11/28/2020
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Friuli Venezia Giulia: Monti, patria, sapori… alla scoperta della nostra storia

di Mara Fux –

Come tutti sappiamo, uno dei tanti regalini che la pandemia ci ha lasciato è l’impedimento di trascorrere le vacanze all’estero, fatto di per sé molto scocciante ma che potrebbe rappresentare per tanti un’occasione unica per scoprire alcuni luoghi incantevoli del nostro Paese.
Alle indiscutibilmente belle mete alpine del Trentino Alto Adige e della Valle D’Aosta o alle verdeggianti rive dei laghi della Lombardia abbiamo preferito per l’occasione scrivere di una regione ricca di destinazioni altrettanto spettacolari ma assolutamente meno conosciute, il Friuli Venezia Giulia, dove il piacere dell’occhio appagato dai tanti laghi, torrenti e fiumi dall’acqua cristallina, soddisferà certamente il palato del viaggiatore con i sapori di una cucina dagli ingredienti semplici mentre la sua mente, affaticata da stress e impegni di lavoro, potrà rispolverare, visitandoli, luoghi fortemente importanti per la nostra storia.
A due passi da Udine, città già di per sé bellissima con il suo assetto medievale fatto di eleganti palazzi, porticati, piazze e Castello, mite di temperatura e ricca di pub e bar dove consumare squisiti caratteristici aperitivi, si trovano affascinanti cittadine come Cividale del Friuli o “Cividat”, se preferite, fondata da Giulio Cesare dove l’altissimo Ponte del Diavolo spicca tra l’accogliente Piazza delle Donne capitanata dalla statua della Donna Longobarda e l’antica chiesa di San Francesco tuttora presieduta dai Cavalieri di Malta che ne tutelano la conservazione; o come Palmanova, città fortificata dalla particolare pianta urbanistica “a stella” assolutamente unica nel mondo dove non ci si può non soffermare ad ammirare la grandiosità della Piazza Centrale, letteralmente abbagliante per i lastricati della pavimentazione geometricamente perfetta. Da qui un salto ad Aquileia è praticamente d’obbligo, come d’obbligo è la visita alla sua Basilica in cui l’occhio si perde nella bellezza dei 786 metri quadri di mosaico che ricopre con scene naturalistiche l’intera misura delle navate paleocristiane riportandoci subitamente al 181 a.C., epoca in cui i Romani, individuatala come sbocco nordico sul Mediterraneo, vi trasferirono 3500 fanti con relative famiglie per farne colonia di diritto latino; ad Aquileia è legato il nome di Attila, il feroce condottiero Unno che dopo averla devastata alla guida dei sui barbari, la volle cospargere di sale perché giammai vita vi tornasse a sorgere. Ma le cose, ahi lui, non sono andate così tanto che oggi allo splendore della Basilica si aggiungono quelle del Battistero e della Domus, oltre che quello del più moderno Cimitero di Guerra, dove tra i sepolti della Prima Guerra si trova una donna, Maria Bergamas, madre del Milite Ignoto sepolto nel Monumento Nazionale di Piazza Venezia a Roma a memoria di coloro le cui spoglie giammai fu possibile riconoscere. Spostandosi di qualche chilometro verso la montagna in direzione di Porzùs, si possono raggiungere in auto o passeggiando lungo un percorso boschivo, le Malghe di Topli Uorch teatro del più grave scontro interno alla Resistenza Italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Una stele marmorea spiega a chiari termini il tragico contrasto ideologico tra i partigiani della Osoppo e dei Garibaldini del Natisone raccontando come i secondi, preferendo passare sotto il comando dello jugoslavo Tito, assalirono il 7 febbraio del ‘45 il manipolo sino ad allora alleato ed annidiato proprio nelle malghe. Altrettanti brividi si levano varcando di pochi chilometri il confine per giungere a Caporetto, cittadina oggi slovena, e salire fino al Santuario in cui riposano i corpi di oltre 7000 italiani caduti sull’Isonzo durante la Prima Guerra: sulle enormi lastre di bronzo non una data di nascita, non una data di morte solo il grado, il nome e il cognome sotto un unico motto militare, quello che si risponde all’appello. PRESENTE. Un luogo che non passa indifferente nemmeno a chi quella Guerra l’ha vista solo nei film. A questo aspetto diciamo “storico-culturale” vogliamo però aggiungere alcuni suggerimenti di gite naturalistiche che, come dire, si trovano di strada, come le particolarissime cascate Kojak, o che permetteranno di ristorarsi sulle rive cristalline del Natisone, tuffandosi dal ponte Napoleonico situato a pochi chilometri da Kaporid, per noi Caporetto, o ancora giocando con le piccole rapide situate sulla sponda di Vernasso, graziosa frazione di San Pietro al Natisone situata in prossimità di Cividale del Friuli, dove godere del sole sdraiati sui ciottoli all’ombra dei tigli, è uso comune.
E al palato non pensiamo? Certo che siì! Assaggiare il frico, una sorta di tortino a base di formaggio Montasio, è praticamente d’obbligo meglio se accompagnandolo a tocchetti di polenta saltata; ricotte o tomini con aglio ursino o altre erbe sono un’ottima base per i crostini di pane al sambuco, fiore bellissimo che in queste aree ha il suo habitat ideale; il salame cotto con cipolla in agro gareggia impavido con le guance di maiale su letti di tarassaco ed erbe di campo anche se non son da trascurare i piatti di lumaca che qui raggiunge dimensioni alquanto vistose. La ribolla gialla ferma o spumantizzata é un eccellente modo per rinfrescare la gola. Per i golosi, è sempre il bosco a far da padrone: la gubana o i più piccoli strucchi nascondono nel loro ripieno la fragranza della noce, del miele, dell’ uva passa in un amalgama che sa d’antico ma che mostra palesemente come i sapori semplici, alla fine, sono quelli che vincono. A questo punto non resta che un modo per congedarci: “Mandi!” Che non è solo un saluto ma un modo allegro per dire “andateci”!

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Silvia Brindisi: “
Tempo di vacanza: I

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