11/30/2021
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Gisella Zilembo: La danza e lo spettacolo nel dna

General Manager del Premio Mab e Theatre Coach, Gisella è una delle maggiori professioniste della danza a livello nazionale ed internazionale. Laureata in Discipline dello Spettacolo, si dedica particolarmente all’attività di docenza.

Gisella, siamo molto contenti di averti con noi. Il tuo percorso è stato molto articolato. Partiamo dai tuoi esordi…
“Mi chiamo Gisella, potrei pensare che l’inizio della storia sia nel nome… e forse un po’ nella passione per il teatro ereditata dai miei genitori: una mamma insegnante innamorata dell’opera lirica, un papà ingegnere-musicista, che a scuola di danza mi portavano ogni giorno, assecondando la mia dedizione di bambina col sogno di fare la manager in questo mondo. Effettivamente gli esordi sono stati chiari in questo. Del palcoscenico mi è sempre interessato il lato organizzativo, il meraviglioso prendere vita di un ingranaggio perfetto”.
Hai quindi studiato danza e successivamente hai dato un aspetto ancor più completo alla tua formazione con una laurea. Come ricordi quegli anni?
“Erano anni pieni di sogni, progetti, impegni. Dopo il liceo, mi sono trasferita a Roma per studiare Lettere, con indirizzo Spettacolo alla Sapienza. Poi, sono entrata all’Accademia Silvio d’Amico. Nel corso di regia eravamo solo in tre da tutta Italia. La cosa più bella era che il tesserino di allievi permetteva di andare a Teatro tutte le sere. Era galvanizzante. Dopo un anno, però, ho scelto di dare priorità a costruirmi una famiglia e cosi sono tornata in università, di fatto senza mai smettere ed alternando il ruolo di studente a quello, arrivato anni dopo, di docente. Nel mentre, studiavo Danza, la mia passione di sempre, e mi diplomavo insegnante, con un progetto europeo di formazione, sotto la guida di Claudia Zaccari: per me era indispensabile continuare a coltivare una competenza pratica e diretta di questo mondo, non perché volessi insegnare, ma perché ritenevo fondamentale una conoscenza profonda ‘sul campo’, per il mio obiettivo lavorativo nell’organizzazione. Ero una giovanissima mamma, con molti impegni e altrettante conquiste da realizzare. Matilde, mia figlia, è sempre stato la più potente delle mie motivazioni a riuscire. A lei, otto anni dopo, si è affiancato Giovanni, il mio secondogenito. Anche oggi, abbino all’attività professionale lo studio costante, spesso con mio marito Ivan, un artista nel campo del design, con cui condivido l’approccio curioso al sapere. Credo sia doveroso, se si vuole operare ad un livello alto, chiedere sempre di più a se stessi. L’ultimo step, in ordine cronologico, riguarda il mio percorso in Bocconi, una delle principali scuole di management al mondo. Un altro tassello del mio puzzle sempre in costruzione”.
Nella tua vita c’è una persona, che purtroppo ci ha lasciati, ma che per te è stato come un padre artistico e di vita: il grande Maestro Roberto Fascilla. Ricordiamolo.
“Devo ammettere che, per una serie di fortunati eventi, la mia carriera mi ha regalato incontri straordinari. Fra questi, di certo, uno dei più importanti è stato quello col maestro Fascilla, un artista raro e un uomo unico. Parlare di lui è sempre difficile, un po’ perché mi manca infinitamente e le emozioni rischiano di avere la meglio, un po’ perché davvero raccontarne la grandezza è difficile. Per me, è stato un mentore ed un secondo padre, una guida sicura e amorevole. Ricordo quanto ci divertissimo insieme, quanto amasse il proprio lavoro e i giovani, cui si concedeva generosamente. Era instancabile, un perfezionista ed un professionista nel senso più profondo del termine. lo chiamavamo Maestro non solo per formale riconoscimento del suo ruolo, ma perché c’era sempre da imparare da lui. Io, poi, lo