Francesco Tesei


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Il giocoliere della mente

E’ il più grande mentalista italiano e il suo spettacolo, “Mind Juggler”, è qualcosa di straordinario che lascia senza parole…

Secondo Milton Erickson “ognuno di noi è molto più di ciò che pensa di essere, e sa molto più di ciò che pensa di sapere”. La mente umana ha risorse e potenzialità inesplorate ed è per questo che Francesco Tesei, il più grande mentalista italiano, ha messo in piedi uno spettacolo, dal titolo “Mind Juggler”, nel quale conduce i suoi spettatori dentro al labirinto di specchi della mente, dove ogni pensiero è riflesso e conseguenza di un pensiero precedente.

Da artista e musicista, come ti sei trasformato in mentalista?

“Dopo circa quindici anni di lavori all’estero, cominciava a crescere in me il desiderio di rientrare a casa, in Italia. Ma la vera trasformazione si è innescata quando ho cominciato ad appassionarmi di psicologia e di comunicazione subliminale. Approfondendo varie tecniche, che spaziano dalla PNL all’ipnosi Ericksoniana, ho pensato che potevo trasformarle in qualcosa di teatrale. L’idea è di utilizzare la comunicazione per parlare di essa, in una forma particolare di meta-teatro che esplori i meccanismi della mente attraverso dimostrazioni pratiche coinvolgenti e suggestive per il pubblico. È su questa piattaforma che ho scritto ‘Mind Juggler’, che vuol dire ‘giocoliere della mente’ ”.

Cosa vuol dire essere un mentalista?

“Il mentalismo è una forma d’arte e vuol dire giocare con la mente e con la struttura dei pensieri, ma c’è anche dell’altro. La qualità della vita dipende, prima di tutto, dalla qualità delle domande che ci poniamo. Per questo non mi piace presentarmi come qualcuno che ha la verità in tasca, ma preferisco essere un provocatore, sollevare dubbi e domande che possano condurre i miei interlocutori a nuove risposte personali. Ognuno è libero di interpretare quello che succede durante i miei show in maniera soggettiva, ma il punto è proprio questo: non esiste una realtà unica, perché questa si plasma sulla base dei nostri pensieri.

Parliamo del tuo spettacolo “Mind Juggler”, come è strutturato?

“Lo spettacolo comincia con una premessa di stampo Ericksoniano: ognuno di noi è molto più di ciò che pensa di essere, e sa molto di più di ciò che pensa di sapere. Queste informazioni sono nascoste nel nostro inconscio. Durante lo spettacolo si gioca a fare emergere proprio quelle risorse, straordinarie, che sono sommerse dentro ognuno di noi. La dimensione del gioco è importante, perché attraverso di essa posso superare la resistenza naturale che le persone potrebbero sollevare sentendo ‘violata’ la sfera dei propri pensieri. In effetti i nostri pensieri sono forse l’ultimo nucleo di intimità che ci è rimasto, e l’idea che qualcuno possa ‘leggerli’, insinuandosi dentro la nostra mente, potrebbe essere destabilizzante. Per questo i miei esperimenti sono presentati in maniera empatica, attraverso forme di gioco nelle quali non ci sono vincitori e vinti, ma ognuno si sente partecipe nella costruzione di momenti ‘magici’ che possono contribuire a comprendere il mistero che è contenuto dentro ciascuno di noi”.

Quanto potere si nasconde nella mente? C’è chi dice che tutta la nostra vita, ciò che facciamo e ciò che ci accade, parta proprio dalla nostra mente…

“Sono d’accordo. Il segreto del mentalismo è che la realtà è fatta di parole. Si pensa che le parole abbiano una funzione prettamente descrittiva, invece attraverso di esse ognuno costruisce la propria realtà. Chi si dice sfortunato, ad esempio, finirà per esserlo, attraverso un processo mentale che condiziona le nostre azioni e che in psicologia viene definito come ‘auto-determinazione delle profezie’. In altre parole, non è importante quello che accade, ma il significato che diamo a ciò che accade. Questo pensiero ci restituisce la libertà, e la responsabilità, di attribuire il significato più adatto, cioè utile, a tutto ciò che accade, diventando così artefici del nostro destino”.

Come si diventa mentalista?

“In un certo senso lo siamo tutti. Chiunque, di tanto in tanto, vive la sensazione di sapere cosa stia pensando la persona che ha davanti, e ognuno condiziona i pensieri altrui attraverso le proprie azioni. Il problema è diventare perfettamente consci e padroni degli strumenti che muovono le persone”.

Mentalismo ed esoterismo, possono esserci legami?

“Per secoli il mentalismo è stato legato al mondo del soprannaturale. In passato certi personaggi che affermavano di avere poteri paranormali, come ad esempio Uri Geller, erano in realtà mentalisti. Per molti studiosi anche Gustavo Rol, celebre sensitivo torinese, era un abile mentalista. Oggi le cose sono in parte cambiate. L’inglese Derren Brown è stato forse il primo – e sicuramente il più importante – artista a proporre un mentalismo slegato dal mondo del paranormale, riconducendo apertamente le proprie tecniche alla psicologia applicata e alla comunicazione subliminale. Io ho seguito quella stessa strada, perché sento che chi si pone come fenomeno paranormale finisca per suggerire un concetto che a me non piace: ‘Io ho un dono, voi no’.

Al contrario, io comincio i miei spettacoli chiarendo che non sono dotato di alcun ‘potere soprannaturale’, e aggiungo che durante lo show non si parlerà di me, ma di tutti. L’attenzione, insomma, è rivolta verso le potenzialità nascoste dentro ciascuno di noi”.

Come trovi il tuo pubblico al termine dei tuoi spettacoli? Stupito, divertito o?

“ ‘Mind Juggler’ vuole essere uno spettacolo divertente, brillante e autoironico. Si gioca assieme, si ride tanto e ci si stupisce. Il tutto in maniera positiva e con grande rispetto delle persone che partecipano. Non mi interessa affatto strappare una risata del pubblico mettendo in imbarazzo chi è sul palco con me: non è il mio stile.

Credo che sia questo il motivo per cui lo show ha successo. Il pubblico esce da teatro con mille domande, e al termine dello show io non sparisco in camerino: incontro le persone e rispondo alle loro curiosità. Il commento che mi sento dire più spesso è: “Sono senza parole…”, cosa buffa per uno spettacolo che si fonda principalmente proprio sull’uso della parola! Nei giorni successivi ad ogni spettacolo ricevo messaggi e email di persone che si sono evidentemente appassionate, e che mi chiedono qualche coordinata per trovare materiale che li aiuti a sfruttare meglio la propria mente”.

 

 


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