Gianni Rojatti: Una chitarra per amica


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Leggenda vuole che la prima chitarra fosse un’ acustica regalata dai tre cugini maggiori che la tenevano appesa e inutilizzata nella taverna di casa dove facevano le feste con gli amici

di Mara Fux

Sei uno dei migliori chitarristi rock italiani, hai suonato sul palco con nomi internazionali come Pat Torpey e Gregg Bissonette, aperto concerti per The Aristocrats, Steve Vai, Elio & Le Storie Tese, Paul Gilbert: ricordi ancora l’effetto dello stringere tra le mani la tua prima chitarra? 

“E’ lo stesso che provo ancora oggi, ogni volta che la imbraccio. E’ la sensazione di sedersi faccia a faccia con la tua migliore amica per confidarle ogni tuo segreto, emozione, desiderio. Certo che se l’avrai assecondata, coccolata, dedicandole tutto il tempo e le attenzioni che merita e pretende saprà restituirti i tuoi pensieri in bella copia, sublimati in note e musica. Prima ancora di stringere la chitarra per la prima volta già la suonavo da tempo. Perché popolava le mie fantasie di bambino nelle quali niente era più eccitante che immaginarmi su un palco con la chitarra al collo”.

Quali musicisti sono stati per te uno sprone allo studio di questo strumento? 

“Tantissimi e profondamente diversi tra loro. Ma ne menziono tre in particolare dicendoti in cosa mi hanno spronato e ispirato. I Police per la leggerezza, raffinatezza e capacità di sintesi. I Sex Pistols per l’urgenza espressiva, la freschezza di suono e la capacità di essere al contempo feroci e ‘stilosi.  Infine Steve Vai per il geniale virtuosismo stralunato e alieno, mai stucchevole e solcato da un profondo sense of humor”.

Nel 2003 hai iniziato a scrivere sulla rivista “Chitarre” e dal 2012 scrivi per Accordo.it dove coordini la Didattica e curi la direzione artistica: queste collaborazioni sono state utili per la tua crescita professionale? 

“Assolutamente. Per Accordo faccio un lavoro meraviglioso. Ho potuto intervistare, chitarra alla mano, alcuni dei più grandi musicisti al mondo (Guthrie Govan, Paul Gilbert, Marty Friedman, Kiko Loureiro) trasformando quello che mi raccontavano e suonavano in lezioni. Ho imparato tantissimo”.

Tieni un corso di chitarra moderna – rock – metal – progressive presso la Roma Music Academy  e stai pubblicando “Tecnica, Fraseggio & Esercizi” diretto a chitarristi di livello tecnico avanzato che vogliono aggiornare il loro fraseggio solista e affinare il metodo di studio. L’insegnamento fa parte della tua passione? 

“Sono un autodidatta che ha studiato tantissimo e si è esercitato allo sfinimento per arrivare a suonare ciò che desiderava e amava. Per questo, come insegnante sono estremamente esigente. Amo profondamente farlo quando ho di fronte allievi ispirati e motivati. Altrimenti sono il maestro più svogliato e antipatico del pianeta”.

Da pochissimo è uscito “ARRIVER,” il cd firmato da I Dolcetti, l’eclettico duo che formi assieme all’amico e batterista Erik Tulissio: soddisfatti di questa seconda esperienza? 

“Moltissimo. L’anno passato siamo stati invitati da Steve Vai come unico opening act per il suo ‘Passion & Warfare Anniversary Tour’ e in quell’occasione abbiamo presentato per la prima volta i brani del nuovo disco live. Non avremmo potuto ambire a una vetrina più qualificante per lanciare il disco. Qualche mese dopo siamo tornati in tour con Stu Hamm e Greg Howe e abbiamo attraversato l’Italia suonando ‘Arriver’. Il disco sta piacendo, le recensioni sono lusinghiere. Siamo entusiasti di come stanno andando le cose”.

“Esorcismo & Tagliatelle”, “Cellulare in bagno”, “Lingua verde di prosecco”: come nascono questi titoli? 

“Ascoltateli in cuffia, a volume bello alto. E lasciate che siano le note a suggerirvi le più bizzarre e stralunate interpretazioni”.

La vostra si può definire musica d’ascolto? 

“Bella domanda. Credo di no. Per musica d’ascolto per lo più s’intende musica di sotto fondo. La nostra è una proposta musicale ambiziosa, talmente ricca, variegata, zeppa di contaminazioni, citazioni, digressioni stilistiche che per essere apprezzata a pieno merita un ascolto attento, critico. Ma queste sono inezie da musicista. In realtà, quale che sia la maniera nella quale qualcuno ci ascolta e apprezza a noi va benissimo e ci rende grati. Che uno ci ascolti seduto al buio, con le cuffie e attento a ogni sedicesimo che prendiamo oppure mentre prepara la cena, tritando la cipolla e sorseggiando un bicchiere di vino è comunque meraviglioso pensare che abbia scelto i Dolcetti”.

Nel cd “Metallo beat” del 2010 i brani erano tutti di 3,33 minuti. In “Arriver” di 3,34: una sfida con gli ascoltatori? 

“E’ una sfida prima di tutto con noi stessi. E’ un esercizio compositivo, una gabbia metrica di scrittura che, invece, scatena la creatività e argina logorroiche  autocelebrazioni strumentali”.

Quand’è che vi potremo ascoltare a Roma? 

“Il prima possibile. Appena ventenne ebbi la fortuna di stare a Roma e di suonare con Franco Califano che mi insegnò tantissimo e mi fece innamorare di questa città. Ogni volta tornarci a suonare è un’ emozione intensissima”.


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