Giancarlo Germani: Quando le solitudini si fanno compagnia


    giancarlo germani

Avvocato, da anni si batte per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori romeni in Italia

di Marisa Iacopino

“Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.” Così recita il Siracide, uno dei libri Sapienziali nell’Antico Testamento. La saggezza antica sembra collidere con il pensiero dell’uomo d’oggi, ingabbiato in ritmi frenetici, in impegni incalzanti che non lasciano spazio al sacrificio e alla cura dei propri vecchi. Così, l’attenzione e la dedizione vengono spesso demandate a chi, per necessità e inclinazione, non senza sacrifici e profonde privazioni, ha scelto di dedicarsi all’assistenza di persone non più autosufficienti nel difficile percorso senile. “Badanti romene ambasciatrici d’amore”, uscito per Viola Editrice, nasce proprio dal desiderio di Giancarlo Germani e Alexandra Cristina Grigorescu di far conoscere questa realtà, solo apparentemente nota nel nostro paese. Con argomentazioni esaustive, e toccanti testimonianze, le pagine ci parlano di queste ‘figure invisibili’ che pure intersecano l’esistenza di molti. Lo scopo del libro è quello di mettere in luce il ruolo sociale svolto dalle badanti romene nelle case dei nostri padri. Sollecitati dagli autori, entriamo così in empatia con queste donne, sfatando luoghi comuni e pregiudizi. Abbiamo incontrato l’avvocato Germani che da anni si batte, come recita la sua biografia, per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori romeni in Italia.

“Sono esperto in diritto del lavoro e commerciale, ho 56 anni, vivo e lavoro a Roma. Da 15 anni sono sposato con Mihaela che gode di doppia cittadinanza, come nostro figlio Andrea Gino”.

Cosa l’ha spinta a scrivere il libro?

Il mio lavoro di avvocato, il matrimonio con una cittadina romena e la conoscenza della lingua mi hanno spinto ad avvicinarmi a questa realtà. Aver poi condotto, dal 2012 al 2014 , ‘l’Avvocato della comunità’,  un programma in diretta  sull’emittente italiana Romit Tv,  con il sindacalista romeno Iulian Manta e la giurista Alexandra Cristina Grigorescu, ci ha fatto entrare nelle case dove queste donne vivono e lavorano. I loro sfoghi sono stati uno spaccato della sofferenza di chi è costretto a emigrare, come successe anche a noi tanti anni fa. In Romania esiste ancora una comunità italiana costituita dai nipoti degli stradini veneti che nei primi del ‘900 andarono lì a costruire le strade”.

Pensa che la tradizione culturale che faceva leva sulla solidarietà famigliare sia ancora presente tra gli italiani?

“Credo che il modello famigliare in Italia negli ultimi decenni sia entrato in crisi. La solidarietà che lo contraddistingueva non esiste più, e spesso gli anziani sono abbandonati ad anni di solitudine che condividono con le loro badanti. In tante case esistono due solitudini che si tengono compagnia, e il rapporto anziano–badante va inquadrato anche in questa ottica sociale positiva, dove si vive insieme un pezzo di vita facendosi reciprocamente coraggio”.

Lo scorso luglio, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma cosiddetta “anti-badanti” introdotta nel sistema previdenziale italiano circa cinque anni fa, secondo cui si applicava una decurtazione percentuale sulla pensione di reversibilità. Questo perché, dice la sentenza, ognuno deve essere lasciato libero di vivere i propri affetti. Non crede che in tal modo l’anziano sposo rischi di andare incontro a ‘truffe del cuore’, o comunque di esser messo al centro di una diatriba tra il parentado e la giovane sposa? 

“Il problema vero è quello della solitudine dei nostri anziani, spesso abbandonati dalle famiglie. In quei casi, l’anziano stesso preferisce appoggiarsi alla badante e offrirgli l’ultimo suo tesoro, che comunque non potrebbe lasciare ad altri parenti: la sua pensione. Spesso davanti a queste proposte le più spaventate sono proprio le badanti, che preferirebbero avere un salario mensile più adeguato che essere sposate dalla persona che accudiscono. Ma a volte nascono anche autentiche storie di affetto che bisogna rispettare. Credo sia giusto che la Corte Costituzionale abbia espresso il principio che queste storie non possono essere classificate automaticamente truffaldine, ma che si debba presumere un rapporto affettivo sino a prova contraria”.

A conclusione dell’interessante chiacchierata, chiediamo all’avvocato Germani di spiegarci chi sono gli orfani bianchi…

“Gli orfani bianchi sono i figli della badanti rimasti da soli in Romania, cresciuti con i nonni e con un perenne senso di lontananza e di abbandono. Molti non hanno retto e si sono tolti la vita, e molti altri saranno segnati per sempre da una infanzia passata senza l’affetto materno. Per questo credo che le donne che lasciano le loro case per guadagnare un po’ di benessere per le famiglie, vadano comprese e rispettate. Non a caso, il libro è dedicato a tutte le donne che in ogni tempo e in ogni luogo hanno trovato il coraggio di emigrare. Perché si tratta di una scelta che richiede amore e coraggio”.


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