Folkstone: La cornamusa che suona il rock


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Che il rock di qualsiasi genere e natura per i giovani sia ammaliatore, quasi come il flauto del pifferaio magico nella favola di Andersen, lo si sa bene già dai tempi di Elvis; ma che il suo ritmo, unito alla sonorità della cornamusa, potesse riscuotere tanto successo, beh, nessuno poteva immaginarlo!

di Mara Fux

Eppure il valore aggiunto che fa dei Folkstone una delle hard rock metal band più amate e seguite su territorio nazionale è proprio questo: hanno rispolverato gli strumenti della tradizione popolare mescendo abilmente le relative sonorità con gli strumenti di oggi.

“L’idea mi ha solleticato dopo aver assistito in Germania al concerto rock di una band che utilizzava sonorità medievali” racconta Lorenzo Marchesi vocalist dei Folkstone ed anche autore della maggior parte delle melodie oltre che tra i primi fondatori del gruppo “ l’ho trovata originale per cui ho iniziato ad approfondire l’argomento per valorizzare le sonorità degli strumenti delle nostre valli ed in particolare della baghet, la piva bergamasca dei nostri pastori. La cosa ha funzionato, la novità piaceva e noi ci divertivamo a suonare un po’ ovunque ci chiamassero prendendo spesso parte anche a rappresentazioni medievali con dei dialoghi creati da noi. Direi una specie di teatro di strada in una goliardica chiave rock. A quel punto abbiamo iniziato un percorso di vera e propria esplorazione nel mondo degli strumenti della musica medievale.

Di che anni stiamo parlando? 

“Del 2004-2005, quando più o meno siamo nati come band metal. In pratica eravamo una semplice compagnia di amici che si riuniva per suonare ma che ritagliandosi una propria identità fatta di cornamuse e chitarre elettriche, si è ritrovata a condividere un sogno”.

Come avete fatto ad imparare a suonare le cornamuse o la gironda o la stessa piva? 

“Beh, all’inizio, in maniera molto democratica e cioè mettendo lo strumento in mano ai più dotati e dicendogli un chiaro ‘e adesso impara’; poi ovviamente studiando nelle scuole o privatamente ogni strumento”.

Ma come è stato possibile armonizzare sonorità così diverse? 

“In realtà la sonorità della piva e quella della chitarra distorta, o elettrica se preferisci, sposano benissimo la vera differenza sono i secoli che le separano”.

Chi scrive? 

“Per lo più Roberta Rota ed io; ci piace parlare di noi stessi, di quello che viviamo. Nei testi ci sta molto della nostra vera vita ma ci sta anche di molte persone che abbiamo conosciuto o di personaggi straordinari che avremmo voluto conoscere”.

Come Galileo? 

“Sì come Galileo che è stato un uomo straordinario per il suo tempo ed al quale abbiamo dedicato ‘Astri’, uno dei brani del nostro album più recente’ Diario di un ultimo’”.

Come mai questo titolo? 

“Perché questa è un’epoca che allontana gli ultimi; gli ultimi sono veramente sempre più emarginati e noi volevamo parlare di chi sta in basso”.

Che numero di album è “Diario di un ultimo”? 

“E’ il settimo, da quando nel 2007 abbiamo inciso il primo”.

E’ difficilissimo sentire in radio un vostro brano, eppure girate l’Italia in lungo e largo con concerti live sempre molto attesi. Dov’è il trucco? 

“Siamo un gruppo underground da sempre e, oserei dire, abbastanza fuori moda almeno rispetto la corrente di oggi: non siamo usi a passaggi per radio o televisione; ogni estate facciamo una cinquantina di concerti e partecipiamo a festival anche se ogni tanto ci scappa fuori qualche live acustico, piccoli cammei che ci ricordano il periodo in cui ci mettevamo a suonare nelle strade, ma sono davvero pochi. Oggi diamo assoluta precedenza alla formazione rock che da quattro elementi è diventata di otto”.

Nel tempo chi avete guadagnato e chi avete perso come fan? 

“Di sicuro abbiamo perso proprio chi era attaccato alla rappresentazione medievale che prevedeva uno schema fatto di tanta scena ma di poco, pochissimo contenuto. Abbiamo guadagnato chi si riscontra nelle nostre storie, che sono in tanti e ce lo vengono a dire quando, al termine del concerto, scendiamo dal palco e ci uniamo a loro per fare due chiacchiere”.

Di chi è l’idea di vestire tutti molto simili? 

“Di Roby che ama molto creare e fare lavori di sartoria. Li disegna, taglia e cuce personalmente”.

Quali sono i titoli di “Diario di un Ultimo” a cui sei più legato? 

“Mi sento molto legato a Fossile, una ballata che tratta non tanto l’amore quanto la tenerezza, quel legame che resta tra due persone quando si lasciano ma comunque continuano a provare un sentimento al ricordo di quanto c’è stato. E’ un brano che mi è uscito di botto. Poi ‘Astri’, quello che ti accennavo su Galileo, che vedo molto attuale oggi che viviamo un’epoca oscurantista, fatta di no-vax, di terrapiattisti; Galileo era un filosofo, un credente ma proprio perché supponeva esserci Dio dietro ogni cosa, sosteneva che tutto doveva essere indagato per verificarne la vera natura. Ma in ‘Astri’ c’è anche un po’ del Foscolo de ‘I Sepolcri’ nell’idea di cosa lascia l’uomo che muore, il suo pensiero, la sua vita”.

A quando il prossimo concerto? 

“Siamo partiti a marzo da Milano e ne abbiamo già fatti una ventina: di sicuro un bell’appuntamento è il 3 agosto al Celtic Festival di Montelago vicino Serravalle in provincia di Macerata ma la cosa migliore è dare un’occhiata al tour sul sito www.folkstone.it  o www.faustiniproduzioni.net e individuare la località più vicina in cui venire a trovarci”.


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