Gianmarco Saurino: L’astro nascente della fiction


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E’ uno dei volti nuovi della tv. Dopo una gavetta teatrale, la sua carriera ha avuto una svolta con la partecipazione nelle serie “Che Dio ci aiuti 4” e “C’era una volta Studio Uno”. In questa intervista emerge come un giovane determinato e molto in gamba

di Giulia Bertollini

Bello, simpatico e talentuoso. Potremmo definire così Gianmarco Saurino, nuovo volto di punta delle fiction tv. Classe 1992, foggiano doc, una carriera teatrale alle spalle a cui si è affiancata l’esperienza televisiva. Dopo aver mosso i suoi primi passi al Teatro dei Limoni di Foggia, a soli 19 anni si trasferisce a Roma dove frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia, diplomandosi a pieni voti. Ha partecipato inoltre ad alcuni cortometraggi che gli hanno valso il riconoscimento come migliore attore protagonista. Il grande pubblico televisivo ha avuto modo di apprezzarlo recentemente nel ruolo di Nicodemo, inguaribile donnaiolo, in “Che Dio ci aiuti 4” e in quello di Renato, macchinista Rai, in “C’era una volta Studio Uno”, entrambe fiction Rai di successo.

Gianmarco, quando hai scoperto la passione per la recitazione? 

“Qualche anno fa, frequentando il primo laboratorio di recitazione nel teatro in cui mi sono formato, ho cominciato a pormi la famosa domanda ‘Che cosa vuoi fare da grande?’, e supportato da quello che stavo facendo in quel periodo, la risposta è venuta molto spontaneamente. Da lì ogni momento e ogni scelta della mia vita, dal luogo in cui vivere all’accademia da frequentare, è stata improntata su questa risposta”.

Ti abbiamo visto in fiction Rai di successo quali “Che dio ci aiuti 4” e “C’era una volta Studio Uno”. Com’è stato affacciarsi per la prima volta al mondo della Tv?

“E’ stato molto più semplice di quanto pensassi, in realtà. In principio ero spaventatissimo, specie per quanto riguarda ‘Che dio ci aiuti 4′, sia di non avere la determinazione necessaria ad entrare in un cast già così affiatato, rodato e oliato, sia di non avere il carisma necessario a sostituire un attore straordinario come Lino Guanciale e il meraviglioso lavoro che ha fatto negli ultimi anni nella serie. Il pregio di un set televisivo lungo come quello di ‘Che Dio ci Aiuti’ è che mi ha permesso, grazie al sostegno di tutto il cast sia artistico che tecnico, di salire su questo enorme carrozzone senza grosse difficoltà e grossi slanci. Ho avuto così la libertà di potermi concentrare esclusivamente sul mio lavoro”.

Che cosa hai in comune con i personaggi che hai interpretato?

“Tutto e niente direi. Sia Nicodemo che Renato hanno entrambi la firma dell’attore che li interpreta e che ha vestito i loro panni. Ma il 70 per cento del risultato è pura interpretazione, che poi è la parte divertente di questo lavoro!”.

Con i colleghi di set come ti sei trovato?

“Straordinariamente bene, su entrambi i set. I cast tecnici sono stati favolosi e dei cast artistici che dire… meravigliosi. Ho creato un bellissimo sodalizio con Diana del Bufalo, che ci ha portato a lavorare insieme in entrambe le serie e con ottimi risultati. Ma degli enormi grazie vanno ad Elena Sofia Ricci e a Valeria Fabrizi, mamme, zie, colleghe e amiche ineguagliabili”.

Si dice spesso che l’aspetto fisico sia un importante biglietto da visita. Per te, quanto conta la bellezza nel tuo mestiere?

“Se mi chiedi ‘per me’ quanto conta, ti rispondo quanto un accessorio. Cioè poco. Io non sono un modello e il mio volto, o quello dei miei colleghi, senza interpretazione e senza vissuto quindi soprattutto senza lavoro non è altro che pelle e nervi e occhi e bocca e denti: inutile. E spesso, troppo spesso, in giro si nota”.

Con quale attore ti piacerebbe lavorare in futuro?

“Ho seguito ultimamente ‘Di Padre in Figlia’, ma ho avuto modo di vederlo in altri contesti, e trovo Alessio Boni un attore straordinario. Nell’ultimo periodo, dopo averlo visto in teatro, mi sono molto appassionato anche alla carriera di Fabrizio Gifuni e trovo che lavorare con un attore come lui potrebbe essere davvero molto stimolante e formativo per la qualità che riesce a mettere in ogni singolo lavoro che fa”.

Se non avessi fatto l’attore, cosa ti sarebbe piaciuto fare?

“Ora come ora ti risponderei niente, perché non c’è alternativa al mestiere e alla strada che ho scelto di intraprendere: è una strada a senso unico senza possibilità di svolta o retromarcia. Probabilmente anni fa sarei partito per un posto lontano, tipo il Madagascar, a gestire villaggi turistici nelle stagioni invernali ed estive. La mia dipendenza dal sole a volte è molto forte”.

Ho letto che tra le tue passioni, oltre la musica, c’è anche la danza. Parteciperesti mai a “Ballando con le Stelle”? 

“No, mai. E poi magari tra 10 anni mi ritrovi lì. No, semplicemente non credo. Non è un programma per me: diciamo che non rientra nei piani”.

Qual è il tuo rapporto con i social?

“Sono così ‘unsocial’ da definirmi allo stesso tempo molto ‘sociale’. Non amo condividere, twittare, like, cuori, commenti e varie. Vivo i social in maniera molto defilata”.

Un motto o una frase che più ti rappresenta?

“Se non costa non vale”.

Un consiglio che ti senti di dare ai giovani che vogliono intraprendere la tua stessa strada.

“Sceglietene un’altra! No, scherzo. Studiate, studiate, studiate. Questo mestiere non può essere improvvisato o lasciato a chi si ritrova per caso a farlo, proprio perché è un mestiere e merita rispetto e sacrificio”.

C’è qualche progetto in corso che ci puoi svelare?

“A breve si sapranno cose grosse, ma per ora…”.


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