Gioco di ruolo dal vivo: per vivere l’avventura fino in fondo


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Sono sempre di più gli appassionati di questo “gioco”. Ne parliamo con Andrea Capone, che dice: “provare può essere un’esperienza unica e irripetibile”

di Marisa Iacopino

Nella vita reale è insegnante di disegno e tecnologia, nonché illustratore. Dal 2001, la scoperta del Gioco di Ruolo dal Vivo che occupa gran parte del suo tempo libero, e lo ha portato di recente a collaborare con l’Associazione Terre Spezzate. Lui si chiama Andrea Capone e ha 38 anni. Gli abbiamo chiesto in cosa consista il Gioco di Ruolo dal Vivo. “E’ un’attività in cui ogni partecipante interpreta un personaggio all’interno d’una storia corale con ambientazione predeterminata. Tutti sono protagonisti del racconto che si evolve grazie alle loro scelte, azioni e intuizioni. Esistono guide online o cartacee che spiegano le modalità per sapersi muovere all’interno di questa realtà fittizia. C’è poi una regola non scritta: liberarsi delle proprie vesti e mettersi in gioco”.

Cosa lo contraddistingue da una rappresentazione teatrale?

“Si fa spesso riferimento al teatro d’immedesimazione, ma il GRV si distingue dal teatro per tre motivi. Non c’è pubblico  (la presenza di elementi ‘fuori dalla scena’ implicherebbe un crollo della sospensione di incredulità), non esiste un palco o un set ma un’intera location coerente alla storia da raccontare. Infine, non c’è un copione che preveda battute, tempi di scena o movimenti predeterminati, né si fanno prove. Tutto è stabilito da ‘schede’ che definiscono attitudini, ruoli, carattere dei singoli personaggi”.

Qual è la relazione tra Terre Spezzate e il GRV?

“Terre Spezzate nasce nel 2005 ad opera di un gruppo di organizzatori di GRV. Ha sempre cercato di offrire un’alta qualità: ogni anno nascono progetti straordinari portati a termine con successo, tanto da diventare una delle maggiori realtà europee, con eventi internazionali sold out. Io ho iniziato a collaborare con Terre Spezzate dal 2014, unendomi al team dopo aver sperimentato alcuni eventi da giocatore. Sono rimasto affascinato dalla loro attenzione per i dettagli”.

Esiste una differenza tra GRV e LARP?

“LARP significa Live Action Role Play. In Italia il termine ‘gioco’ è per lo più utilizzato per definire attività divertenti, ricreative o sportive. Il termine inglese ‘play’ ha molte più sfaccettature. Significa anche suonare, interpretare, fare teatro e altro. La mia opinione è che il LARP consenta di spostare significativamente l’esperienza dal concetto ludico a un’identità più ampia, e lo si possa trasformare in un mezzo di comunicazione forte che lascia un segno in chi partecipa. Vestire i panni di un personaggio di fantasia è un’esperienza catartica, e rimane come bagaglio di emozioni per il resto della vita”.

Nell’evento Risorse Umane di prossima rappresentazione, si tocca il tema delicato della crisi economica…

“Esatto. Il LARP o GRV è un mezzo attraverso cui ci si può divertire, ovvero riflettere su questioni importanti. In Risorse Umane, trattiamo la crisi attuale, il vacillare delle  certezze, in una storica azienda dell’editoria sull’orlo del fallimento. Vogliamo provare a guardare da vicino le fragilità, analizzarle in fase di scrittura e dare la possibilità ai partecipanti di vivere in prima persona un crollo individuale e sociale. Lo slogan dell’evento dice ‘quando c’è in gioco la tua vita, cosa sei disposto a fare?’”.

È il primo evento di questo tipo – possiamo dire sociale - a cui vi dedicate? 

“Non è il primo e non sarà l’ultimo. Con Terre Spezzate abbiamo già dato vita a una ‘trilogia dell’oppressione’: ‘La Fortezza di Vinti’, in ambientazione fantasy; ‘Black Friday’, un thriller ambientato negli Stati Uniti odierni, e ‘I ribelli della Montagna’,  durante la seconda guerra mondiale. Di quest’ultimo sono stato l’ideatore. Ispirato ai tragici fatti di Marzabotto, abbiamo ricreato un paese inventato in cui la vita degli abitanti, già provata dalla guerra, veniva compromessa dall’arrivo dei nazisti. Ad opporsi, i partigiani ribelli. Tre giorni no stop nascosti nei boschi, dove si dormiva e viveva con poco cibo, o meglio, con la necessità di procurarselo. L’immedesimazione, aiutata dalla mancanza di pause, è stata tanto profonda che al termine dell’evento la maggior parte dei partecipanti ha pianto gioia ed emozione. Da qui, l’idea di usare il LARP per affrontare tematiche sociali”.

Una ragione per convincere uno scettico a partecipare a un GRV?

“E’ la domanda più difficile!  Anche se in crescita vertiginosa, il LARP attualmente è ancora un prodotto di nicchia, difficile da immaginare se non viene vissuto. Provare può essere un’esperienza unica e irripetibile. Si tratta di vivere in prima persona le avventure di un libro, o di un film, ed essere tu stesso causa ed effetto di ciò che avviene all’interno della storia. Ti dà modo di osservare come le scelte di pochi possono influire sulla vita di molti e, attraverso uno spaccato ricostruito in un mondo sognato da qualcuno, di diventare a tua volta parte del sogno. Unica accortezza, l’associazione con cui iniziare, poiché le differenze di approccio possono essere notevoli.   Quindi, scegliere bene significa andare sul sicuro, per vivere l’avventura fino in fondo”.


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