Geppo: Un successo casuale arrivato via web


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Genuino e spontaneo, Simone Metalli, in arte Geppo, come un noto personaggio dei fumetti del passato che a lui piaceva molto. Romano doc, è venuto al mondo il 19 dicembre del 1971. Per quest’uomo curioso era tutto scritto, prima o poi il suo talento ha raggiunto il pubblico.

di Silvia Giansanti

Complice un amico che ha pensato di postare un video su facebook. A volte le cose arrivano così, senza forzare gli eventi.

Geppo, anche tu rientri in quella categoria di personaggi che fin da piccoli si esibivano a scuola intrattenendo i compagni?

“Sì. Questa velleità ha sempre fatto parte di me. Chiunque mi ha conosciuto, dopo una serata trascorsa insieme, mi consigliava di fare il comico. Quando ho iniziato a lavorare, sono stato impiegato nell’azienda di famiglia, svolgendo la mansione di assicuratore. E anche in quel caso, nonostante un lavoro molto serio, ogni volta che conoscevo qualcuno, alla fine della conversazione mi diceva che dovevo fare il comico perché ero troppo simpatico e spigliato. Ecco, gli eventi mi hanno portato poi veramente a fare questo mestiere”.

Quando è scattato quel momento in cui hai fatto questo grande passo?

“Esattamente cinque anni fa. Dopo l’ennesima serata passata a far ridere i miei amici intrattenendoli con le barzellette che racconto da quando sono un bambino, un mio amico ha girato un video con il telefonino e l’ha mandato in rete creando una pagina facebook. Il web è stato virale, portando al pubblico questa mia velleità, cosa che prima era circoscritta solo alla cerchia dei miei amici”.

Tutto casuale quindi. Non hai mai bussato alle porte e sostenuto provini?

“Mai! Ho avuto la fortuna tramite il mio giro di amici appunto, dove facevo il cosiddetto ‘cazzaro’. Ero quello che emergeva dal gruppo”.

Se non erro, hai lavorato anche in un call center.

“Esatto. Un tipo come in giacca e cravatta dietro ad una scrivania, si sentiva come un leone in gabbia e allora ho provato a fare altro e ho aperto persino un negozio di abbigliamento”.

Anche chi rispondeva dall’altra parte notava che eri simpatico?

“All’inizio no, ma quando sono partito con il discorso via web e cominciavo ad essere conosciuto, anche se continuavo al momento a lavorare al call center per un fatto di sicurezza, qualcuno mi diceva che avevo la stessa voce di quello che raccontava le barzellette su facebook”.

Hai oltre ad un repertorio di classici anche tue creazioni?

“Ho iniziato interpretando i classici dei comici del passato come Gino Bramieri, dando così l’occasione ai giovani del nuovo millennio di apprezzare l’arte antica della barzelletta. Successivamente con l’esperienza ho anche dato vita alle mie creazioni. E’ una cosa che mi è venuta automatica”.

Qual è il segreto per raccontare una buona barzelletta in modo che arrivi al pubblico?

“Allora non ci si deve mai impuntare e si deve cercare si spiazzare lo spettatore perché la barzelletta fa ridere quando l’interlocutore che sta davanti a te non capisce dove vai a parare”.

Cosa c’è nei tuoi impegni attuali?

“Una trasmissione radiofonica mattutina di successo in onda su un’importante radio della Capitale come Dimensione Suono Roma in coppia con il conduttore Ignazio Failla. Inoltre serate, ospitate televisive e adesso sto scrivendo a quattro mani insieme al mio amico Stefano Fabrizi, attore e regista molto conosciuto, un nuovo spettacolo teatrale che conto di portare in scena quest’anno”.

Un comico da te apprezzato?

“Del passato Gino Bramieri a cui mi sono ispirato e del presente Alessandro Di Carlo, mi fa morire dalle risate”.

Qual è stato il complimento più sincero che hai ricevuto?

“Quando vengo fermato in strada e mi sento dire che le mie barzellette fanno ridere perché è come se le raccontassero gli amici. Questo mi dà l’idea della vicinanza che ho con il popolo. Sono barzellette che arrivano grazie alla genuinità”.

Sappiamo che a volte i social si possono trasformare in un luogo di frustrazione e in un covo di leoni da tastiera. Ecco, come reagisci quando vieni preso di mira e criticato?

“Se mi viene fatta una critica con educazione e senso, rispondo e ne può nascere un dibattito. Ma se partono insulti, automaticamente banno. Il web andrebbe usato come la tv: non ti piace una cosa? Cambia canale!”.

Cosa provi quando fai sorridere chi soffre?

“Ricevo messaggi da persone che hanno problemi immensi e non superabili come purtroppo quelli delle malattie gravi e portare un sorriso a queste persone con una cosa che a me viene naturale, è meglio di un qualsiasi applauso”.

In conclusione, una barzelletta per i nostri lettori.

“Siamo in caserma. C’è un carabiniere che incontra un collega che è tutto conciato male: punti in testa, graffi in faccia e una gamba rotta Gli dice ‘Madonna, ahò che hai fatto’? E lui ‘No, guarda lasciami perdere, sono stato investito da un auto’. E l’altro ‘Ma come è successo’? ‘No, niente, una settimana fa quando ero in servizio mi sono messo in mezzo alla strada per acciuffare un pericoloso criminale, allorché ho preso il mio fucile di precisione, ho montato il mirino e ho preso la mira. Il criminale era su un auto e si avvicinava, ma era ancora troppo lontano. Ho aspettato, aspettato ancora un po’ ma era troppo presto. Poi ad un certo punto mi ha investito. E’ stato proprio in quel momento che ho capito che se monti il mirino al contrario, vedi tutto più piccolo’”.


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