Giorgia Ferrero: “Girare La Grande Bellezza è stato un sogno”


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Ha lavorato nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, accanto a Toni Servillo, in concorso al Festival del Cinema di Cannes. Attualmente sta andando in scena con uno spettacolo contro il femminicidio

E’ una delle donne che viene ammaliata da Jep Gambardella, il personaggio interpretato da Toni Servillo nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, “La Grande Bellezza”, in concorso alla recente edizione del Festival del Cinema di Cannes.
Così, dopo “Amore che vieni, amore che vai” di Daniele Costantini, presentato al Festival del Cinema di Roma, con Filippo Nigro e Donatella Finocchiaro, “Quale Amore” di Maurizio Sciarra, dove ha recitato accanto a Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada, e dopo il ruolo da protagonista nel corto “Farewell”, Giorgia è tornata sul grande schermo con un ruolo insolito rispetto a quelli interpretati fino ad ora.
Giorgia Ferrero è nata a Savona il 16 luglio. “Sono nata – dice – nella bellissima Liguria. Sarà per questo che sono una persona solare ma quando mi arrabbio sono una che perde il controllo. Scherzi a parte, sono determinata, testarda, so quello che voglio e ce la metto tutta per poter raggiungere i miei obiettivi. Mi definisco molto curiosa e amante della vita”.
“La Grande Bellezza” è l’ultimo film in cui hai lavorato. Presente a Cannes e in più hai avuto modo di lavorare con un grande come Toni Servillo.
“Sono molto grata e fiera di aver lavorato in questo prezioso e importante film. Un film meraviglioso e potente che rimarrà nella storia del cinema. Lavorare a fianco di un attore di grande talento come Toni Servillo può solo farti crescere e arricchire”.
Sei stata a Cannes in occasione della presentazione del film?
“Purtroppo no, non è stato possibile”.
Come è lavorare sotto la direzione di un regista come Paolo Sorrentino?
“Paolo è un regista generoso, sa valorizzarti, metterti a tuo agio, ascolta le tue proposte lasciando libertà all’attore. E’ un regista che non lascia nulla al caso, attentissimo anche ai piccoli dettagli, meticoloso e visionario. Una grande fortuna per un attore poter essere diretti da lui”.
Questo film ha avuto un cast di attori importanti: oltre a Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Giorgio Pasotti, Carlo Buccirosso, Isabella Ferrari… Come è stato lavorare con loro e che clima si respirava sul set?
“Sul set il clima era rilassato e ci siamo divertiti. Tutto funzionava alla perfezione e poi girare fino all’alba a Roma in quelle notti estive inutile dire che sembrava di vivere in un sogno”.
Parliamo di te. Qual è stata la tua formazione?
“Mi sono diplomata, dopo tre anni di scuola, all’International Acting School Rome, diretta da Giorgina Cantalini. Ho avuto degli ottimi insegnanti tra cui: Francesco Randazzo, Alessio Bergamo, Giovanna Summo e altri. Ho partecipato a un seminario con Elizabeth Kemp e ho proseguito i miei studi con il maestro Vincenzo Attingenti e la coach americana Ivana Chubbuck”.
L’esperienza professionale a cui seri rimasta più legata e quella che ti ha dato di più dal punto di vista della crescita?
“In realtà non ne esiste una in particolare. Ogni esperienza è sempre importante e ancor di più lo sono i tuoi compagni di viaggio con i quali vivi e condividi ogni cosa. Amo molto il gioco di squadra”.
Hai fatto anche teatro. Che sensazioni ti dà l’essere a diretto contatto con il pubblico? Alcuni dicono che recitare in teatro sia più impegnativo che essere su un set cinematografico. Sei dello stesso avviso?
“Credo che la tua performance di quella sera sia determinata in buona parte dall’energia del pubblico, è uno scambio che esiste, si respira,lo senti addosso, direi quasi magico.
Personalmente non ho mai pensato che far ae teatro sia più impegnativo del cinema o meglio sono due modi differenti di lavorare. Il teatro prevede delle prove, spesso anche molto faticose per giorni e giorni prima di andare in scena e poi tutto avviene lì, in quell’istante. Facendo cinema, non esistono quelle prove se non col regista poco prima che dica azione! Il lavoro preparatorio, però, sullo studio del personaggio avviene comunque, parlandone col regista lontano dal set e studiandolo spesso e volentieri anche da soli. Chiaramente, per motivi diversi, su un set non si gira quasi mai la prima scena il primo giorno ma spesso si gira la scena finale o quella centrale ed lì la difficoltà del cinema. Riuscire in quel ciak a portare tutto quello che avviene prima nella storia o viceversa ed è proprio questa la bellezza del cinema. Mi piace molto un libro che ha scritto Michael Caine ‘Recitare davanti alla macchina da presa’”.
Hai un sogno lavorativo che non sveli a nessuno ma che coltivi? Magari a noi puoi sussurrarlo all’orecchio, tanto non lo diciamo a nessuno.
“Poter fare cinema non solo in Italia ma anche all’estero e aver la fortuna di prendere parte a progetti di qualità. Mi piacerebbe scrivessero più ruoli femminili di un certo spessore”.
Quanta componente di rischio c’è nel tuo lavoro?
“Il rischio fa sempre parte delle scelte che uno fa, per me il rischio è sinonimo anche di coraggio quindi ben venga”.
Come ti vedi tra dieci anni?
“Mi piace fare un passo alla volta e vedermi nel presente”.
Progetti lavorativi a breve e medio termine?
“Sto portando in scena uno spettacolo contro il femminicidio, un progetto importante e purtroppo attuale ma proprio per questo c’è bisogno di sensibilizzare la gente facendo loro aprire gli occhi. C’è un altro progetto ma preferisco non parlarne per scaramanzia”.


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