Giuseppe Pambieri: La storia semplice di un grande attore


    giuseppe pambieri_DSC_1098

E’ a “capo” di una famiglia di attori. Lui. La sua compagna Lia Tanzi. E la loro figlia Micol. E’ la famiglia Pambieri. Lui è Giuseppe, uno degli attori più bravi, più seri, più onesti e più preparati che possiamo annoverare.

 

Ha alle spalle esperienze importanti al cinema, in tv e soprattutto in teatro. Il suo grande amore professionale. Al cinema l’ultimo suo lavoro è stato in “To Rome with love”. Mentre in tv il pubblico italiano lo ha potuto ammirare in “Affari di famiglia”.

Giuseppe, partiamo da quest’ultimo spettacolo teatrale: “L’Infinito Giacomo”.

“Avventura cominciata tre anni fa a Segesta all’alba in un’atmosfera di grande suggestione. Si tratta di un lungo monologo sulla vita di  Leopardi assemblato con intelligenza da Giuseppe Argirò che ne ha curato anche la regia scandita dalle musiche di Wagner, Mozart, Dvorak. A scuola ci  avevano dato l’immagine di un Leopardi triste, secchione, malato. Invece lo spettacolo che sto facendo mi ha fatto capire che il suo è un grido d’amore disperato e vitale che abbraccia tutti. Un’esperienza che mi emoziona ogni sera soprattutto nel finale quando ormai è vicino alla morte a Napoli e sopraggiungono i ricordi. Lo spettacolo si chiude con la sua composizione più emblematica l”infinito”.Come sela sua disperazione si aprisse ad una sorta di abbandono verso il mistero della natura e…”il naufraar m’è dolce in questo mare”.

C’è un altro spettacolo teatrale in questo momento, “La professione della Signora Warren”. Ne vogliamo parlare?

“Dovevo fare col teatro Carcano dopo il successo enorme della coscienza di Zeno Pigmalione di Show con mia figlia Micol e la regia di Scaparro. Purtoppo per problematiche interne al teatro non si è potuto fare. A questo punto mi è arrivata la proposta del teatro Eliseo per un altro Show ‘La professione della signora Warren’ che ho accettato anche se si tratta di una partecipazione per due motivi,primo lavorare con Giuliana Loiodice e il secondo essere diretto da Giancarlo Sepe, unico regista fra i grandi con cui non avevo ancora lavorato. Abbiamo appena debuttato all’Eliseo con successo.mi diverte fare il mio personaggio, il baronetto Croft cinico e volgare  ma ricchissimo e infoiato della figlia della sua socia in affari appunto la signora Warren con la quale condivide una serie di case chiuse sparse per l’Europa”.

Parliamo di te. Dove e quando sei nato?

“A Varese il 18 novembre del ’44, precisamente a Biumo Superiore sulle pendici del Sacro Monte dove i miei erano sfollati durante la guerra”.

Caratterialmente come ti definisci?

“Nella vita sono abbastanza razionale ed equilibrato e grande osservatore dei comportamenti umani. Sulla scena si scatena il mio inconscio, il lato oscuro che mi fa entrare nei più svariati personaggi”.

Come ti sei avvicinato al mondo della recitazione e qual è stata la tua formazione?

“Fin da piccolo mi piaceva camuffarmi e non farmi riconoscere dai miei. Suonando alla porta riuscivo anche a farmi dare l’elemosina salvo poi scoppiare a ridere. Mi sono iscritto alla scuola del Piccolo e contemporaneamente a giurisprudenza alla Cattolica. Dopo 9 esami ho mollato l’universitaà e mi sono tuffato nella professione”.

Mi incuriosisce molto questa famiglia Pambieri: tu, la tua compagna Lia Tanzi e vostra figlia Micol. Tre artisti importanti in un nucleo familiare; non capita spesso.

“No non capita spesso. Siamo forse gli unici rimasti nell’agone teatrale a lavorare ogni tanto tutti assieme vedi il ‘Diario di Anna Frank’ o ‘Il fu Mattia Pascal’ . Naturalmente non è un obbligo assoluto. Spesso andiamo in ordine sparso. Ma ora abbiamo voglia di tornare tutti e tre insieme in un progetto che spero si realizzi e che per scaramanzia non dico”.

Il tuo lavoro ti ha portato ad avere molte esperienze nel cinema, in tv e in teatro. C’è qualche lavoro a cui sei particolarmente legato? E se sei soddisfatto di quanto fatto finora?

