Flaminia Lera: È una delle protagoniste della serie tv “Il sistema”


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Flaminia Lera attrice di successo e una delle nuove protagoniste della serie di Rai Uno “Il sistema” appena presentata al Roma Fiction Fest. Tra i suoi maestri di recitazione ci sono Emma Dante e Ferruccio Soleri, e di tutti quei registi di quali ha imparato tanto guardando e riguardando i loro film, come: Kubrick, Fellini, Germi, Pasolini, Allen, Antonioni, Scorsese, Wenders, Bergman, Almodovar, Truffaut, Aronowsky, Hitchcok, Sorrentino, con cui spera un giorno di lavorare.

di Camilla Rubin

Ha appena finito di girare sul set di “Non dirlo al mio capo”, diretta da Giulio Manfredonia. E c’è da dire che la voglia di interpretare persone diverse qui è stata appagata: da donna con la pistola, a donna con… neonato. Ma questa è un’altra storia.

Flaminia come nasce la tua attività di attrice?

“Nasce con la mia nascita! No, davvero, sembrerà assurdo, ma a tre anni avevo già le idee alquanto chiare su ciò che avrei voluto fare nella vita. Da bambina inventavo storie e mettevo in piedi spettacolini. Poi crescendo sono arrivati i primi laboratori teatrali, i primi provini, quando a diciott’anni ne ho vinto uno. E così è cominciato tutto. Era il 2000, ed io interpretavo il ruolo di una ragazzina viziata e cattivella in ‘Le ali della vita’, con una meravigliosa Virna Lisi”.

Qual’era il tuo sogno nel cassetto da bambina?

“Stare sul palcoscenico, in verità. La passione per la regia e per il cinema sono maturate più avanti. Il mio sogno era entrare come allieva attrice alla ‘Silvio D’Amico’. Quando finalmente arrivò il momento di sostenere l’esame, non lo passai. Ecco, quella forse fu la prima grade delusione della mia vita. Ma affrontai il momentaccio e mi rimboccai le maniche, come sempre. E oggi posso dire di essere felice di non aver superato quell’esame. A vent’anni mi son ritrovata a lavorare sul campo. Tanta gavetta nei teatri off romani, come aiuto regista prima, come attrice poi”.

Se dovessi scegliere un ruolo adatto a te quale sarebbe? E perché?

“Avere la possibilità di interpretare sempre ruoli diversi. Molto spesso capita che se un attore funziona in un ruolo, finisce sempre per interpretare quello, o qualcosa di molto vicino ad esso. Ed è un peccato. Il bello di questo mestiere è interpretare, dar vita a tanti tipi di persone, tanti quanti ne esistono sulla faccia della terra, esagero? Vivere la vita di quelle persone, davvero, e così farla vivere al pubblico, che ci dedica il suo prezioso tempo”.

Parlaci del tuo ruolo nella serie.

“Interpreto Emma Vinci, Tenente del Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza. Emma è una donna gentile e affabile, sempre col sorriso sulle labbra, una buona amica. E’ allo stesso tempo incredibilmente risoluta, decisa, una spada sul lavoro. E’ pronta a tutto, pur di disgregare quella malavita d’alto bordo che naviga nell’economia internazionale, pur di scardinare, forte il lavoro di squadra, il Sistema. Emma è anche una donna d’azione, e quanto mi son divertita e… affaticata a girare i blitz, gli inseguimenti, le sparatorie. E spero si divertirà anche chi ci guarderà, così sarà valsa la fatica”.

Come ti sei trovata sul set con gli altri attori ?

“Benissimo! A fine riprese, all’idea di non vedere più tutte quelle persone, ricordo di aver provato un senso di vuoto. Siamo diventati una famiglia, soprattutto con i tre della squadra investigativa, con cui adesso ho una sincera amicizia (Valeria Bilello, Lino Guanciale e Pio Stellaccio). Girare per sei mesi è faticoso, soprattutto quando sei lontano dalla tua città, dai tuoi affetti per tanto tempo. Ma esser parte di un gruppo così affiatato, alleggerisce il tutto, e rende l’esperienza del set ancora più intensa e divertente”.

Sappiamo che tra i tuoi hobby c’è anche la fotografia. Come nasce questa passione?

“Nasce dall’amore per il cinema, in verità. Da bambina mia zia mi piazzava davanti ai film di Hitchcock (a tutt’oggi uno tra i registi che stimo e ammiro di più), da lì credo sia iniziata la passione per l’inquadratura. Verso i diciassette anni mi fu regalata una vecchia Minolta di seconda mano. Fu una gioia poter iniziare a ‘incastrare porzioni di realtà’. Poi a ventiquattro anni sono partita per Londra. Non parlavo una parola di inglese, e mi resi conto che l’unico modo per comunicare era la fotografia: comunicare per immagini diventò il mio quotidiano. Giravo sola per la città in cerca di porzioni di realtà che suscitassero il mio interesse.  A Londra poi ci sono rimasta per tre anni, e ci ho guadagnato doppio da quell’esperienza, perché oggi parlo bene 3 lingue: italiano, inglese e fotografia!”

Che rapporto hai con la moda?

“Mia mamma è una stilista. Sono cresciuta tra idee, tessuti e disegni. La moda è creatività, è arte. Mi appassiona, ma credo anche che ogni tanto gli venga dato un peso, un valore un po’ eccessivi”.

Come sei nella vita di tutti i giorni fuori dal set?

“Sempre alla ricerca di qualcosa. Sono curiosa e affamata di esperienze. Ma forse era una domanda più pratica? Ok, ricomincio! Nella vita di tutti giorni sono frenetica, sempre in ritardo – con scuse diciamo più o meno buone – e ho sempre milleottocentocinquanta cose da fare, e se non ne ho, me ne creo”.

Se dovessi dirmi il titolo di un film e associarlo ad una località vacanziera, quale sarebbe e perché?

“Penso immediatamente a ìThe Millionaireì, penso all’India, che però non definirei proprio una località vacanziera. Ci penso perché ho viaggiato India per tre mesi. E’ stata una delle esperienze più forti e più formative che abbia avuto la possibilità di vivere. E penso anche a ‘L’uomo che sapeva troppo’ e a Marrakesh, dove non sono mai stata e vorrei tanto andare. Subisco molto il fascino dell’oriente”.


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