08/18/2022
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Gabriele Lopez: “Acquari”, il nuovo progetto musicale

di Christian Moioli –

Figlio di Giorgio Lopez e nipote dell’attore comico Massimo Lopez, Gabriele respira il mondo del cinema e del doppiaggio sin dalla tenera età ricoprendo sin da subito ruoli importanti prestando la voce a numerosi attori internazionali del piccolo e grande schermo.

La sua poliedricità lo vede protagonista anche come cantautore. Ed è per questo che parliamo del suo nuovo progetto musicale.
Come nasce il progetto “Acquari”?
L’idea iniziale l’ho avuta io che scrivo anche i pezzi, poi è nata una fantastica sinergia col coproduttore artistico, con il quale c’è un’amicizia ormai consolidata da anni. Ci siamo entusiasmati all’idea di un contenitore nuovo in cui sperimentare  in totale libertà artistica. Entrambi siamo nati lo stesso giorno, il 6 febbraio, e dunque siamo del segno dell’acquario, di qui il nome. In un certo senso mi divertiva il concetto di cambiare virtualmente identità e in questo modo ‘rinascere’ artisticamente. ‘Acquari’ vuole essere un contenitore di idee e flussi creativi con il minimo comune denominatore della libertà artistica, senza condizionamenti. Abbiamo sempre lavorato con questo spirito al progetto e ci siamo trovati benissimo. Inoltre non escludo che alla ‘factory’ si aggiungano presto altri artisti con cui collaborare”.
“Omogeneizzato”, il nuovo brano del progetto “Acquari” che tematiche affronta e cosa ti ha ispirato nella stesura del testo?
“Ho immaginato questo personaggio la cui vita è improvvisamente immersa in un frullatore, ne esce appunto un omogeneizzato. Ho immaginato anche una sua fuga all’interno di un mondo virtuale e distopico, scena che ha ispirato anche il video che ne seguirà, ambientato in un videogioco. Ovviamente scappare non lo salverà. È un brano nato durante il lockdown, ho cercato di trasferire con ironia tutte le sensazioni legate a questo difficile periodo. Il senso profondo è che bisogna pensarsi come collettività nel più ampio senso del termine, agire ognuno per se stesso non ci aiuterà. Il brano è decisamente indie-pop, ma ci sono echi rock anni ’90, periodo al quale siamo affezionati io e il produttore Francesco Arpino”.
Sei un artista dalle mille anime poliedriche. Quanta fortuna e responsabilità ricade su un talento come il tuo?
“Non saprei esattamente come definire il momento della consapevolezza del proprio talento, ma so che è estremamente importante riconoscerlo e assecondarlo specialmente se si ritiene di poter vivere grazie a quel talento. Per questo poi sono necessari studio, esperienza e tecnica per sostenere una carriera artistica. In questo senso la consapevolezza ti rende responsabile”.
La tua formazione è stata versatile sin da piccolissimo. Musica, cinema, teatro doppiaggio. Hai respirato arte sin dalla tenera età, come l’hai vissuta?
“Da bambino oltre a suonare e cantare di continuo con mia nonna materna, ricordo anche le lezioni di solfeggio che sua sorella maggiore insegnante al conservatorio (noi la chiamavamo zia), dava a me e a tutti i cugini che ho da parte di madre. Passavamo ore a imparare canzoni e a fare il solfeggio cantato, per poi recitare durante le feste comandate delle pièce scritte sempre da mia nonna. Pomeriggi di prove. Della famiglia di papà, invece, ricordo le estati passate a casa dei nonni con tutti gli zii.  Era un continuo di imitazioni, racconti, battute e piccoli scketch con cui passavamo le giornate estive. Spesso mio padre e mio zio imitavano i papi insieme, poi ho assistito a moltissimi spettacoli teatrali. Era inevitabile che fossi quantomeno affascinato da questo mondo. Poi il talento se c’è si scopre in seguito”.
Come hai vissuto e stai vivendo il periodo della pandemia?
“Mi ritengo fortunato, in primis  perché non sono solo e ho vissuto appieno la mia famiglia (ho una bambina di 6 anni). Poi dopo il primo lockdown siamo riusciti a riprendere il lavoro al doppiaggio con tutte le misure di sicurezza, perciò almeno sotto questo profilo ho potuto proseguire una delle mie attività. Manca tanto tutto il resto, i live, gli amici, la vita sociale in genere. Spero vivamente in un’accelerazione della campagna vaccinale che ci conduca il prima possibile verso la normalità. Personalmente non vedo l’ora di potermi vaccinare”.
Hai consigli per giovani doppiatori e autori?
“Per diventare doppiatori è importante seguire un percorso di formazione attoriale. Non si può recitare con la voce senza essere prima attori. Poi ci si specializza e ci sono vari modi per farlo: accademie, corsi professionali. Per scrivere canzoni credo che ci debba essere un preciso talento naturale che nasce dall’esigenza profonda di raccontare qualcosa e di condividere le emozioni. Ci sono sicuramente dei seminari e dei corsi anche per questo, ma credo che la strada migliore sia sempre quella di sperimentare con se stessi attraverso la curiosità, la passione e la creazione di un linguaggio accattivante e originale. Andy Warhol diceva: ‘Un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha bisogno, ma che egli – per qualche ragione – pensa sia una buona idea dare’. Il resto è circostanza, luoghi, incontri, occasioni. Per questo dobbiamo tornare alla vita di prima!”.

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