Gianluigi Nuzzi: “Un giornalista deve essere umile, coraggioso e determinato”


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E’ l’autore di due best seller sul Vaticano. Conduce “Quarto Grado” su Rete 4 e in questa intervista racconta come è nata la passione per il giornalismo, quando alle elementari realizzava un giornaletto scritto a mano utilizzando la carta carbone…

di Simone Mori

La passione per il giornalismo gli scorre nelle vene sin da quando era bambino e con la carta carbone realizzava un giornaletto scritto a mano. A 14 anni ha avuto la sua prima grande occasione: scrivere per Topolino (fonte Wikipedia). La sua carriera è stata un crescendo, culminata nel 2009 con la pubblicazione del best seller “Vaticano Spa”, tradotto in 14 lingue, seguito da un libro sulla ‘ndrangheta e un altro ancora sul Vaticano, “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI”. Dopo una felice esperienza a La7, tra conduzione e attività “autorale”, oggi è uno dei giornalisti di punta di Mediaset e conduce “Quarto Grado” su Rete 4. A giugno ha condotto per quattro puntate “Segreti e Delitti” su Canale 5. Lui è Gianluigi Nuzzi.
Gianluigi, raccontaci innanzitutto la nascita della tua passione per il giornalismo e gli inizi in questo mondo.
“Ho iniziato a scrivere quando andavo alle elementari. Erano gli anni del terrorismo, degli omicidi di mafia in Sicilia. Tornavo a casa da scuola e facevo con la copia carbone un giornaletto scritto a mano tutto mio. Riassumevo le notizie che prendevo dal Corriere della Sera. Ma all’epoca copiare era un insegnamento, oggi sarebbe un crimine… Poi ho scritto per anni un mensile, ‘La vita nuova’, che inviavo a mia zia Clorinda a Salerno e lei mi ricompensava con una mancia generosa. Gli anziani hanno un gran cuore”.
Hai mai avuto degli idoli? Dei punti di riferimento?
“Non ho mai sofferto di idolatria ma ho sempre avuto una passione per le persone perbene: Enzo Tortora, Enzo Biagi, Indro Montanelli erano le persone di riferimento quando ero ragazzo nel mondo del giornalismo. Poi ho imparato molto e devo molto a Ferruccio De Bortoli e Maurizio Belpietro. Nella vita personale, di certo mio nonno è ed è stato un punto di riferimento assoluto, un uomo che alzava il cappello quando incontrava qualcuno per strada”.
Qual è la cosa che più ti appaga nel tuo lavoro di giornalista?
“Vedere qualcuno che legge uno dei miei libri e dedica del tempo a quello che ho scritto. Trovare delle notizie che possano accelerare i processi di cambiamento. Emozionarmi per un fatto, un’emozione di altri. Riconoscermi piccolo di fronte a fatti tanto grandi come quelli che ho svelato sul Vaticano”.
Ti sei occupato di molte inchieste, una di queste era sulla ‘ndrangheta. Hai temuto qualche ritorsione da parte dei malavitosi?
“No perché ho raccontato metodi e mentalità, non i loro affari. Se li tocchi sugli affari rischi davvero. Ma in Italia non lo fa quasi nessuno”.
Il tuo nome è balzato alle cronache con la pubblicazione del tuo libro sui documenti  segreti di Benedetto XVI. Secondo me trattare un argomento così è stato coraggioso. Che ricordi hai di quei mesi?
“Adrenalina, silenzio, pazienza, orgoglio, onore, gioia, sangue freddo, paura, inconsapevolezza… tante, tantissime emozioni”.
Benedetto ha lasciato perché sottomesso dalla Curia o è stata una liberissima scelta?
“Ha lasciato quando ha capito che la Chiesa di oggi ha bisogno di un papa che solo lui può al meglio consigliare”.
Da diversi mesi sei passato da La7 a Mediaset, dove conduci ogni venerdì “Quarto Grado”. Come ti trovi in questa nuova veste di conduttore in un programma che si occupa di cronaca nera?
“Sto imparando con umiltà e sto allargando le mie competenze”.
L’eredità era pesante, quella di Salvo Sottile, ma tu hai riscosso parecchi elogi e un ritorno audience buono. Sei soddisfatto oppure vuoi ancora di più?
“Siamo solo all’inizio, chi si dice soddisfatto è destinato a finire la sua corsa”.
Tante le storie trattate ogni settimana. Quali sono quelle che ti hanno colpito di più?
“Mi colpiscono i parenti delle vittime che finiscono da innocenti ed ergastolani in dolori infiniti”.
Puoi dare ad un giovane che si avvicina al giornalismo qualche tuo consiglio su come iniziare e che cosa bisogna avere per intraprendere questa professione?
“Determinazione, coraggio, umiltà e abnegazione. Infine, bisogna aver la consapevolezza che il mondo dell’informazione sta cambiando tanto rapidamente che entri già ‘vecchio’. Oggi devi essere multimediale, conoscere tanti linguaggi, tanti strumenti tecnici. Il ‘posto fisso’ è un retaggio del secolo scorso, dei tuoi genitori e non deve essere il tuo obiettivo. Usa telecamera e macchina fotografica, computer… e in bocca al lupo!”.


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