Francesco Pannofino


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Diamo volto ad uno degli attori e doppiatori più bravi che abbiamo in Italia. Sa cimentarsi ottimamente al cinema, in teatro, alla radio e in televisione. Ha prestato la sua voce ai più grandi, da George Clooney a Denzel Washington

di Marisa Iacopino

Attore e doppiatore, ha prestato voce a interpreti di fama mondiale. Per citarne alcuni: George Clooney, Mickey Rourke, Denzel Washington, Antonio Banderas, Kurt Russell. Ci intratteniamo con Francesco Pannofino, uno dei doppiatori più amati dal pubblico cinematografico italiano.

Dove ritiene di esprimersi meglio, nel doppiaggio o nella recitazione? 

“E’ diverso. Nella recitazione metto in campo una cosa che nel doppiaggio non c’è, il corpo, tutta la fisicità. La fisicità me la porto sul palcoscenico, dove la gente ha più adesione naturale a me, vedendomi sia nei ruoli drammatici che comici. Mentre nel doppiaggio la concentrazione è riferita a non tradire, ad adeguarsi a un personaggio che già c’è, in teatro sono io che mi esprimo, quindi questo passaggio non esiste. Da un punto di vista professionale, sono stato conosciuto prima come doppiatore, poi in seguito come faccia, fisico, corpo”.

Parliamo di Pannofino attore: lei ha lavorato nel cinema, in televisione, alla radio, in teatro. Quali, gli ambiti di maggior soddisfazione?

“Vengo da una famiglia che non c’entra niente con tutto questo. Mio padre è stato carabiniere, mia madre casalinga. Penso che ogni ambito mi abbia dato uguale soddisfazione. In alcuni momenti era più soddisfacente fare una cosa piuttosto che un’altra. In linea di massima credo di aver tratto da tutte queste esperienze qualcosa di importante”.

Ha fatto cenno alla sua biografia personale. Vuol dirci qualcosa del suo background artistico?

“Per il doppiaggio è nato tutto abbastanza casualmente, frequentando una sala di incisione e scoprendo insieme ad altri questa attitudine. La mia voce è risultata essere adatta a una serie di cose. Da lì, poi, è nata l’idea di fare teatro. Mi viene in mente il teatro dell’Orologio che è stato una fucina, una palestra per tanti attori che adesso popolano il panorama nazionale. Sono nato lì, come attore. Non ho frequentato scuole, ecco. Non che non creda nelle scuole, la scuola ti dà degli strumenti, una specie di grammatica, ma poi quello che serve davvero lo devi avere dentro”.

Lei ha un figlio, un ragazzo giovane. Cosa gli consiglierebbe, se le dicesse di voler intraprendere la sua carriera artistica?

“Se questa è la sua strada, perché no? Sicuramente, io mi sono trovato bene, e quindi gli direi di sì, di provare. Però prima gli consiglierei di verificare se effettivamente ha attitudini per questo! Adesso mio figlio sta in un’età di crescita ed è difficile per lui sapere delle sue attitudini. Quando lo scoprirà, vedremo… Magari gli direi pure di frequentare una scuola, perché forse è una maniera di accelerare certi processi”.

Quanto i suoi fans sanno del Pannofino privato, e quanto di pubblico lei si porta nella vita privata?

“Le due cose si incrociano. Io credo di essere sempre la stessa persona, sia nel pubblico che nel privato. In fondo, questa è stata la mia forza, non c’è una divaricazione tra pubblico e privato. Penso che le persone che mi vedono sul palcoscenico sappiano di me tanto. Metto pochi filtri tra la mia vita privata e quella pubblica. Laddove per privato intendo il mio modo di essere. Quello che faccio sono fatti miei!”.

Ha lavorato ripetutamente con il regista Claudio Boccaccini. Lo scorso anno è andata a lungo in scena la commedia “I suoceri albanesi”. Com’è il vostro rapporto?

“Ci siamo conosciuti all’Orologio, circa diciotto anni fa. Abbiamo fatto insieme cose belle. Mi viene in mente ‘Le opinioni di un clown’, uno spettacolo che amavo molto, appunto diretto da Claudio. Per me, lui è un amico oltre che riconoscergli indubbie qualità come regista. Insomma, un incontro umano oltre che professionale. Ultimamente, abbiamo fatto insieme ‘I suoceri albanesi’, un successo importante che verrà replicato. Il nostro modo di lavorare va bene. Siamo in sintonia, io con lui sono tranquillo, posso gestire il mio modo profondo di essere, certe miei pigrizie. Ci capiamo al volo. Questo tra un regista e un attore è molto importante. Poi ho lavorato con molti altri registi, e mi sono pure trovato bene. Mi viene in mente tutto il gruppo di ‘Boris’, gli autori, i registi come Torre, Vendruscolo, Ciarrapico.  Abbiamo fatto due film insieme. Insomma, in linea di massima sono contento delle persone con cui ho collaborato”.

La sua voce è stata anche messa alla prova in una sala di incisione. Come giudica Pannofino le capacità canore di Pannofino?

“Ho sempre cantato, mi piace molto. E strimpellavo anche la chitarra durante le tournée. La chitarra mi ha seguito nelle varie fasi della vita, ma non sono un chitarrista, come non sono un cantante! Un giorno, un produttore musicale ha pensato di farmi incidere un disco. Il disco l’abbiamo fatto, ed è venuto anche bene. Però ripeto, non sono un cantante, semmai un interprete, che è una cosa diversa. Nell’ultimo spettacolo, ‘Bluetooth’, cantavo alcune canzoni di questo mio disco. Mi ha divertito molto farlo, ma è un’esperienza che rimarrà circoscritta”.

La vediamo spesso in “Quelli che il Calcio”. Lei è uno sportivo e per quale squadra tifa?

“Per la Lazio, sempre! Però, sarà che mio figlio e mia moglie sono romanisti, non riesco proprio a essere antiromanista”.

Il prossimo impegno?

“Ci sono in ballo delle produzioni cinematografiche, forse anche una nuova serie televisiva. E poi teatralmente si riprenderà con I suoceri albanesi, l’anno prossimo”.

Con un sapore, come si definirebbe?

“Un sapore… sono dolceamaro”.


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