Francesco Lisa figlio di Sicilia


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Giovanissimo, attaccato alla sua amata terra, è un ragazzo che fa di questo amore per le sue radici una ragione di vita. Ha scritto il suo primo romanzo “L’anello del Benedìciti” e in quest’intervista lo scopriamo in tutta la sua semplicità.

di Simone Mori

Ciao Francesco, raccontaci qualcosa di te, della tua vita. Chi sei insomma.

“Ciao, sono un piccolo imprenditore nel settore automobilistico, abito a Torregrotta in provincia di Messina, ho trent’anni, da cinque sono sposato con Veronica e da due sono padre di Domenico. Nel 2005 mi sono diplomato presso l’ ITIS ‘E. Majorana’ di Milazzo con il titolo di perito per la meccanica. Nonostante gli ottimi risultati scolastici ho deciso comunque di dare continuità all’attività di carrozzeria, che mio padre ha creato dopo anni di sacrifici. Sono diventato dunque il verniciatore della nostra attività. Nel tempo libero mi dedico ai libri. Fino a qualche mese fa, mi ero limitato a leggere. Poi è arrivata l’ispirazione per scrivere e mi sono tuffato nell’avventura della scrittura”.

Qual è il rapporto con la tua terra, la Sicilia?

“Ognuno di noi, fondamentalmente, si sente figlio della terra in cui è cresciuto. La Sicilia per me sa essere madre, compagna, amante, confidente; è parte di me e non potrei mai farne a meno. Spesso la osservo e m’incazzo pure con essa per le tante cose che non vanno. Poi mi fermo a riflettere sulla sua storia, su quanti abusi e violenze ha dovuto subire da parte degli uomini e capisco perché continuo ad amarla sempre più. La guardo e, a destra osservo i boschi verdi che contrastano con l’azzurro del cielo, mi volto e… toh, lo spettacolo del mare che, con la sua schiuma, sembra voler ripulire la terra dai mali che l’uomo gli ha recato. Amo la mia terra”.

Hai scritto da poco il tuo primo romanzo. Come nasce l’idea, quali sono le tue fonti?

“Sì, è stato pubblicato ad aprile il mio primo romanzo ‘L’anello del Binidìciti’. L’idea è maturata dopo la lettura di molti romanzi, grazie all’incitamento di mia moglie e di qualche amico caro. Mi son detto: ‘ma si, provaci, non hai nulla da perdere’. Essendo ispirato alla storia vera dei miei nonni paterni, è stato molto più facile di quanto credevo trascrivere, nero su bianco, le forti emozioni. Figlie del sentimento che mi lega al loro ricordo. Praticamente è un omaggio a loro dovuto, un piccolo sogno realizzato”.

Il rapporto tra i giovani e la cultura oggi è molto difficile. Che soluzioni proponi alle istituzioni per far sì che si possa fare più collaborazione tra giovani e cultura?

“Effettivamente è vero. La cultura in generale è poco apprezzata dai giovani. Occorre che la scuola dia la giusta formazione; per fare ciò bisogna necessariamente programmare un futuro più roseo partendo dai bambini. Bisogna promuovere mostre d’arte,  incontri con gli autori, concorsi ai quali possano partecipare gli alunni. La cultura non viene dal nulla, va nutrita con metodi mirati e costanti”.

I tuoi miti? A chi ti inspiri?

!A dire il vero non amo molto il termine mito. La storia ci ha insegnato che molti presunti miti sono stati in grado di mostrare il peggio di ciò che l’essere umano potesse fare. Sono molti i personaggi della letteratura, anche contemporanei, dai quali prendo spunto nello scrivere. Mi piace molto il realismo vergine,  la descrizione della realtà così com’è. Cerco di fare immergere il lettore nella storia che sta leggendo, quasi come se gli passassero davanti le immagini nitide della realtà descritta. Poi, ovviamente, le righe vanno arricchite dai sentimenti misti alle speranze, ai sogni. Perché sognare non guasta mai”.

I tuoi progetti per il futuro?

“Beh, come dice il grande Ligabue, il futuro è tutto da vedere. Di certo questo mio primo libro non rappresenta un traguardo, è solo un punto di partenza, un trampolino di lancio dal quale mi auguro di non scivolare mai”.

L’8 ottobre ricevi un riconoscimento molto importante proprio a Roma, il Premio di Poesia, Narrativa e Testi per una canzone che ti verrà insignito dall’Associazione “Luce dell’Arte”. Puoi dirci qualcosa di più?

“La notizia della vittoria del concorso è arrivata inaspettata. Non avrei mai potuto immaginare che la storia che avevo narrato potesse arrivare ad emozionare e ad entusiasmare la giuria a Roma. Quando la dottoressa Gabriele mi ha chiamato dicendomi: “le do una bella notizia, il suo romanzo si è classificato primo assoluto nella categoria narrativa del nostro concorso”, ho fatto molta fatica a trattenere le lacrime che sapevano di felicità, orgoglio, stupore e tante altre sensazioni di gioia messe assieme. È stata quella telefonata che mi ha fatto capire di essere riuscito a realizzare il mio obbiettivo, fin lì mi era parso tutto magico come un sogno dal quale non vorresti svegliarti mai, ma sai che prima o poi finirà. Da questo premio vorrei imparare a credere di più  in me per continuare a lavorare con umiltà per il piacere di emozionarmi scrivendo e far emozionare chi mi leggerà”.

 


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