Gabriele Pignotta


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“Io e il mio pubblico ci adoriamo”

E’ considerato un autentico produttore di commedie brillanti innovative. Scrive, recita e raccoglie applausi e incassi record. Attualmente è in tournée con lo spettacolo “Ti sposo ma non troppo”

di Alessandro Cerreoni

E’ uno dei nuovi attori più apprezzati dal pubblico italiano. Il teatro sta diventando il suo stadio, il luogo dove raccoglie consensi e dove miete emozioni e risate. Per questo, insieme a Fabio Avaro, nel 2007 ha fondato la Comedy & Co., un gruppo artistico moderno e innovativo che in pochissimo tempo ha saputo reinventare un genere, la commedia italiana, trasformandola in una proposta teatrale nuova, coinvolgente, emozionante che attira migliaia di spettatori in tutta Italia. Le commedie scritte e dirette da Gabriele Pignotta, infatti, rappresentano oggi nel panorama teatrale un mix di qualità, originalità, talento. E anche di incassi record.

Gli esordi lo vedono trionfare al Festival di Castrocaro come volto nuovo e successivamente inizia a scrivere programmi per la Rai e per Mediaset. Ma è in teatro che Gabriele Pignotta trova il suo habitat ideale, e così inizia a scrivere e a produrre commedie. Attualmente è in giro con lo spettacolo “Ti sposo ma non troppo”. Inutile dire del grande successo. Così come per “La notte bianca”, in scena recentemente al Teatro Manzoni di Roma.

In questa intervista ci racconta come è diventato un personaggio di successo partendo addirittura dal momento della nascita…

Gabriele, parlaci di questo spettacolo teatrale che è in tournée, “Ti sposo ma non troppo”.

“E’ una bella commedia sentimentale che parla dell’amore in tutte le sue sfaccettature. Attraverso le vicende dei personaggi, l’amore cambia e prende forme sempre diverse: l’amore perduto, desiderato, sperato, sognato, pericoloso, ritrovato… Ma sempre raccontato con tanta ironia e la giusta dose di emozioni che fa battere il cuore”.

Sei stato anche al Teatro Manzoni di Roma con “Una notte bianca”; puoi fare un bilancio?

“Un  vostro collega  recentemente mi ha definito ‘l’unico artista del momento che scrive commedie che fanno impazzire il pubblico dalle risate  e che hanno anche tanto contenuto, gusto eleganza, originalità e talento’. Beh, mi basta questa definizione e ringrazio il pubblico che riempie i teatri dove andiamo ogni sera”.

Come nasce Gabriele Pignotta artista?

“Penso che l’artista è l’uomo nascano insieme. Se pensi che quando l’ostetrica mi dette lo schiaffetto appena uscito dal grembo di mia madre ho riso invece di piangere. Credo che fare commedie era già scritto nel mio dna insieme alla voglia di distinguersi da tutti gli altri”.

Come ti definisci caratterialmente?

“Mah, in continua ricerca di stabilità ma forse è questa la spinta a migliorare costantemente. In generale, quando non sono molto concentrato sul mio lavoro e quindi su me stesso, il che accade raramente, sono simpatico, profondo, curioso, ironico, ipocondriaco, ansioso,  e tanto distratto dai miei sogni e dalla mia immaginazione, che mi porta sempre fuori dalla realtà”.

Qual è stata la tua formazione?

“Tanta esperienza sul campo, piccoli medi e grandi palcoscenici per centinaia di repliche e centinaia di giorni di prove, più un milione di film e spettacoli visti e tantissimo spirito di osservazione della realtà e di tutto quello che mi circonda. La vita è la mia scuola”.

 Sei nato in tv, dove hai avuto importanti esperienze, per poi passare al teatro. E’ un abbandono momentaneo o definitivo?

“Non è un abbandono. Facevo intrattenimento in programmi che non mi appartenevano, oppure scrivevo per altri che non stimavo. Insomma era un contesto che mi dava soldi e visibilità ma che non mi faceva essere felice. Ora è giunto il momento di tornarci ma per fare la fiction e film per la tv e sto lavorando in quella direzione soprattutto come attore”.

 Che rapporto hai con il tuo pubblico?

“Ci adoriamo rispettandoci prima di ogni cosa”.

Ti senti un attore comico a tutti gli effetti?

“No, mi sento un attore! L’ironia è solo un linguaggio, il mio preferito. Ultimamente ho girato un corto che sta vincendo un sacco di premi dove la mia interpretazione è più seria e sto riscuotendo dei consensi clamorosi”.

Dove e come hai scoperto la tua vena comica?

“In classe dalle elementari, quando, a parte i compagni, vedevo tanto ridere soprattutto i professori, il che non è affatto facile giusto?”.

Giustissimo! Senti, si dice che il teatro sia in crisi. Sei dello stesso avviso?

“Il teatro sta morendo con tutti i teatranti vecchi, snob e lontani dal pubblico. Sta morendo il teatro istituzionale delle caste, arrogante ed elitario. Meglio così, era ora di cambiare. Il teatro che facciamo noi è molto vicino alla gente, vero, semplice e sincero”.

Tornando allo spettacolo “Ti sposo ma non troppo”, credi nel matrimonio?

“Certo che ci credo! Ma è il matrimonio che non crede in me”. (ride)

Se ad una donna dovessi dire: ti sposo ma non troppo. Come pensi possa reagire?

“Una donna vuole sempre avere la sensazione che per te sia la cosa più importante, la cosa più bella e preziosa, quindi diciamo che non glielo direi mai, ma farei in modo che sappia che lo penso. La libertà  di scegliersi giorno per giorno è un presupposto fondamentale per decidere di vivere una relazione. E’ quel ‘ma non troppo’ che terrebbe vivo il rapporto, ne sono certo”.

 


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