Francesca Nunzi: “Sono una mamma tutta da ridere”


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L’attrice romana protagonista di spassose commedie e divertentissimi monologhi, racconta la sua quotidianità di wonder woman del teatro.

di Mara Fux

Come fai a far conciliare la tua vita professionale dal tuo ruolo di moglie e mamma? 

“Facendo una gran fatica, non mi riposo mai: sto praticamente sempre in piedi. Trotto veramente dalla mattina alla sera correndo da una parte all’altra senza interruzione nonostante abbia la fortuna di avere un marito presente. Quando i bambini erano piccoli mi aiutava molto anche mia mamma ma l’aiuto era che li teneva molto a livello di gioco, poi alla casa dovevo chiaramente pensare io”.

Adesso, il fatto che siano più grandi ti permette di spaziare maggiormente? 

“Per quanto siano cresciuti il sacrificio è lo stesso, gli devi star dietro nelle visite mediche, nell’università; Sergio ora ha la patente e quindi per certi versi è molto più indipendente. Cambiano le attenzioni ma la presenza serve anche se in maniera differente”.

E dei due c’è qualcuno che pensi seguirà le tue orme in ambito spettacolo? 

“Nessuno dei due per quanto ambedue ne avrebbero le opportunità. Mi ha fatto molto ridere che tempo fa convinsi uno dei due a presentarsi ad un provino e che prima di sostenerlo mi abbia detto ‘mamma io a fare il provino ci vado ma ti faccio presente che mi manca la cosa fondamentale: io non so recitare!’”.

Che gli hai risposto? 

“Mi sono fatta una risata pensando tra me ‘figlio mio, sapessi quanta gente non sa recitare’. No, niente da fare, non sono proprio interessati”.

Tu invece quando ti sei accorta che ti piaceva? 

“Subito, proprio da piccola; senza offendere nessuno, io penso proprio di avere una forma di autismo nei confronti di questo lavoro, penso che con la visione che ho io della recitazione, ci si nasca. E’ qualcosa che ti fa vedere solo quello, ti toglie tutti gli interessi, io ho sempre visto solo quello che orbitava attorno all’essere attrice per cui solo recitazione, regia, scrittura”.

Quale è stato il tuo primo spettacolo? 

“Ti risparmio l’elenco delle recite scolastiche, dei teatrini famigliari, dei villaggi turistici che comunque sono stati parte del mio percorso formativo. Il primo spettacolo vero, quello in cui inizi a vedere i primi soldini e ti versano i contributi tanto per parlarci chiaro, è stato nel ’91 con Proietti durante il primo Laboratorio, quando Gigi ha inserito tutti noi del primo anno nel cast di ‘Leggero leggero’ e ci ha portato con lui in tournée per due anni confermandoci poi nel cast del successivo spettacolo che era ‘A me gli occhi Bis’”.

E l’esordio nella scrittura? 

“Anche quello da piccola. Scrivo da quando sono ragazzina, ho i cassetti pieni di mille storie che poi nel tempo ho recuperato e rielaborato inserendole nei miei spettacoli. Ho sempre messo del mio in tutte le opere che ho rappresentato, anche nelle commedie di altri ho messo del mio ma il fatto che me lo abbiano fatto fare credo significhi che ‘il mio’ è considerato un valore aggiunto, sennò sarebbero stati dei pazzi a permettermelo”.

Lo spettacolo che hai nel cuore? 

“Tosca, opera di Gigi Magni andata in scena alcuni anni fa al Teatro Greco e che purtroppo non è stato visto da tantissime persone. Ecco Tosca è il personaggio che mi rappresenta di più, che sento e con cui mi identifico al punto che se avessi due soldarelli da parte li investirei in un nuovo allestimento con scenografie e costumi importanti, con la sua musica dal vivo”.

Attualmente cosa stai facendo? 

“Sono impegnata da tre anni con ‘Aggiungi un posto a tavola’ che ha toccato tutt’Italia e credo che ad aprile troverà il suo termine anche se mi piacerebbe che riprendesse la prossima stagione fosse anche per soli due mesi, per poter vivere ancora l’atmosfera che regna dentro quello spettacolo”.

E i tuoi testi? 

“Ho circa una trentina di date all’anno con i miei monologhi, il più recente è ‘Le dee cadute’ che piace molto al pubblico perché racconta a mio modo molte di quelle figure della mitologia che tutti conosciamo grazie ad un recupero sia della mitologia che della storia. Poi ci sono ‘Stravolta dal mio solito destino’ e ‘Volevo fare la mignotta’ che pure son testi recenti, sempre molto applauditi oltre a ‘Roma-Napoli: un’ora di treno per mille racconti’ che faccio con Marco Simeoli e che è il classico spettacolo adatto ad andare in giro d’estate, una divertente battaglia tra una moglie romana e un marito napoletano ricca di gag e canzoni recuperate dal vecchio repertorio  sempre molto gradito al pubblico”.

Poi ci sono le commedie. 

“Sì ma le commedie sono più impegnative da portare in giro, necessitano scene, costumi, un palcoscenico diverso. Titoli sicuramente amati come ‘L’antico dubbio’, ‘Signorine in trans’, ‘Natale a Capracotta’ o ‘Beate noi’ quando vengono allestite hanno bisogno di una distribuzione che le piazzi nei teatri”.

Infine c’è il libro: come sta andando? 

“’Quei due nel mio orecchio’ sta andando bene solo che in questo periodo ho dovuto rallentare la promozione perché ‘Aggiungi un posto a tavola’ mi impegna molto”.

Non solo quello: sbaglio o hai appena debuttato? 

“Verissimo: sono al Teatro Tirso con Pablo e Pedro in ‘Nozze di coccio’, una commedia molto divertente che resterà in scena fino al 5 aprile. Anzi sai che ti dico: non perdetela perché c’è molto da ridere e ridere fa bene alla vita”.


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