze etniche, ha apprezzato molto i contenuti del romanzo, soprattutto i passi riguardanti il Taoismo, i monaci, i rituali millenari e i culti popolari.  La sua approvazione è stata un ulteriore motivo di orgoglio. Fiori d’Asia cerca di espandere i propri orizzonti, infatti ha pubblicato storie cinesi, giapponesi e di recente anche vietnamite. L’ultimo libro uscito ad aprile, “Scene di vita in Vietnam”, è del noto scrittore e regista cinematografico Chu Quang Manh Thang. Come casa editrice internazionale e multilingue, Fiori d’Asia si propone di arricchire il proprio catalogo con opere di autori di spicco provenienti da vari Paesi orientali”.   

In chiusura, collabori con la China Writers’ Association e con la Japanese Writers’ Association. Quali messaggi culturali porti dall’Oriente all’Occidente grazie alla tua attività letteraria? 

“Ogni Paese ha una propria cultura e un proprio bagaglio storico – antropologico. Le storie dell’umanità sono simili in ogni parte del mondo, cambiano solo i protagonisti e le ambientazioni. Le guerre, le violenze, il dolore, la diversità e il riscatto sociale sono esperienze che accomunano tutti i popoli, solamente vengono vissute e interpretate in modo diverso in base alla filosofia, alla religione, all’etica e alla mentalità del luogo. Sta a noi scrittori e traduttori letterari riportare nei libri le differenze, le ideologie e le sfumature culturali. I lettori dovrebbero incuriosirsi e ampliare le proprie conoscenze per avere una visione globale che può portare alla comprensione”. 

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