Gabriele Parpiglia: “Per vincere nella vita bisogna imparare a perdere”


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Dopo il fortunato romanzo d’esordio “Formentera 14”, il giornalista-scrittore è pronto a stupire di nuovo i suoi lettori

di Giulia Bertollini

Ci vuole coraggio per essere felici. E’ questa la frase che risuona nella mia testa dopo aver terminato la lettura de “La porta del cuore”. A distanza di un anno dall’incredibile successo di “Formentera 14”, suo romanzo d’esordio, Gabriele Parpiglia torna a stupirci con una storia avvincente di amore e di rinascita. Un libro coinvolgente ed emozionante in cui ritroviamo tutti i personaggi di “Formentera 14” a partire da Jack che, in seguito alla tragica morte della sua compagna, si troverà costretto ad affrontare una nuova fase della sua vita. Dovrà scegliere infatti se continuare a vivere nel dolore o voltare pagina rischiando di essere felice. Un viaggio alla ricerca di se stesso che lo porterà ad affrontare il passaggio alla vita adulta con tutto il carico di responsabilità. In occasione della presentazione del libro a Roma, abbiamo incontrato Gabriele per chiacchierare con lui di questo romanzo e dei suoi progetti.

Gabriele, dopo lo straordinario successo di “Formentera 14” torni con un nuovo libro “La porta del cuore”. Come mai questo titolo e da dove nasce l’idea?

“L’idea nasce dal fatto che il primo libro è stata una scommessa. Grazie al passaparola, è andato ben oltre le aspettative tanto che, avendo scritto una storia con un finale aperto, l’editore mi ha convinto a chiudere il cerchio. Così, mi sono messo subito al lavoro ed è nato il sequel. ‘La porta del cuore’ è un romanzo che si può tranquillamente leggere anche senza aver letto prima ‘Formentera 14’. Infatti, tramite un gioco di scrittura, sono riuscito a dare la possibilità a chi non l’avesse letto di poter partire da zero con una nuova avventura”.

Jack, il personaggio del tuo libro, si trova a dover affrontare il dolore per la tragica scomparsa di Gloria, il suo grande amore. Deve scegliere se varcare la porta del cuore o arrestarsi alla soglia della felicità. Come Jack, ti è mai capitato di trovarti di fronte ad un bivio, ad una scelta?

“Mi capita tutti i giorni e persino mentre stiamo facendo questa intervista. La scelta è l’adrenalina positiva e negativa della mia vita contro quel grande impostore chiamato successo/sconfitta”.

Nel libro scrive “Il tempo del corteggiamento è finito. Si corteggia sul web. Un “Like” e cambia la vita. Cuore risponde con cuore sotto una foto. Tutto accade velocemente…”. Quando si oltrepassa il limite e quali possono essere i rischi di sbandierare a tutti la propria intimità? E secondo te è ancora possibile creare qualcosa di diverso fuori dall’omologazione da social?

“Poco perché oggi purtroppo noi siamo quello che rappresentiamo e raccontiamo sui social. Si è spostato tutto sul web sia per chi fa come me il giornalista ma anche per chi vuole cercare un lavoro. Non so se hai notato ma Instagram ha lanciato da poco una mini piattaforma televisiva in cui chiunque può crearsi un proprio canale. Sono convinto che se questa nuova applicazione dovesse prendere piede, ci sarà un ulteriore avvicinamento ai social e un allontanamento dal mondo reale”.

Nel libro, Jack cresce iniziando a leggere la sua vita con occhi diversi. In questa evoluzione, la parola responsabilità assume un peso specifico soprattutto se intesa in relazione alla paternità. 

“La responsabilità è il fulcro di questo nuovo libro. E’ una parola a cui riconosco un peso importante non solo dal punto di vista professionale ma anche delle amicizie, della famiglia e dei rapporti sentimentali. La responsabilità è quel qualcosa che ti consente di fare un salto in più. Non voglio spiegare oltre il senso di questa parola perché altrimenti svelerei il finale del romanzo”.

Ripartire non è sempre facile. Per Jack, Gloria rappresenta la cesura tra passato e futuro. Cos’è il coraggio di ricominciare?

“Il coraggio di ricominciare è quello che ti fa ripartire ogni giorno dopo aver preso uno schiaffo. La batosta fa parte della vita quotidiana. Di schiaffi ne ho presi parecchi e sono contento di continuare a prenderli perché, come in una legge matematica, subito dopo ne segue una carezza”.

Di solito, quando si racconta una storia si finisce per rivelare le vite degli altri. Nello scrivere questo libro, ti sei ispirato a qualcuno? E se sì, quanto ciò ha influito sulla costruzione dei personaggi?

“Ho mantenuto tutto ciò che si avvicinasse il più possibile al reale e non alla fantasia. Come ho già detto, i social distruggono la possibilità di immaginazione perché ti consegnano tra le mani una realtà già bella e fatta. Non è un libro di facile lettura ma di contenuti che ti spacca il cuore e lo stomaco offrendo ai lettori una soluzione a quelle domande che a volte temiamo possano non avere una risposta”.

Leggendo il libro, mi vien voglia di dire che il destino ha più fantasia di noi e che le cose più belle capitano quasi per caso. Ma quanta fatica c’è nella capacità di capirlo e di riconoscere l’occasione giusta? E tu quanto credi al destino?

“Il destino è un amico bastardo al quale a volte riservi amore e a volte odio. Ciò che accade nella nostra vita è spesso il prodotto delle nostre azioni e reazioni. Talvolta però il destino dipende dalle scelte che gli altri compiono e che ricadono su di noi. Bisogna essere bravi a saperlo gestire”.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

“Di conservare per sempre nella loro vita, in povertà e in ricchezza, il diritto di scelta. Anche quando una persona pensa che vada tutto storto e che non ci sarà mai un’occasione io dico che bisogna seguire l’istinto, la possibilità di cambiare strada e provare a giocarsela”.

Da autore TV, se un giorno in televisione proponessero per assurdo un reality basato sugli esordienti scrittori, tu saresti  favorevole?

“A me hanno già proposto più di una volta di fare reality e ho sempre risposto di no. Oggi continuo a rispondere negativamente perché ho tanto da fare. Domani dico mai dire mai perché il lavoro che faccio può durare il tempo di un orologio e tutto può finire nel giro di pochi secondi. Ti rispondo così perché voglio essere vero fino in fondo e non paraculo”.

Ennio Flaiano scriveva “Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere”. E per te qual è il senso della scrittura? Fare lo scrittore rappresenta un’illusione?

“No, non è un’illusione. Scrivere è come mettere al mondo un figlio, toccare con mano, accarezzare e magari anche offrire aiuto a chi ti legge. E’ una responsabilità grande”.


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