chiamavo ‘maestrissimo’. Ancora oggi, quotidianamente cerco di pensare a cosa avrebbe fatto o detto lui. Raccoglierne l’eredità alla guida del MAB è una responsabilità enorme. Il Maestro Fascilla aveva acume e sensibilità, insieme a un cuore nobile. La sua storia non fa che testimoniarne la prospettiva visionaria, di chi ha una preparazione impeccabile, il meticoloso gusto del dettaglio, il carattere forte e allo stesso tempo comprensivo, l’essere limpido e sempre super partes. Non conosceva favoritismi, il Maestro, non si prestava ai compromessi, era costantemente disposto ad ascoltare, al di fuori di qualsiasi preconcetto. Era un Uomo Onesto”.  
Con lui, più di dieci anni fa è cominciata l’avventura con il Premio Maria Antonietta Berlusconi per i giovani,  di cui sei General Manager. Parlaci di questo importante evento.
“Premio MAB, che ben conosci, come partner coreutico fin dagli esordi, è stata ed è l’incarnazione perfetta di un sogno: quello della signora Maria Antonietta Berlusconi, di offrire un’occasione ai giovani di talento, tramite la Danza, in cui riconosceva un vero e proprio ‘stile di vita’. Da questo sogno, era nata anni prima la scuola Principessa di Milano. quando la signora Etta è mancata improvvisamente e prematuramente, la famiglia ha voluto dedicarle un evento (gratuito, internazionale e generoso), che ne celebrasse la memoria, ma soprattutto ne portasse avanti gli intenti. Ho parlato di  incontri straordinari… quello con i Beretta Berlusconi lo è stato. Come andarono le cose esattamente e come nacque l’evento è descritto nel libro ‘La vita che Danza’, in uscita a breve ed edito da Mondadori Rizzoli. Quello che oggi più conta è che MAB, a 13 anni dalla sua fondazione, resta fedele ai suoi principi iniziali e, con modi e forme via via adattate allo scenario in essere (non ultimo quello della recente pandemia), ha mantenuto salda l’intenzione di procedere a sostegno dei ragazzi e del settore, raccogliendo la partecipazione entusiastica di stelle di prima grandezza e personaggi illustri del Balletto e del mondo dello spettacolo, riconosciutisi, da tutto il mondo, nel suo nome”. 
Accanto a questo sei spesso presente nelle maggiori giurie di prestigiosi concorsi e collabori con Università straniere come stage coach..
 “L’impegno mi entusiasma. Tifo sempre per i giovani, cercando, ovviamente, di avere e offrire il massimo senso di realtà, nel rispetto dei loro sforzi. I concorsi di Danza, cui ho il piacere di dare il mio contributo, come giudice, sono eventi che apprezzo: occasioni più di incontro che di scontro, momenti di riflessione, in cui la gratificazione vera nasce dal sapersi mettere in discussione. Credo nell’approccio costruttivo e onesto, quando anche le critiche più dure diventano funzionali a d una crescita e la severità è una forma di correttezza, intesa ad orientare un lavoro. Infine, come sai, ritrovarsi con i colleghi, è davvero piacevole… uno stimolante ed emozionante incrocio di vite, in posti sempre diversi, ma con lo stesso genuino entusiasmo. E’ un sentimento che provo quando entro (ultimamente per via telematica, a breve spero fisicamente), ad esempio, nel College finlandese (Lanisuomenopisto), con cui collaboro ed in cui insegno da ormai un decennio o nei contesti che in tutto il mondo ho ed ho avuto modo di frequentare professionalmente (da New York a Caracas, da Bucarest a Maputo, da Montgomery a Tampere…): voglia di fare, di ascoltare, di guardare, gioia di farmi emozionare dalla dedizione a un sogno”.
Un tuo messaggio rivolto al grande comparto danza.
“Oggi più che mai non potrei dire altro che è ‘la vita che Danza’, non c’è tempo per dimenticarlo”.

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Sabrina Marinangeli:
Francesca Marocchi:

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