“Mi piace molto lavorare in cinema e in TV, che tanta popolarità mi ha dato, ma ciò che mi soddisfa di più è il teatro. Gli spettacoli che in qualche modo mi hanno segnato sono stati le ‘Mosche’ di Sartre per la regia di Enriquez con cui ho debuttato accanto a Valeria Moriconi a 23 anni,  a Vicenza, e vincendo la Noce d’Oro  come miglior attore giovane e il ‘RE Lear’ di Shakespeare diretto da Giorgio Strelher, dove interpretavo il perfido Edmund. E poi ancora ‘La città morta’ di D’Annunzio, per la regia di Franco Zeffirelli, e ‘Il diario di Anna Frank’ ”.

Cinema, teatro e tv: quale di questi ambiti senti più tuo?

“Sicuramente il teatro dove l’attore può esprimere tutte le sue potenzialità interpretative nel riscontro continuo con gli spettatori in uno scambio di emozioni in tempo reale senza nessun tipo di filtro”.

Negli ultimi anni il teatro ha attraversato una profonda crisi. Pensi che si tratti di scarsa cultura teatrale in Italia (parlo da parte del pubblico), di crisi economica o perché mancano spettacoli e commedie in grado di coinvolgere maggiormente il pubblico? Fermo restando che il teatro italiano annovera grandi e prestigiosi professionisti.

“Nonostante la crisi che ci attanaglia la gente ha voglia di andare a teatro. Certo, le strettezze economiche frenano gli investimenti. Il FUS (Fondo unico per lo spettacolo ndr) continua a restringersi. Il patto di stabilità frena la disponibilità economica dei Comuni e delle Regioni, che quindi possono acquistare sempre meno spettacoli e dimezzare le programmazioni. A dispetto di tutto ciò devo dire con orgoglio che in questi due anni di crisi abbiamo portato avanti ‘La coscienza di Zeno’ di Kezich dal romanzo di Svevo per la regia di Maurizio Scaparro, con un successo davvero clamoroso per la situazione economica. Ciò significa che se fai un prodotto ‘onesto’ con attori, regia e testo di prim’ordine, il pubblico ti premia nonostante la crisi”.

Anche se hai un curriculum di tutto rispetto, a che punto è la tua carriera?

“Gli esami non finiscono mai, diceva Eduardo. Dopo 50 anni di onorata carriera, dove ho affrontato di tutto e di più, potrei dire di ritenermi soddisfatto. E invece ho ancora tanta voglia di andare avanti di esplorare nuovi orizzonti con uno spirito giovanile che a volte io stesso mi meraviglio di avere. Un rimpianto? Il cinema che forse non mi ha dato quello che meritavo”.

Domanda classica che ci sta sempre bene in un’intervista: hai un sogno nel cassetto? E se sì, quand’è che aprirai questo cassetto?

£Interpretare ‘RE Lear’, questa volta nel ruolo del titolo, ‘Enrico IV’ di Pirandello, ‘Morte di un commesso viaggiatore’ di Arthur Miller. Tre grandi personaggi che voglio affrontare nei prossimi anni”.

Qual è la giornata tipo di un attore impegnatissimo come te?

“Nel periodo delle prove naturalmente vengo assorbito dal lavoro con grande concentrazione.Ma appena debuttato la mia vita riprende un ritmo assolutamente normale . Mi piace staccare dal mondo dello spettacolo spesso pieno di ipocrisie  e falsità. Tutto  l’armamentario del grande ‘attore’ non mi appartiene. Mi piace la semplicità della vita; aiutare in casa, fare la spesa, esplorare i mercatini di cose usate, godermi le partite di calcio (sono tifoso del Milan) e soprattutto osservare le curiosità della vita nei comportamenti della gente che incontri”.


Your Comments

One Response to Giuseppe Pambieri: La storia semplice di un grande attore


  • 17 gennaio 2017 at 19:47 Suor Attilia

    Vorrei tanto comunicare con Micol. Sono Sr Attilia la sua insegnante delle elementari. Vi ricordò tutti con affetto e vorrei sentire notizie da micol. Grazie un abbraccio a voi tre


Post a Comment!

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Username*


Email*


Blog / Homepage?


Comment*


È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

s

Cerca

Categorie

Archivio Giornali PDF


© GP magazine • Autorizzazione del Tribunale di Roma n.421/2000 del 6 Ottobre 2000