10/03/2022
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Girolamo Lo Verso: “Quando Giovanni diventò Falcone”

di Mirella Dosi

E’ stato presentato il 19 maggio a Roma, in occasione del trentennale della strage di Capaci, “Quando Giovanni diventò Falcone” (PandiLettere ed.) di Girolamo Lo Verso

Battute di pesca spensierate, discussioni serali sulla Sicilia, il mare, i libri, la vita. Per Girolamo Lo Verso, l’amicizia con Giovanni Falcone inizia prima del pool antimafia. Prima della vita blindata a Palermo. Inizia negli anni Settanta quando il giudice più famoso al mondo era semplicemente Giovanni, un instancabile nuotatore in servizio al Tribunale di Trapani. Ricordi privati, custoditi con cura per molti anni dal professor Lo Verso, che vengono ora condivisi per diventare patrimonio di conoscenza condivisa ma, soprattutto, stimolo di riflessione sulla storia di Falcone, della Sicilia e dell’antimafia.

“Avrei dovuto scrivere questo libro trent’anni fa. Non lo feci per pudore. Oggi, invece, i tempi sono maturi per ricordare che Giovanni era una persona, non un eroe. Chi l’ha ucciso gli ha rubato la vita. Giovanni è stato barbaramente ucciso perché credeva nella giustizia”.

In questi anni, in tanti hanno rivelato dettagli sulla vita di Falcone. Perché in lei ha prevalso il pudore?

“Giovanni era estremamente riservato, ai limiti della timidezza. Non amava rivelarsi. E noi amici veri lo sapevamo bene. Quando si accorse che sottolineavo i libri si stranì. Per lui in questo modo mettevo a rischio la mia privacy. Mi raccontò, infatti, del suo imbarazzo nello sfogliare i libri che erano stati di suo padre e di vederli sottolineati. La considerava un’invasione nell’intimità di una persona”.

Come lo conobbe?

“A un convegno conobbi Rita Bonnici, la prima moglie che faceva il mio stesso mestiere. Tramite lei iniziai a frequentarlo perché, essendo un fuori sede a Trapani, ero spesso ospite a casa loro. Giovanni amava la vita, il whisky, il mare, le immersioni e la lettura. Ci scambiavamo battute sui liquori. Io preferivo il marsala, Il whisky invece mi sembrava un’americanata indegna di un buongustaio come lui”.

Nel libro definisce Rita la moglie di Giovanni, mentre Francesca (Morvillo, ndr) la moglie di Falcone.

“Sono state due donne che Giovanni ha amato moltissimo, ma molto diverse tra loro. Entrambe erano belle, femminili e determinate. Rita era bruna, molto siciliana. Piena di vita, affettuosa e premurosa. Grande cuoca appassionata del vivere e della sua professione. Francesca, invece, chiara di carnagione e di capelli, era accogliente, gentile, tranquilla e piena di modestia.  Probabilmente la mafia volle uccidere anche lei perché riteneva che fosse a conoscenza di tante cose. Giovanni faceva di tutto per proteggerla. Anche costringendola a una vita da separati. Perché la vita a Palermo non era come a Trapani”.

Nel suo libro spiega come Palermo sia stata la città del cambiamento nella vita del Giudice. È lì che Giovanni è diventato Falcone.

“Le racconto questo episodio in modo che si capisca la differenza con Trapani. Giovanni era rientrato a Palermo un anno prima di me. Lo avevo visto poco in quel periodo perché era pieno di impegni. Un giorno ero in macchina e lo vidi entrare in un portone. Preso da impulsività, scesi gridando “Giovanni”. In un attimo mi trovai sei pistole puntate in faccia. Sono vivo grazie alla professionalità degli uomini della scorta e al fatto che restai calmo. Ma avevo fatto un clamoroso errore di valutazione perché non avevo capito che il mio amico Giovanni era diventato il giudice Falcone e viveva sotto scorta”.

Falcone pensava alla morte?

“Il fatto che non abbia avuto figli la dice lunga. Non poteva permettersi il lusso di mettere al mondo una creatura. Sapeva che presto o tardi sarebbe diventata un’orfana”.

Ricorda dove si trovava il 22 maggio 1992?

“Ero a Torino e presiedevo l’assemblea della mia associazione. In sala entrò di corsa una collega gridando ‘Hanno ammazzato Falcone’. Calò il gelo. Mi colpì l’emozione affettuosa e solidale che mi arrivò dai colleghi dl Nord in sala. Sapevano della nostra amicizia. Io, invece, restai paralizzato. Solo dopo realizzai che il giudice Falcone che avevano barbaramente massacrato era… Giovanni”.

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