Frida Neri: cantante in eterna ricerca


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Conosciamo questa giovane cantante e la presentiamo al nostro pubblico. Con lei parliamo della sua carriera e dei suoi progetti, spaziando anche sulla situazione della musica italiana

Vanta collaborazioni con Simone Cristicchi e i Nomadi e nel curriculum ha esperienze importanti e partecipazioni televisive di spessore. Lei è Frida Neri, nata a Formia il 29 settembre del 1981. Una ragazza giovane, con tanto talento e tante ambizioni davanti a sé.
Frida, quanto è importante il carattere nel tuo lavoro di cantante?
“Moltissimo. Sia da un punto di vista artistico che di gestione e relazione con tutto ciò che costituisce l’ambiente musicale. Il carattere è il trampolino per tutto quello che hai da dire e per il modo di dirlo. Perseveranza, forza, pazienza, urgenza espressiva e un cuore grande; senza questi ingredienti bisogna cambiare lavoro!”.
Quand’è che ti sei accorta di avere doti canore e come le hai coltivate?
“In realtà tutto si è svolto molto spontaneamente. Ricordo che cantavo già da bambina, ma ho cominciato ad accettare il canto come vocazione esistenziale molto dopo. Sono nata e cresciuta in un ambiente semplice, dove fare la cantante sembrava un sogno tanto irrealizzabile quanto incofessabile. Se mi guardo adesso, sento in maniera forte e chiara che non potrebbe essere altrimenti: vivo cantando e lo farò fino alla fine dei miei giorni”.
Quali sono stati i tuoi studi e la tua formazione?
“Sono laureata in Filosofia – l’altro mio grande amore insieme alla musica – e sto a tutt’oggi completando un master in consulenza filosofica. Credo fermamente che il senso che diamo alle cose sia quasi più importante delle cose stesse e così, la filosofia diventa un portentoso strumento per vivere una vita più autentica e piena. Lo studio del canto inizia solo quattro anni fa, mentre la mia attività di cantante è di parecchio precedente, e continua ancora oggi. Amo il canto lirico e lo studio con grande passione; grazie a lui la mia voce si è trasformata e arricchita moltissimo”.
Parliamo di questo progetto con gli ex CSI riguardo la sonorizzazione de “Il fantasma dell’Opera” di Rupert Julian.
“Il progetto è prezioso e molto molto coinvolgente. Già il film, di per sé, rappresenta un’opera altissima. A questo si aggiungono i suoni e il tocco di musicisti straordinari, come persone e come artisti. Il Fantasma è un viaggio su tanti livelli, che coinvolge i sensi in maniera totale! Il mio ruolo è quello di prestare la voce in forma di vocalizzi, versi, suoni… tutte forme particolari di espressione, che si accordano con lo stile degli ex csi e che esplodono con i due brani finali, in cui ritrovo le stesse parole che mi colpivano anni fa, quando ascoltavo questo gruppo così anomalo per la storia della musica italiana. Ritrovarmi con Magnelli, Maroccolo e Zamboni oggi è un bellissimo regalo del destino”
Progetti lavorativi per l’estate?
“Moltissimi! Ci sarà una seria di concerti molto particolari: dal canto gregoriano interpretato nelle grotte di Frasassi all’interno del festival ‘Cantar Lontano’ fino al fado in mezzo al mare, per il festival ‘Villa e Castella. E poi, il nuovo spettacolo dal titolo ‘Alma, che andrà in scena in anteprima il 23 agosto a Fano. Insieme a tutto questo, comincia a muovere i primi passi la creatura che diventerà poi il prossimo disco”.
Il tuo curriculum è ricco di lavori, partecipazioni a trasmissioni televisive e ad eventi. C’è qualcosa che ti è rimasta nel cuore?
“Alla fine di marzo sono stata ospite di ‘Piazza Verdi’, bella e densa trasmissione di Radio 3 Rai, per un concerto in diretta. L’accoglienza, la cura e il vivo interesse per il mio progetto ne hanno fatto uno degli appuntamenti più sentiti degli ultimi tempi”.
Che cantante ti definisci?
“In eterna ricerca…”.
Pensi che la musica in Italia dia spazio a tutti?
“No, purtroppo siamo molto lontani da una vera ‘biodiversità’ di artisti e generi. Il panorama musicale italiano è cosa complicata attualmente e il suo spessore risente della crisi (prima culturale e poi economica) molto più che in altri paesi. La ricerca e la sperimentazione, diventano un atto di coraggio”.
Quanto ha cambiato il mondo musicale l’avvento del web?
“Moltissimo. In bene e in male, come avviene per tutti i fenomeni di questa portata. Con tutta questa mole di informazioni e stimoli, è facile perdersi, ubriacarsi di quantità e perdere di vista la qualità. Allo stesso tempo, c’è un canale diretto per i piccoli, per appunto quelle fette di artisti che hanno deciso di seguire la propria particolarità e riescono così a crearsi un loro pubblico, un loro spazio”.
Tra le tue attività c’è anche quella di insegnante di canto. Come imposti le tue lezioni e a cosa dai maggiormente risalto?
“Il cuore del mio insegnamento sta nel canto come arte, che – come tutte le arti – costituisce una metafora della vita. Imparare a cantare è come fare un pellegrinaggio, come leggere un romanzo di formazione, come fare addestramento: mentre impari una tecnica, non ti accorgi di imparare a gestire te stesso, in tutte le tue parti. Impari a vivere i conflitti, a dialogare con le emozioni e con quelle parti di noi stessi che meno comprendiamo. Se la voce è la prima manifestazione dell’anima, il canto è un continuo incontro con questa”.
Hai un sogno nel cassetto?
“Molti, troppi forse”.
Ti senti realizzata o hai qualche rimpianto?
“Rimpianti non ne ho, perché credo – come cantava Giovanni Lindo Ferretti – che ‘così vanno le cose, così devono andare’. L’unico appunto che mi faccio è che ho la sensazione che – se avessi scoperto prima il canto lirico, forse, mi sarei dedicata a quello. Ma va bene così, il destino a volte ci impedisce delle strade per mostrarci quelle giuste”.


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