09/23/2021
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Giuliana Gianfaldoni: La continua ascesa della giovane soprano

È una delle voci più promettenti del panorama della lirica contemporanea.

Partiamo dal tuo percorso formativo. Come ti sei avvicinata al canto lirico?
“Immagino sempre di essere nata per fare la cantante o almeno di avere questa missione di vita, spero di riuscire a fare del bene attraverso la mia voce, ma l’obiettivo finale cambia continuamente in base alla strada che percorro. Quando vidi dal vivo un ‘Capuleti e Montecchi’, avevo poco più di 9 anni, lì ne ebbi la certezza”. 
Il tuo debutto in assoluto in scena. Quali ricordi hai?
“Compiuti i 18 anni mi diedero una grande opportunità che fu interpretare il ruolo di Despina dal Così fan tutte di Mozart all’Opera di Tenerife. Prima vera opera per me, della quale ho ricordi contrastanti. Ero piccola, non sapevo nulla di come si dovesse stare in scena, nessuna esperienza con l’orchestra, con colleghi più grandi, in un teatro a 5 ore di volo da casa mia. É stato molto formativo, avventuroso e coraggioso, direi che mi ha cambiato la vita”.
Sei attualmente un astro nascente e in continua ascesa. Quali caratteristiche deve avere un giovane talento secondo te?
“Bisogna avere pazienza, essere cauti con il proprio strumento, affidarsi ad un insegnante che impari a conoscere la tua voce insieme a te ed a scoprirne pian piano le caratteristiche. Sicuramente imparare a riconoscere le opportunità, ma con criterio. La scelta del repertorio è fondamentale, pretendere di più da se stessi non vuol dire fare scelte azzardate .Si deve cercare qualcosa che ti renda unico, che sarà il tuo punto di forza. Essere sempre ricettivo e predisposto all’ascolto perché non si finisce mai di imparare, l’umiltà è la chiave di tutto”.
Un lavoro del passato a cui sei particolarmente affezionata?
“Corinna. Questo nome racchiude un mondo. Nel 2019 ho reso parte a questo progetto formativo del ROF dove ho avuto l’onore di interpretare questo ruolo da Il Viaggio a Reims, opera di Rossini che ho amato e che amo profondamente. Sono stati i due mesi più duri e intensi della mia vita, sentivo una responsabilità e un’aspettativa su di me che in quel momento mi sembrava troppo grande. Poi, quando ho iniziato a cantare le prime note della prima aria, tutto si è disteso. Mi sono sentita nel posto giusto al momento giusto”.
Sei tra le protagoniste più presenti al Rossini opera Festival, con il quale hai un legame speciale da diversi anni.
“Dalla Corinna in realtà nasce un legame con questo Festival che ha per me una notevole importanza. Grazie a questo ho potuto ricercare e ritrovare nella mia voce qualcosa che non sapevo di avere. Mi sento costantemente spronata a fare di più, a scoprire qualcosa di nuovo su di me, sulla mia voce e sul repertorio rossiniano al quale mi avvicino sempre con maggiore interesse e gratitudine. Secondo me la grandezza di un Festival la fanno le persone che lavorano dietro le quinte e chi ne è responsabile, il ROF è una famiglia di professionisti che lavora per amore dell’opera e con rispetto per la cultura e per ciò che ci è stato tramandato. Il merito di questo, assieme al mio personale grazie, va al Maestro Palacio e ad Olivier Descotes”.
Sei richiesta dai più grandi teatri d’opera e diretta dai direttori d’orchestra prestigiosi. Cosa lasciano queste esperienze in te e in che modo?
“In ogni produzione ci si trova a rapportarsi con persone di diverse culture, con pensieri diversi e vite diverse alle spalle. La cosa più bella è vedere come la musica riesca ad unire queste culture, i pensieri e le persone, come unisca e renda unici i momenti di condivisione. Da ogni persona si può imparare qualcosa, non solo dai Maestri, ma anche dai colleghi, dal rapporto che instauri con chi lavora con te. L’impegno è lo stesso perchè è lo stesso l’obiettivo. Siamo uniti nel realizzare qualcosa di unico, qualcosa di magico e tutto questo è per il pubblico, per allietare l’animo umano, per portare verità. Qualsiasi esperienza io viva in teatro mi rende migliore, mi porta sempre più ad avvicinarmi alla parte migliore di me e ad una visione migliore del mondo in cui viviamo”.
A quale personaggio ti senti più affine e perché?
“Non ne esiste uno in particolare, forse un sogno che avevo sin da bambina è sempre stato quello di cantare Mimì dalla Bohème di Puccini perché immagino questa donna così sensibile, ma allo stesso tempo forte che lotta per il suo amore, per una vita migliore, che sogna ad occhi aperti e che vive di speranza. Se mi sento affine a Mimì? Dovrei vivere nelle sue condizioni per potermici sentire, ma sicuramente sono una persona che crede nei sogni, che esprime ciò che prova, che sfrutta ogni momento per vivere di speranza. Credo fortemente che si possa vivere una vita migliore di quella che si sta vivendo nel presente, basta guardare sempre avanti, non siamo quelli che eravamo ieri, ma quelli che saremo domani”.
Se dovessi definire il canto, che aggettivo gli daresti?
“Ultraterreno. Per me il canto è qualcosa che viene da altri mondi, che si è trascinato sulla terra per riportarci a vivere momenti celestiali. È un immenso dono poter esprimere se stessi attraverso il canto, ma anche una incredibile opportunità e responsabilità per il prossimo, perché attraverso la musica si può guarire, si può cambiare, si può trovare la strada per la rinascita”.
Giuliana Gianfaldoni e i suoi progetti futuri?
“Il progetto più grande è che si possa ritrovare una stabilità. Viviamo in una situazione in cui è difficile fare progetti futuri a causa del Covid 19, ma sicuramente il “progetto “ della mia vita è quello di scalare montagne sempre più alte, godersi panorami sempre nuovi e di meravigliarsi con la stessa gioia con cui lo fa un bambino. Due delle più grandi gioie di questo 2021 saranno lo Stabat Mater al ROF e Il Ballo in maschera a Parma, due delle produzioni alle quali sono profondamente grata di far parte”.

Si ringrazia per l’intervista e foto:


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Veronica Di Nocera:
Sara Cesarini: Il gu

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